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	<description>La pagina bianca. Un'idea. La sfida</description>
	<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 22:27:52 +0000</pubDate>
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		<title>Uno Zero le canta a Martone</title>
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		<comments>http://www.anonimascrittori.it/uno-zero-le-canta-a-martone/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 22:23:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>zaphod</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Assaggi, suoni, visioni e letture]]></category>

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		<category><![CDATA[invettiva]]></category>

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[Il nostro Zero71 - dalle colonne del suo blog personale Stazione Zero - scrive una lettera aperta al sottosegretario Michel Martone. Come è suo costume passa da un'attenta analisi della situazione di fatto a interessanti generalizzazione sui (mal)costumi della società italiana che troppo spesso diamo per scontati]
LETTERINA A UNO VERAMENTE FORTUNATO

Gent.mo Sottosegretario-vice ministro Martone, 
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<p style="text-align: justify;"><em><em>[Il nostro Zero71 - dalle colonne del suo blog personale </em><a href="http://stazionezero.blogspot.com/2012/02/letterina-uno-veramente-fortunato.html">Stazione Zero</a> </em><em>- scrive una lettera aperta al sottosegretario Michel Martone. Come è suo costume passa da un'attenta analisi della situazione di fatto a interessanti generalizzazione sui (mal)costumi della società italiana che troppo spesso diamo per scontati]</em></p>
<h3>LETTERINA A UNO VERAMENTE FORTUNATO</h3>
<div style="text-align: justify;">
<div><span>Gent.mo Sottosegretario-vice ministro Martone, </span></div>
<div><span>come le è noto, la definizione sfuggitale - per così dire - del laureato ventottenne sfigato ha suscitato un po’ di clamore e qualche articolo di giornale. Nient’altro.<br />
</span>La caustica Littizzetto, che molti aspettavano per cantarle con ironia e sprezzante satira quanto lei avesse detto parole inopportune, si è limitata a battute di una banalità commisurabile probabilmente solo al sollievo che misteriosamente produce il governo a cui appartiene anche lei, dopo i nefasti anni berlusconiani.</div>
</div>
<div style="text-align: justify;"><span>Vede, per certi versi la sua infelice boutade ha delle punte non secondarie di ragionevolezza. È giusto infatti che finalmente in questo paese qualcuno dica che bisogna spaccarsi il culo. Che la vita non ci viene regalata e che non si ottengono le cose se non col sudore, con l’impegno e col senso di responsabilità. Laurearsi in tempi rapidi è in linea con queste considerazioni: permette un rapido ingresso del mondo del lavoro, la possibilità di aggiustare la rotta, di fare esperienze. Tutto giusto.</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span>Al di là della modalità un po’ semplicistica con cui lei li ha enunciati, riassumendoli negli aggettivi sostantivati ventottenne-sfigato, la verità è che questi principi sono tanto importanti quanto falsi. Non in sé naturalmente ma nella realtà sociale italiana, che lei, evidentemente, come l’intera classe dirigente di questo paese non solo non vuole vedere ma, cosa ancor più esiziale, non è in grado di leggere.</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span>Parto dalla considerazione più ovvia, una contestazione di merito che già le è stata fatta da alcuni giornali e sulla quale è bene tornare solo per rinfrescare la memoria. Lei è nato a Nizza nel 1974, ha tre anni meno di me. Non si può non guardare con ammirazione uno come lei, laureato a 23 anni. Però scusi, ricercatore a 26 - non dottore di ricerca (titolo che si ottiene dopo tre anni di dottorato) – significa che lei dopo tre anni aveva già fatto e vinto un concorso da ricercatore. Il dubbio che non avesse pubblicato abbastanza (1 pubblicazione!), che non avesse accumulato la dovuta esperienza può legittimamente esserci. Poi ancora: che a 31 divenisse professore ordinario, pur arrivando secondo alla fine delle prove d’esame, ha veramente dell’incredibile e lo strapubblicato verbale del suo concorso a cattedra, con la ciliegina del suo stesso professore presidente di commissione d’esame è la prova di una cosa piuttosto comune nell’università: lei è un privilegiato. Che si siano ritirati 8 candidati perché vincitori di cattedra in altre sedi più gradite, scusi, è veramente fuori dalla grazia di Dio. Cioè ad un concorso si sono iscritte 10 persone delle quali otto, dico otto (l’80%), hanno contemporaneamente vinto una cattedra in altre sedi? Le hanno vinte sempre per insegnare la stessa materia? O i dieci geni d’Italia si sono concentrati tutti in quel concorso? È in realtà cosa nota che queste selezioni si svolgono dopo lunghi accordi preventivi e interuniversitari di cui la sua vicenda è un fulgido esempio. Da manuale.