Anonima scrittori


Canale Mussolini sotto analisi

Categoria: Canale Mussolini, Interpretazioni, Pennacchi, Sulla letteratura
Postato da: zaphod

costruzione-canale-mussolini_fondo-magazine

[Pasquale Picone - dirigente scolastico e psicoanalista junghiano - analizza Canale Mussolini di Antonio Pennacchi mettendo alla luce alcuni dei materiali inconsci che percorrono la struttura del romanzo. "L'ho trovato illuminante," ha commentato lo stesso Pennacchi, "è riuscito a spiegarmi a livello razionale delle scelte estetico-strutturali che avevo maturato solo a livello inconscio.]

Il mestiere che svolgo mi ha spinto ad aggiornarmi, a voler capire perché questo libro ha vinto il premio Strega 2010.
Man mano che si snoda la lettura, si formula spontanea, nelle mente di lettore “auscultante”, la domanda sempre più sussiegosa, su che cos’è questo libro. Un romanzo storico? Una narrazione di antropologia culturale su di un gruppo familare? Una sedimentazione di esperienza di vita dell’autore?
Man mano che si sviluppa la storia e si viene sempre più catturati dal tempo, dallo spazio, dal linguaggio, dal carattere dei personaggi che popolano l’universo creato dal libro, vieni inondato dal greve, pesante sapore di terra e di sudore, dagli odori del letame e della paglia bruciata, dalle formule dialettali; vestiti rattoppati e calzoni con le pezze al sedere. Condizioni e percezioni che, se non le hai praticate nell’infanzia, non puoi avercele nella memoria profonda. Arrivi, così, a metà libro con la sensazione (quasi fisica) di occhi sempre più sgranati nello schermo mentale dell’io individuale. Mentre leggi, ad un certo punto, prendi coscienza che gli occhi si sono aperti di più, come a voler vedere le cose oltre le righe stampate sulla pagina. Per mettere a fuoco meglio non solo le immagini disegnate dal racconto. Ma anche tutte quelle simili evocate dalla tua memoria personale.
La narrazione delle vicende ha acceso la capacità visionaria e, nel prendere coscienza che gli occhi della mente si sono sgranati, riconosci a te stesso che te li ritrovi spalancati per via dello stupore. E ti ripeti: che cos’è questo libro? Un romanzo storico… e via con il riflesso condizionato delle categorie stantie e delle classificazioni che spiegano il nulla.
Poi senti affiorare spontanea una voce di dentro che ti risponde che è un’epopea. Di migrazione interna, di popolo rurale e di etnia. Tipo riserva indiana nel West. Epopea di migrazione non solo geografica, di terra ai contadini e di fondazione di città, di problema secolare della bonifica di paludi. Epopea di migrazione interna, sedimentata nel sangue e nella memoria di tre generazioni. Ma anche epopea nostra, di tutti. Dell’anima collettiva di questa nostra Patria, dal Risorgimento ad oggi. E’ un caso che Garibaldi si era messo a studiare, quasi un secolo prima, la bonifica delle paludi pontine? C’è da presumere che volesse capire anche il perché del fatto che le genti del luogo ne sabotavano i tentativi pur avviati dal papa-re.
Per cui, la digressione sulla vita delle api, in osmosi con la vita della zia apicultrice e outsider del clan familiare dei Peruzzi, assume un’aura di parabola. E ti chiedi dov’è il significato recondito; di cosa è metafora (e la domanda ti si accende a maggior ragione perché sei a metà del libro; non sei ancora arrivato alle sorprese, sulle identità della zia e della voce narrante, poste alla fine). Non potrebbe essere altrimenti, se no che c’entra l’estraniante intercalata, tratta da una religione orientale, della fecondazione una volta per tutte di Krishna-Satyabhama (p. 194) ?
L’alveare assurge, ad un primo livello, a metafora della generatività della famiglia rurale e patriarcale. I segreti della zia apicultrice e strega che parla non solo con le vacche, i muli e i cavalli, come fanno tutti i membri del clan, ma addirittura con le api; ne intende il linguaggio, i versi e le danze, come una moderna etologa, sono da inscrivere tra gli ultimi bagliori di una religione della terra, effettivamente sopravvissuta, nelle famiglie ad economia agricola, sino agli anni sessanta e settanta del Novecento, e che è stata in parte raccontata da E. De Martino in Sud e magia. Altri passaggi, che sostengono una simile lettura, sono quelli dove ricorrono i sogni, di presagi funesti del manto nero, che ha, periodicamente, lungo tutto il corso della saga dei Peruzzi, la matriarca del clan, la nonna.