</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span>Sembra dunque, se le cose stanno così, che lei non abbia fatto carriera perché è il migliore ma perché c’è qualcuno che ha costruito a tavolino il suo </span><span><em>cursus honorum</em></span><span>, le ha ritagliato addosso concorsi e posti di lavoro, come gran parte del personale docente e ricercatore nelle università italiane. Ormai è infatti invalsa la dizione “gli fanno il concorso” per quelli nell’università per i quali è arrivato il turno di un contratto a tempo indeterminato. Adesso, detta così è un po’ brutale ma lo è nella misura in cui tutto il sistema pubblico italiano legato alle classi dirigenti (politica, università, amministrazione della giustizia e via cantando) considera la sua carriera una cosa normale. E qui purtroppo andiamo a scoprire il vero cancro dello Stato: la mancanza totale di meritocrazia. L’Italia è una paese privo di criteri di selezione che garantiscano alla nazione la crescita culturale, politica, economica. Non ci sono metodi e pratiche che servano a filtrare i migliori tra tutti, quelli che veramente hanno una marcia in più. E non è un mero fatto di preparazione, anzi in giro ci sono carrettate di persone strapreparate e virtuose. In questo paese se vuoi entrare nella cerchia della classe dirigente devi poterti permettere lunghi anni di volontario “affiancamento” al tuo potenziale protettore, mangiando le briciole che cadono dal suo tavolo e costringendo la tua famiglia al sostegno economico del tuo percorso. Se vede il curriculum di molti pensionandi professori universitari, anche e soprattutto quelli blasonatissimi, noterà facilmente i circa dieci anni di assistenza volontaria che si sono potuti permettere a carico di papino. Questo, che ancor oggi è del tutto normale, risulta essere il primo sbarramento per la mobilità sociale. Ancor prima della preparazione personale, del merito, c’è un fatto socio culturale. Devi attaccarti alle ghette di un professore, in attesa che elargisca. Se te lo puoi permettere sei dentro. Se no sei fuori. Puoi essere pure Einstein. Mi viene il sospetto dunque che anche appartenere ad una certa fetta della società (suo padre è un rispettabile avvocato generale della Corte di Cassazione che il ministro Brunetta aveva nominato presidente della Commissione per la trasparenza nella Pubblica Amministrazione – quando si dice fortuna! - professore di Diritto del Lavoro della LUISS e de La Sapienza – guarda un po&#8217; le coincidenze!) l’abbia non poco agevolata; non è un fatto di essere raccomandati ma di avere una possibilità in più, molte possibilità in più (viaggi all’estero, master, ricerca volontaria etc.) che non le sono concesse in virtù di una speciale capacità intrinseca ma solo di una maggiore disponibilità del ceto cui appartiene.</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span>Vede, il popolo italiano è costretto a sentire sempre un portavoce del governo che lamenta la scomoda eredità lasciata dalla precedente amministrazione. Anche Monti, converrà con me, si sente investito della massima autorità proprio in seguito ai disastri perpetrati e piovutigli in mano. Lui è stato chiamato a salvarci. Nessuno però ha mai sentito un serio lamento e visto un provvedimento rigido, rigoroso, che elimini un’altra eredità, questa però assai comoda. L’eredità di una gestione della classe dirigente totalmente basata (almeno dal dopoguerra e per cause assai ben ricostruibili) sull’autoprotezione, sul clientelismo, su di una rete capillare di favori tra politica, università, lobbies, aristocrazia e alta borghesia.</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span>Guardi che questo non è solo un problema di formazione della dirigenza, è un problema ormai antropologico. La conduzione di questi comportamenti e la mancanza di criteri oggettivi sta causando guai terribili nella nostra cultura: chi “arriva”, pur rientrando nella media, tende a sentirsi un padreterno. Chi non arriva, non sapendo se per demerito o per le solite macchinazioni, tende a sentirsi un perseguitato, pensa di non vedere riconosciute le proprie legittime aspettative e sposa una politica del lamento che può degenerare in totale lassismo. C’è stato e c’è, in Italia, un sistema di privazione della libertà mostruoso. Chi studia, chi è appassionato di ricerca, chi crede in sé stesso, si trova troppo, troppo spesso a vedere le sue speranze diventare illusioni; a capire che se vuole arrivare ad un certo livello deve rinunciare alla propria libertà consegnandone una parte ad un protettore che deciderà della sua vita, sempre che stia attento a dove mette i piedi e non pesti mai quelli del clan.</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span>È una cultura talmente assimilata, antropologicamente connaturata al pensiero italiano, che ormai anziché credere in sé stessi (all’americana) o fare in modo, col lavoro e l’impegno, che qualcuno creda in noi, si lotta nella speranza spesso vana di trovare qualcuno che debba un favore a quello a cui si è chiesto un lavoro. O ci si arrende.</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span>Ora, che io debba sentir dire che un laureato a ventotto anni è uno sfigato, pur al netto delle migliori intenzioni, non lo posso accettare da chi risulta il simbolo, anzi l’emblema, di un malcostume tutto italiano. Ben più grave se mi permette.</span></div>
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		<item>
		<title>Savile Row - La corsa è finita</title>
		<link>http://www.anonimascrittori.it/savile-row-la-corsa-e-finita/</link>
		<comments>http://www.anonimascrittori.it/savile-row-la-corsa-e-finita/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 22 Jan 2012 17:48:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Faust Cornelius Mob</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Assaggi, suoni, visioni e letture]]></category>

		<category><![CDATA[Savile Row di Stefano Cardinali]]></category>

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Torna, dopo una lunga assenza e a grande richiesta, Savile Row. Ancora una volta Stefano Cardinali scende una scala fatta di note musicali per fare un giretto nello scantinato della memoria. Era ora, aggiungerei&#8230;

- I Black Sabbath li conosci?
    - I ble…cchè?
    - I Black Sabbath. Li hai mai ascoltati? - mi chiede ancora Ernesto.
    [...]]]></description>
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<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p><em>Torna, dopo una lunga assenza e a grande richiesta, Savile Row. Ancora una volta Stefano Cardinali scende una scala fatta di note musicali per fare un giretto nello scantinato della memoria. Era ora, aggiungerei&#8230;</em></p>
<p><em></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;">- I Black Sabbath li conosci?</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;"><span style="mso-spacerun: yes;">    </span>- I ble…cchè?</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;"><span style="mso-spacerun: yes;">    </span>- I Black Sabbath. Li hai mai ascoltati? - mi chiede ancora Ernesto.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;"><span style="mso-spacerun: yes;">    </span>- Dove li fanno sentire ad Alto Gradimento? - rispondo io con una domanda.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;"><span style="mso-spacerun: yes;">    </span>- Seee! Alto Gradimento! Tu continua a sentire i Mungo Jerry!</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;"><span style="mso-spacerun: yes;">    </span>- Beh, “<em style="mso-bidi-font-style: normal;">In the Summertime</em>” non è male! - replico un po’ offeso. - Ma che genere fanno’sti Black Sabbath? </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;"><span style="mso-spacerun: yes;">    </span>- E mo’ come te lo spiego? - mi dice il mio amico accompagnando la frase con un eloquente gesto delle mani.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;"><span style="mso-spacerun: yes;">    </span>- Per esempio somigliano ai Pink Floyd? - suggerisco.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;"><span style="mso-spacerun: yes;">    </span>- No, con quelli non c’entrano niente. Sono più… più rock… </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;"><span style="mso-spacerun: yes;">    </span>- Come i Led Zeppelin? - cerco di imbeccarlo esaurendo così la mia preparazione con gli unici due gruppi non commerciali che conosco.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;"><span style="mso-spacerun: yes;">    </span>- No, nemmeno loro. Adesso ti faccio un esempio: l’hai letto Poe? Edgar Allan Poe? - mi chiede Ernesto.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;"><span style="mso-spacerun: yes;">    </span>- Ho letto “I racconti del terrore” - rispondo fiero - Non tutti, però - aggiungo sottovoce.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;"><span style="mso-spacerun: yes;">    </span>- Ecco, bravo. Ciai presente l’atmosfera che respiri ne “Il gatto nero” oppure ne “La caduta della casa degli Usher”? Beh immaginati la musica dei Black Sabbath che fa da sottofondo a quelle storie.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;"><span style="mso-spacerun: yes;">    </span>- Perché fanno musica con scricchiolii sinistri e vento che fischia attraverso finestre chiuse? - dico scherzando. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;"><span style="mso-spacerun: yes;">   </span><span style="mso-spacerun: yes;"> </span>- Senti, facciamo così: oggi vieni a casa mia e te li faccio sentire. Poi ripassiamo matematica ché domani c’è il compito in classe.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;"><span style="mso-spacerun: yes;">    </span>- Veramente avevo detto ad Augusto che andavo a studiare da lui.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;"><span style="mso-spacerun: yes;">    </span>- Mi vuoi prendere in giro? Lo sanno tutti che aprite il libro alla prima pagina che capita e poi andate a farvi un’<em style="mso-bidi-font-style: normal;">americana</em> nella sala biliardi a Piazza della Radio. Oggi vieni da me che così, magari, riesci pure a prendere la prima sufficienza dell’anno! Vedrai che ti piaceranno!</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;"><span style="mso-spacerun: yes;">    </span>- Ma non sarà che ‘sti Black Sabbath con quel nome e con le atmosfere che creano portano un po’ di jella?<span style="mso-spacerun: yes;">  </span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;"><span style="mso-spacerun: yes;">    </span>Di sicuro il dialogo tra me ed Ernesto non si svolse proprio così però la ricostruzione è abbastanza veritiera: alla fine del 1970 ascoltavo Alto Gradimento, avevo letto “I racconti del terrore” di Poe e i Black Sabbath li conobbi davvero grazie a Ernesto. E a scuola ero una zappa. Mica ero stupido che non capivo le materie (nei miei tredici anni di istruzione coatta vanto solo promozioni a giugno), la verità è che non mi piaceva studiare. Consideravo l’apprendimento nella prima parte dell’anno scolastico solo una perdita di tempo tanto che, alla fine del primo quadrimestre, le uniche sufficienze me le ritrovavo in disegno, in educazione fisica e in lettere. E per uno che frequenta l’istituto tecnico industriale non è il massimo. Poi a marzo mi mettevo sotto, recuperavo il terreno perso e conquistavo una sequela di onesti sei grazie ai quali passavo l’estate a oziare.