Rispetto a questo filo rosso della religione della terra, se ne avverte la fecondità e un pulsare vitale perché è connesso con il potenziale eversivo e trasformativo della condotta sessuale della zia strega. Al punto che l’unione e il familismo del clan dei Peruzzi vengono sabotati dalla sessualità endogamica, incestuosa, alla quale la zia strega si abbandona dopo lungo periodo di resistenza e astinenza. Le forze distruttive endogamiche che rischiano di scompaginare l’unione del clan, emergono parallelamente alla distruttività della guerra e alla caduta del fascismo. E qui ci sarebbe da riflettere ulteriormente sul senso della sessualità/distruttività, in quanto energia ad alto grado di intensità.
Ecco perché questo libro è un’epopea. Vi aleggiano gli echi della tragedia greca di Edipo. Il clan a conduzione matriarcale dei Peruzzi si ritrova infrante le leggi della maternità. Così come il grande clan dell’Italia fascista, a conduzione patriarcale, il duce e il re, si ritrova l’uno defenestrato e sacrificato; l’altro in fuga e sconfitto.
Stimolato dallo spirito delle epoche storiche, che aleggia vivo nel libro, affiora nella mente del lettore il pensiero che, solo con la fine dei Savoia, si vede realizzata definitivamente la profezia dell’Italia repubblicana di Mazzini.
Per altri versi, c’è la componente della mistica fascista e della religione dell’aquila dell’imperium, triturata e sterilizzata dall’acre ironia della voce narrante.
Va bene. E’ un’epopea. Quella dei Peruzzi, e la nostra. Perché riguarda la storia collettiva e la costruzione della nostra identità. Vi fanno capolino, sullo sfondo, i pezzetti di Risorgimento irrisolto, che si trascinano dal periodo post-unitario sino al fascismo. La centralità dei materiali storici elaborati nella narrazione, concerne il fascismo, la bonifica delle paludi pontine, la guerra di liberazione, la caduta del fascismo. Canale Mussolini diventa, così, un organo dell’anima collettiva d’Italia. Un organo preposto al metabolismo dello spirito. Una sorta di stomaco supplementare dell’anima. Organo che elabora i materiali ingeriti e li trasforma in fibra connettiva della coscienza moderna.
Si potrebbe associare che la stessa funzione di romanzo/stomaco è stata svolta a suo tempo da Il nome della rosa nei confronti degli stadi storici dell’autoritarismo. Ad esser più completi, si può dire che, ovviamente, da che esiste la letteratura, tutti i grandi libri, sin dall’Iliade e dall’Odissea, hanno svolto un ruolo di romanzo/stomaco. Ruolo, che consente di assimilare i valori e discernere i dis-valori. Ma tra Il nome della rosa e Canale Mussolini c’è, tra le tante più evidenti, una più peculiare variabile differenziale. Il primo è una costruzione dotta ed erudita, non solo per le citazioni in latino, effettuata a tavolino in tutta maestria. Il secondo ha il sapore dei raccolti di diverse annate agricole. Lunghe, difficili e sofferte. Delle derrate e granaglie accumulate con il sudore impastato alla polvere della zappa. L’uno ha i costi della cattedra universitaria, l’altro la biografia dell’operaio e della fabbrica. Come la cecità per Omero.
Nella chiave del mito personale dell’Autore, si rafforza la convinzione che, come nella profondità delle relazioni umane, così anche sul piano della creatività dello spirito, chi meno ha ricevuto sembra che riesca, o debba, restituire di più.
Le vicende del fascismo, delle sue componenti socialiste, comuniste e atee (vedi la citazione del fatto storico della prova dell’inesistenza di Dio formulata da Mussolini), con le rispettive evoluzioni e ribaltamenti, viste attraverso la distribuzione delle terre ai contadini con la bonifica delle paludi pontine; le tragedia della guerra e della fine della monarchia, ci fanno vedere come un popolo e una civiltà prosegue, per lunghi tratti della sua storia, con tanti pesi sullo stomaco. Con vaste porzioni d’identità non evoluta, non elaborata, quasi per nulla assimilata e superata. Lo vediamo, a proposito del 150° dell’unità d’Italia, a partire dal Risorgimento sino al fascismo. Elementi seguiti, nel secondo dopoguerra sino alla conclusione del secolo XX, da decenni e decenni di rimozione, di copertura e di ostracismi culturali di destra e di sinistra. Che hanno funzionato come condizionamenti e paraocchi. Atti ad impedire, con strane e inconsce sinergie tra opposte posizioni, che la democrazia sostanziale e la giustizia sociale diffusa partissero dai comportamenti individuali (vedi, ad esempio, lo stile baronale, di un famoso docente universitario del campo letterario, criticato da Pennacchi in una intervista a Claudio Sabelli Fioretti nel 2002).
Ben venga la vitalità terragna e irreverente, il dialetto e la scurrilità dirompente di Canale Mussolini a smontare gli schemi castranti di una cultura spesso ripiegata su se stessa.

2 Responses to “Canale Mussolini sotto analisi”

  1. Canal Mussolini / Antonio Pennacchi | La dent dure Says:

    [...] Mais, plus que l’histoire de l’Italie, c’est l’histoire d’une famille qui nous est racontée. Les Peruzzi vivent dans la région de la plaine du Pô, au nord de l’Italie. Ils sont métayers et louent des terres à de grands propriétaires terriens qui, souvent, les exploitent. Malgré la faim, la famille s’agrandit jusqu’à compter 17 frères et sœurs. Bien sûr, le récit ne suit pas de près tous les personnages et ne nous montre que les plus marquants, comme le beau et rageur Pericle; Adelchi, le fils à maman; Bissolata, la vipère, ou encore Armida, la femme de Pericle, belle jeune femme qui murmure aux abeilles. «Canal Mussolini» raconte principalement la migration de cette famille comme tant d’autres vers l’agro pontino, une région anciennement marécageuse bonifiée par le régime fasciste, notamment grâce  à un canal, le fameux canal Mussolini. Ouvriers construisant le canal Mussolini (http://www.anonimascrittori.it/canale-mussolini-sotto-analisi/) [...]

  2. Canal Mussolini / Antonio Pennacchi | Says:

    [...] Mais, plus que l’histoire de l’Italie, c’est l’histoire d’une famille qui nous est racontée. Les Peruzzi vivent dans la région de la plaine du Pô, au nord de l’Italie. Ils sont métayers et louent des terres à de grands propriétaires terriens qui, souvent, les exploitent. Malgré la faim, la famille s’agrandit jusqu’à compter 17 frères et sœurs. Bien sûr, le récit ne suit pas de près tous les personnages et ne nous montre que les plus marquants, comme le beau et rageur Pericle; Adelchi, le fils à maman; Bissolata, la vipère, ou encore Armida, la femme de Pericle, belle jeune femme qui murmure aux abeilles. «Canal Mussolini» raconte principalement la migration de cette famille comme tant d’autres vers l’agro pontino, une région anciennement marécageuse bonifiée par le régime fasciste, notamment grâce  à un canal, le fameux canal Mussolini. Ouvriers construisant le canal Mussolini (http://www.anonimascrittori.it/canale-mussolini-sotto-analisi/) [...]

Lascia un commento

Devi essereloggato per inviare un commento.





Learn about an online pharmacy with the best prices. Doctor consultation Canada pharmacy `]@ buying cialis cheapest prices and best deals. 2014 entertaiment Canada pharmacy )'} medicines online works with a drugstore. Quality of medicines is one of the criteria that guide the client us pharmacy "[: order viagra professional We constantly offer promotions for our customers. The details of the bonus program, see Special Offer. A catalog of medical and cosmetic products with descriptions. Thematic categories, search by alphabet and key words. All in Canada pharmacy |&& Canadian drugs . After ordering you will always be aware of what's going on with him.