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;"><span style="mso-spacerun: yes;">    </span>Così quel pomeriggio nacque l’amicizia con Ernesto e ascoltai i Black Sabbath. Per la precisione il mio amico mi fece sentire “<em style="mso-bidi-font-style: normal;">Paranoid</em>”, il loro secondo album. Il disco mi piacque senza entusiasmarmi (me lo feci regalare per il compleanno solo un paio di anni dopo, quando mi resi conto che in una raccolta di dischi che si rispetti non doveva mancare). L’estate seguente però lo imparai a memoria sempre in compagnia di Ernesto col quale due o tre volte alla settimana andavo al mare a Ostia. Quando la madre del mio amico era libera da impegni casalinghi ci portava con la sua Fiat 500 alla spiaggia libera di Castelporziano, altrimenti prendevamo il trenino che partiva da Porta San Paolo (però per noi era “da Piramide”) e scendevamo a Ostia Lido. Da lì raggiungevamo lo stabilimento Battistini dove trascorrevamo la nostra giornata balneare. Nostro compagno di viaggio era il mio mitico registratore portatile della Philips. Avevamo inciso tre cassette C90 e in una di queste c’era il disco dei Black Sabbath. Fruire di musica da viaggio all’inizio degli anni settanta era davvero una novità anche se oggi è difficile da immaginare per chi è nato nell’era del walkman e cresciuto in quella dell’ipod. Inoltre quel piccolo aggeggio musicale ci permise in tante occasioni di attaccare bottone con ragazze incuriosite dalle nostre canzoni sempre sparate al massimo del volume. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;"><span style="mso-spacerun: yes;">    </span>Fu in questa maniera che una domenica conoscemmo Viviana e Carmen, due nostre coetanee che venivano da Vitinia, un agglomerato di costruzioni sulla Via del Mare tra l’EUR e Ostia. Durante la settimana Viviana aiutava i genitori che gestivano un negozio di frutta e verdura ad Acilia (altro gruppo di palazzoni a metà strada tra Roma e il mare) mentre Carmen lavorava come commessa per la stagione estiva in una libreria di Viale Marconi. Con loro ci incontrammo ancora nelle domeniche successive.<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>Qualcosa scattò tra Carmen e me e cominciammo a vederci da soli. Andavo a prenderla all’uscita dal lavoro alle sette e mezzo e l’accompagnavo alla fermata del treno. I nostri incontri duravano mezz’ora e pochi baci poi, all’arrivo del treno, qualsiasi discorso veniva rimandato al giorno seguente. In compenso quando tornavo a casa dovevo litigare con i miei per aver tardato per la cena. Alla fine dell’estate Carmen smise di lavorare e ricominciò la scuola. Tra i miei obblighi sportivi e i suoi impegni di studio i nostri incontri si limitarono a qualche sabato e a poche domeniche. Alla fine decidemmo di comune accordo che la fiamma della nostra passione si era estinta in maniera definitiva. Adesso il pensiero mi fa sorridere (eravamo soltanto due sedicenni che avevano terminato argomenti di conversazione) ma ricordo che in quel momento una separazione così civile mi fece sentire molto maturo. Con Carmen non ci vedemmo né ci sentimmo più. A scuola invece continuai a incontrare Ernesto anche se avevamo preso due strade diverse: dopo il secondo anno io scelsi il triennio di elettronica mentre lui optò per l’informatica. Ci vedevamo ogni tanto durante la ricreazione per scambiarci impressioni sul panorama musicale. Dopo il diploma lo persi di vista: io partii per il militare e lui si iscrisse a ingegneria deciso a laurearsi per continuare la professione nella scienza del futuro.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;"><span style="mso-spacerun: yes;"> </span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;"><span style="mso-spacerun: yes;">    </span>Rivedo <span style="mso-spacerun: yes;"> </span>il mio vecchio amico una sera d’estate di alcuni anni dopo al bar dell’ippodromo di Tor di Valle. È proprio lui a servirmi il caffè.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;"><span style="mso-spacerun: yes;">    </span>- Lavoretto estivo per pagarti gli studi? - chiedo sicuro di una risposta affermativa.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;"><span style="mso-spacerun: yes;">    </span>- No - mi risponde - secondo lavoro di merda per mantenere la famiglia.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;"><span style="mso-spacerun: yes;">    </span>- Quale famiglia? Mica ti sarai sposato?</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;"><span style="mso-spacerun: yes;">    </span>- Invece si. Ho dovuto riparare a una “mancata interruzione” durante una scopata - mi confessa sorridendo - diciamo che ho aspettato troppo e zac… nessuna pietà per l’errore commesso!</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;"><span style="mso-spacerun: yes;">    </span>- Hai messo incinta una!</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;"><span style="mso-spacerun: yes;">    </span>- Sei perspicace come sempre! È proprio vero che non ti si può nascondere niente! - mi canzona Ernesto.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;"><span style="mso-spacerun: yes;">    </span>- E l’università? La laurea in ingegneria? - gli domando preoccupato.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;"><span style="mso-spacerun: yes;">    </span>- Ho mollato tutto. Pensa che stavo pure al passo con gli esami. Vabbe’ che vuoi farci… Comunque di giorno insegno informatica per un corso privato in una di quelle scuole che alla fine ti rilasciano un attestato che non vale un cazzo e la sera, tre volte alla settimana, arrotondo qua, dietro il bancone.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;"><span style="mso-spacerun: yes;">    </span>- E lei, tua… ehm.. moglie, che fa, lavora? - chiedo un po’ imbarazzato dal termine.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;"><span style="mso-spacerun: yes;">    </span>- No, la bimba ha pochi mesi. Anche lei studiava però ha lasciato per la gravidanza. Vedremo tra un po’ se avrà il tempo e la voglia di riprendere l’università. A proposito lo sai chi è? Guarda che è facile, la conosci bene pure te.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;"><span style="mso-spacerun: yes;">    </span>Passo al setaccio i ricordi di tutte le ragazze che Ernesto aveva frequentato e che ho conosciuto anche io:</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;"><span style="mso-spacerun: yes;">    </span>- Alba, quella della sezione F! - rispondo quasi sicuro - al quinto avevate avuto una storia!</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;"><span style="mso-spacerun: yes;">    </span>- Acqua! Sei lontanissimo. Riprova.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;"><span style="mso-spacerun: yes;">    </span>- Allora è Viviana, l’amica di Carmen. Quella ti moriva dietro!</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;"><span style="mso-spacerun: yes;">    </span>- Neanche lei, ma ci sei andato molto vicino: si tratta proprio di Carmen! - dice con un sorriso ebete stampato in faccia.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;"><span style="mso-spacerun: yes;">    </span>Mi assalgono due sensazioni in contrasto tra loro: la prima, quella più immediata, è di gelosia, sentimento apparentemente immotivato dopo tanto tempo ma che si infila comunque nei miei pensieri. La seconda, inaspettata ma che scalza la prima, è di disagio per avere avuto momenti di intimità con quella che è diventata la moglie di Ernesto. Smaltiti sorpresa e turbamento sorseggio il caffè e gli chiedo:</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;"><span style="mso-spacerun: yes;">    </span>- Dove l’hai rivista, all’università?</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;"><span style="mso-spacerun: yes;">    </span>- Macché! Ci siamo incontrati a Londra la scorsa estate.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;"><span style="mso-spacerun: yes;">    </span>- Che ci facevi… facevate voi due a Londra? - domando davvero incuriosito.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;"><span style="mso-spacerun: yes;">    </span>- Io ero in vacanza ospite di un amico mentre lei era andata per migliorare la lingua. Per mantenersi lavorava in un pub ed è stato lì che l’ho rivista. Pensa che non l’avevo neanche riconosciuta! È stata lei ad avvicinarsi e a ricordarmi chi fosse.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;"><span style="mso-spacerun: yes;">    </span>- Ma a te Carmen non era mai piaciuta! - dico ripensando al suo giudizio negativo di qualche anno prima.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;"><span style="mso-spacerun: yes;">    </span>- Non era vero. Quando mi accorsi che vi piacevate mi sono fatto da parte per lasciarti libera la strada.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;"><span style="mso-spacerun: yes;">    </span>- Poi cosa è successo? - chiedo di getto per non dare importanza alla sua generosità. Mentre la formulo mi rendo conto di quanto sia stupida la domanda.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;"><span style="mso-spacerun: yes;">    </span>- Ma che te devo fa’ i disegnini? Che vuoi che sia successo? È successo e basta. Finita la vacanza io sono tornato a Roma. Con Carmen ci eravamo dati appuntamento alla fine dell’estate e invece dopo qualche giorno lei mi ha telefonato dicendomi che era rientrata. Ci siamo visti e mi ha detto che era incinta. Il resto te lo puoi immaginare.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;"><span style="mso-spacerun: yes;">    </span>Seguo la sua rivelazione con lo sguardo infilato nella tazzina vuota che ho ancora in mano. In quel fondo danno il film che il mio amico mi ha appena raccontato. Rialzo il viso per guardarlo in faccia ma Ernesto è tornato alla macchina del caffè, pronto a servire nuovi avventori. Aspetto inutilmente che trovi ancora qualche minuto per me: in pista è terminata un’altra corsa e la gente si riversa al bar. Lo cerco con gli occhi e quando il nostri<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>sguardi si incrociano ci scambiamo un cenno di saluto, un ”ci si vede” che non si avvererà mai.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;"><span style="mso-spacerun: yes;">    </span>Di recente, durante un trasloco, mi è capitato davanti agli occhi il vinile di “<em style="mso-bidi-font-style: normal;">Paranoid</em>”. I Black Sabbath non c’entrano niente con questa storia. Oppure si, perché sono stati proprio loro il mezzo per far nascere l’amicizia con Ernesto o forse, chissà, il nostro legame sarebbe sorto comunque. Oppure c’entrano perché senza la loro musica non avremmo destato la curiosità di Carmen e della sua amica quella domenica al mare o forse - chi può dirlo? - le avremmo conosciute lo stesso, magari al bar dello stabilimento proprio davanti al jukebox.<span style="mso-spacerun: yes;">  </span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;"><span style="mso-spacerun: yes;">    </span>La verità è che rigirando il disco tra le mani non ho pensato alle canzoni che contiene, non mi è tornato in mente nessun motivo musicale. Soffiandoci sopra per togliere un po’ di polvere ho recuperato il ricordo di Ernesto, della nostra amicizia e della nostra storia.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;"><span style="mso-spacerun: yes;">    </span>Della sua storia.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;">(Se dopo questa vicenda qualcuno è arrivato a pensare che i Black Sabbath portino davvero jella sappia che non mi troverà d’accordo perchè io, a quel compito di matematica il giorno seguente al primo ascolto, presi la prima sufficienza dell’anno!)</span></span></p>
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		<title>Trattoria Rosellini - Modena</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Jan 2012 22:53:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>zaphod</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Anonima Scrittori]]></category>

		<category><![CDATA[Trattoria Rosellini]]></category>

		<category><![CDATA[anonimascrittori]]></category>

		<category><![CDATA[marco berrettini]]></category>

		<category><![CDATA[trattoria rosellini]]></category>

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[La penna di Marco Berrettini ci accompagna come di consueto a una pausa pranzo senza tempo in una delle trattorie più ricercate dell'hinterland lombardo. Prendete posto dove capita, il servizio è schietto e la cucina impagabile.]
- Ciao Bortolo, guarda che c’è uno che ti cerca.-
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<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><em>[La penna di Marco Berrettini ci accompagna come di consueto a una pausa pranzo senza tempo in una delle trattorie più ricercate dell'hinterland lombardo. Prendete posto dove capita, il servizio è schietto e la cucina impagabile.]</em></p>
<p style="text-align: justify;">- Ciao Bortolo, guarda che c’è uno che ti cerca.-<br />
Ernesto si è avvicinato mentre ancora sto parcheggiando, non è da lui questa agitazione e la cosa mi colpisce, ma non lo do a vedere. Con un braccio penzolante dal finestrino concludo la retromarcia e spengo il motore.<br />
-È arrivato con quel bilico giallo, rasato, alto, grosso, secondo me supera il quintale e mi ha chiesto se ti conoscevo.-<br />
Osservo il mezzo: la motrice è nuova, la serigrafia sulle portiere indica una azienda modenese che non mi dice nulla, il rimorchio ha solo una grande emme nera sulla ribalta posteriore.<br />
-Boh, non so chi sia. Ora entro e vedo.-<br />
-Stai all’occhio Bortolo, va’ che l’è gross.-<br />
-U capì fiò, ma se go da fa’?-<br />
Era una bella giornata e ora entro in trattoria con l’ansia di Ernesto a cui non riesco a dare un senso. Penso a qualche situazione che possa avermi creato delle inimicizie recenti, ma le uniche liti che mi vengono in mente sono quelle con Gisella, abbiamo discusso parecchio al ritorno dalla breve vacanza in Liguria, però ieri sera ci siamo riappacificati.<br />
Sento suonare nelle orecchie le musiche di Morricone mentre apro la porta a vetri ed entro in questo moderno saloon, al tavolo degli amici riconosco tutti, saluto e mi accorgo che anche loro, come Ernesto, hanno un’aria tesa. La cosa mi sta stufando, saluto a voce alta la Rosa in segno di sicurezza. Lei qui è come lo sceriffo ed è dalla mia parte, son sicuro.<br />
La porta del bagno si apre e due piccoli occhi azzurri quasi nascosti da enormi guance rosa s’illuminano e gridano: -Moshhhca..- strascicando le lettere come quando si vuol indicare di fare silenzio, poi con passo elefantiaco si lancia verso di me.<br />
Il pavimento trema e tutt’attorno compaiono brande e mimetiche, capelli corti, cubi, fogli di marcia, buste di cordiale, Fal, Garand, piume nere, fez, fanfare, la mia vita si riavvolge e in pochi secondi torno a naja.<br />
Mi piazzo nel corridoio, fletto leggermente le gambe, abbasso la testa e gonfio il petto e, come tanti anni fa, rimbalzo Marco in uno scontro che mi spezza il fiato per qualche secondo. Lui barcolla all’indietro per un paio di passi, poi scoppia in un misto di riso e pianto e torna alla carica abbracciandomi fino a togliermi il respiro. Io gli do delle gran pacche sulle spalle e dei coppini così forti che ucciderebbero un cristiano normale, ma lui è una montagna e io me l’ero completamente scordato.<br />
-Beh adess setives giò ca ghè la busècca per tucc.-<br />
La Rosa ci porta personalmente due piatti colmi di trippa e noi cominciamo a ricordare quell’anno di follia, i nostri amici, la polveriera, il suo esame di guida quando, soffocato dall’emozione, strattonò così forte la leva delle ridotte da ritrovarsela in mano e fummo tutti promossi senza esame di pratica, perché il vecchio scaglione si congedava e c’era bisogno di autisti.<br />
-E Mosca? L’hai più visto? E il sergente?-<br />
Gli rivelo, dopo tanti anni, che la macchina grigia del sergente che lui e altri lavarono con tanta cura, spazzolando persino i copertoni con lucido da scarpe, era la mia. Gliel’avevo prestata, per uscire con la fidanzata che arrivava dal paese, in cambio di pieno e lavaggio.<br />
-Xevera, scusa, puoi portare ancora mezzo piatto di trippa al mio amico? Anzi, portacene uno che ce lo dividiamo.-<br />
-Sai come ho fatto a trovarti? Con internet, mica ce ne sono molti di Bortolo in giro. Ci avrei giurato che avresti continuato a guidare.-<br />
-Sì, ma come sei arrivato in trattoria?-<br />
-Questa sarà la ventesima che provo in due anni, volevo farti una sorpresa, mica mandarti una mail.-<br />
Quando torniamo nel parcheggio Ernesto ci scruta per capire se va tutto bene. Si tranquillizza subito  e sorride al nuovo amico.<br />
-Cos’è che trasporti? Hai qualcosa per lui?-<br />
-Piastrelle! La vedo dura.-<br />
-Allungagli dieci euro che prima gli hai fatto prendere un colpo.-<br />
-La prossima volta gli porto uno salame da un chilo.-<br />
Ci scambiamo i numeri di telefono e gli prometto di andare a trovarlo a Modena al più presto, basta che lui si attrezzi con zampone e lenticchie di Castelluccio e un buon Lambrusco.<br />
-Non mancherò!-<br />
Le ultime pacche sulle spalle, le costole scricchiolano e torniamo al presente, ognuno sulla propria strada.</p>
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		<title>Il rock è vivo e lotta insieme a l&#8217;Enfance Rouge!</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Jan 2012 22:34:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>zaphod</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Assaggi, suoni, visioni e letture]]></category>

		<category><![CDATA[cambuzat]]></category>

		<category><![CDATA[enfance rouge]]></category>

		<category><![CDATA[lanzidei]]></category>

		<category><![CDATA[musica]]></category>

		<category><![CDATA[recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[<style type="text/css">
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[L'enfance rouge dal vivo al circolo Hemingway di Latina. Le note sono di Massimiliano Lanzidei, la foto è di Antonio Spirito]

Siamo andati insieme a scuola dalle suore, Decio ed io, poi ci siamo persi di vista. Mi ricordo che faceva l&#8217;album delle figurine Panini insieme al padre. Un adulto che avesse un ruolo nella raccolta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<style type="text/css">
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<p><a href="http://www.anonimascrittori.it/wp-content/uploads/enfance1.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2014" title="enfance1" src="http://www.anonimascrittori.it/wp-content/uploads/enfance1-300x213.jpg" alt="enfance1" width="300" height="213" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><em>[</em>L'enfance rouge <em>dal vivo al circolo Hemingway di Latina. Le note sono di Massimiliano Lanzidei, la foto è di Antonio Spirito]</em></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Siamo andati insieme a scuola dalle suore, Decio ed io, poi ci siamo persi di vista. Mi ricordo che faceva l&#8217;album delle figurine Panini insieme al padre. Un adulto che avesse un ruolo nella raccolta delle figurine diverso dal semplice mettere mano al portafogli per fartele comprare in edicola meritava all&#8217;epoca tutto il nostro rispetto.  Quando ci siamo riincontrati, anni dopo - ed era il 1986 o 87, dopo la maturità - invece che di calcio abbiamo iniziato a parlare di musica. Forse perché io ero juventino e lui interista. Lui ascoltava musica italiana. Per me all&#8217;epoca musica italiana significava Baglioni, Dalla, Venditti, Vasco Rossi nel migliore dei casi. Roba da cui tentavo di tenermi alla larga.<br />
Un giorno gli faccio: &#8220;Ieri notte ho visto un filmato di un concerto su Videomusic, c&#8217;era uno con una gonna che non capivo se cantava in italiano o in inglese, ma mi parevano forti.&#8221;<br />
&#8220;Ah sì,&#8221;  risponde lui, &#8220;si chiamano Litfiba, sono di Firenze, domani ti registro una cassetta.&#8221; Era appena uscito <em>17Re</em>, neanche loro sapevano di essere musicisti, ma Decio già li conosceva e li registrava agli amici. E così i Diaframma, i Moda, i Gronge e, ovviamente, i Kim Squad &amp; Dinah Shore Zeekapers. E ti scriveva i titoli delle canzoni sulle cassette con una grafia che ti metteva voglia di ascoltarle anche se dentro ci fosse stato solo rumore. E pure quello a volte accadeva.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; il 28 dicembre 2011. Il Circolo Hemingway è strapieno. il gruppo spalla ha appena finito di suonare e stanno riponendo gli strumenti. Da quando ho ascoltato per la prima volta i Kim Squad, quasi venticinque anni fa, François Regis Cambuzat, cantante e chitarrista, ha percorso innumerevoli strade. L&#8217;ho visto suonare rock&#8217;n'roll in inglese, cantare in italiano e francese con contrabbasso e fisarmonica nel Gran Teatro Amaro e rumoreggiare in una strana serata all&#8217;Init di Roma otto anni fa.<br />
Le luci sul palco sono spente, io non so cosa aspettarmi e mi chiedo se ormai non sono troppo vecchio per essere sorpreso dalla musica.<br />
E&#8217; la batteria di Jacopo Andreini a rompere il silenzio e gli indugi. Un loop appena screziato di sentori mediorientali e tutti i dubbi sono fugati. E&#8217; roba buona. Entrano gli altri due, François Regis Cambuzat, voce e chitarra elettrica e Chiara Locardi, basso e voce. E&#8217; una valanga di suono quella che ci investe. Lava fusa. Nel primo pezzo ci sono ancora accenni orientali, poi è solo ritmo, volume e potenza. <em>L&#8217;enfance rouge</em> non prende prigionieri. La musica è incalzante. Non c&#8217;è spazio tra un brano e l&#8217;altro neanche per applaudire.  <em>Bar-Bari</em> è il titolo del loro ultimo disco. Da un porto del Montenegro alla Puglia. Una traversata breve ma che unisce mondi diversi, storie difficili, tormentate, di sfida contro l&#8217;ignoto e contro il destino.<br />
Sono in tre sul palco e sembrano un&#8217;orchestra intera. Picchiano come forsennati e non si risparmiano. Mentre li ascolti ti vengono in mente i Crazy Horse elettrici di Neil Young o i Velvet Underground, ma non c&#8217;è alcuna concessione alla nostalgia nella musica dell&#8217;Enfance Rouge. E&#8217; tutto qui e ora. I Barbari hanno occupato il palco e non hanno alcuna intenzione di lasciarlo.<br />
Dopo tre quarti d&#8217;ora, forse più, François decide di tirare il fiato e presenta il gruppo. &#8220;Sono stato qui a Latina trent&#8217;anni fa, mi siete mancati.&#8221; Erano un po&#8217; meno di trent&#8217;anni e io c&#8217;ero. C&#8217;erano anche tanti altri che sono intorno a me nel buio ad ascoltare l&#8217;Enfance Rouge oggi per la prima volta. Lucio, Giovanni, Antonio, Gianni e, ovviamente, Decio che - come gestore del circolo Hemingway - li ha riportati a Latina. Ma la cosa sorprendente è che intorno a me nel buio c&#8217;è pure gente che trent&#8217;anni fa - qualora si fosse trovata in Piazza del Popolo o nella pista di pattinaggio dove adesso c&#8217;è il Cambellotti durante un concerto dei Kim Squad - sarebbe stata nel passeggino o tenuta per mano dai genitori.<br />
&#8220;Sapete come funziona: se ne volete ancora dovete sbattere i piedi, urlare e mostrarvi entusiasti, altrimenti chiudiamo qua e ce ne andiamo tutti affanculo.&#8221; Ci spelliamo le mani e la musica riparte. I tre vanno all&#8217;unisono. Si rompe una corda della chitarra di François e basso e batteria improvvisano un assolo mentre provvede a cambiarla. Ogni tanto la musica si apre - e a noi vecchi vengono in mente i concerti dei Thin White Rope - per poi ripartire a perdifiato su riff di rock&#8217;n'roll veloci e distorti. Evocati dalla regia di un fonico - anche lui francese e che il diavolo mi porti se mi ricordo come si chiama - che si muove nell&#8217;ombra si inframezzano alla musica anche suoni di importazione. Una specie di flauto arabo (nay?) e soprattutto la voce tormentata della stella perduta di  Bertrand Cantat dei Noir Desir ad aleggiare sul brano<em> Vengadores</em>.  Quando il concerto finisce - bruscamente, come era iniziato - i musicisti non ne hanno proprio più. François, fradicio di sudore, illustra la mercanzia del gruppo e si forma subito una fila a comprare dischi e magliette. Io, la t-shirt ufficiale de l&#8217;Enfance Rouge - quella con la scritta in arabo <em>Ana lastou ameikkyyan</em> (io non sono americano) - l&#8217;ho già presa nel 2003 a Roma. Però l&#8217;ho consumata indossandola come talismano e vestito di scena nei reading dell&#8217;Anonima quindi ne prendo un altro paio, oltre a i due ultimi dischi: il già citato <em>Bar-Bari</em> e il precedente <em>Trapani - Halq Al Waady</em> che ne è gemello eterozigote e meticcio. Poi arrivo finalmente al bancone a prendermi una birra.</p>
<p style="text-align: justify;">Prima del concerto Piazza Moro è fredda e deserta. François mi offre un sigaro spagnolo, mi racconta dove abita e mi chiede quello che faccio. Parliamo delle nostre figlie e della condizione di genitori. M&#8217;avessero detto - vent&#8217;anni fa - che sarei stato fuori del locale di Decio con François Regis Cambuzat a fumare l&#8217;avrei definito improbabile, ma non impossibile. Se qualcuno m&#8217;avesse però detto che non avremmo parlato di musica, ma delle bambine l&#8217;avrei fatto rinchiudere in manicomio.<br />
Dopo il concerto glielo dico. Sorride. Decio - che pure lui è padre - mi chiede se posso dargli una mano ad accompagnare il gruppo in albergo. Lavorava alla Nexans, Decio, prima che la chiudessero. Con l&#8217;Anonima Scrittori abbiamo pure partecipato a un evento incredibile di mobilitazione contro la chiusura. Niente da fare. Come spesso accade in questa provincia, dal giorno alla notte, qualche centinaio di persone si è trovato a dover reinventarsi la vita.<br />
Decio si è lanciato in questa avventura con il Circolo Hemingway. E insieme a Roberto, l&#8217;altro fondatore, hanno creato  un locale con una programmazione di altissimo livello. Se i francesi non avessero chiuso la fabbrica Decio starebbe ancora sullo Shaw 150 ad arrotolare cavi. Non so come la pensa lui. Di sicuro questa città un posto così non l&#8217;ha mai visto. Speriamo che apprezzi.</p>
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		<title>Modica Quantità 2.0 - Fino al 15 gennaio!</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Dec 2011 22:15:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>zaphod</dc:creator>
		
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Torna il progetto principe dell&#8217;Anonima Scrittori (Attenzione: solo per un mese!)
Il progetto Modica Quantità - pillole di narrativa per la cura delle parole in eccesso - ha raccolto qualche centinaio di racconti brevi e brevissimi e visto la partecipazione di decine di autori da tutta Italia (e non solo).
La sfida che l&#8217;Anonima Scrittori aveva proposto [...]]]></description>
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<p style="text-align: center;"><a href="http://www.anonimascrittori.it/wp-content/uploads/modica.jpg"><img class="size-full wp-image-2009 aligncenter" title="modica" src="http://www.anonimascrittori.it/wp-content/uploads/modica.jpg" alt="modica" width="100" height="140" /></a></p>
<div class="post">
<p><strong><span style="font-size: medium;"><em>Torna il progetto principe dell&#8217;Anonima Scrittori (Attenzione: solo per un mese!)</em></span></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il progetto <a href="http://www.anonimascrittori.it/modica/index.php"><span style="color: #8b2b00; font-size: medium;">Modica Quantità - pillole di narrativa</span></a> per la cura delle parole in eccesso - ha raccolto qualche centinaio di racconti brevi e brevissimi e visto la partecipazione di decine di autori da tutta Italia (e non solo).<br />
La sfida che l&#8217;Anonima Scrittori aveva proposto era semplice: raccontare una storia in massimo 2500 battute (spazi inclusi, titolo escluso) affrontando di volta in volta un genere letterario diverso.<br />
E&#8217; il momento adesso di riproporre la sfida: l&#8217;Anonima Scrittori riapre il progetto fino al 15 gennaio 2012. Scegliete un genere, affilate la penna o oliate la tastiera e raccontateci una storia.<br />
Perché proprio adesso? Perché una delle più importanti case editrici italiane ci ha chiesto una selezione della nostra scorribanda tra i generi letterari in microstorie per un&#8217;antologia targata Anonima Scrittori e a noi è sembrato giusto dare la possibilità anche a chi all&#8217;epoca non conosceva l&#8217;Anonima di entrare a far parte del progetto.</p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><em><strong>Dove inviare i racconti?<br />
</strong></em></span><span style="font-size: medium;"><br />
</span>C&#8217;è l&#8217;<a href="http://www.arcipelagoanonima.it/"><span style="color: #8b2b00; font-size: medium;">Arcipelago Anonima</span></a> a disposizione. Basta registrarsi, inserire il racconto, selezionare tra le categorie proposte Modica Quantità e quella del genere di riferimento e inviare il tutto. Come per il primo progetto avremo anche in questo caso la pubblicazione (questa volta immediata) on line di tutti i racconti giunti e la possibilità di scegliere quelli che andranno ad arricchire l&#8217;antologia in via di allestimento.<br />
Ovviamente gli autori dei testi selezionati e in ballo per la pubblicazione saranno contattati dalla nostra redazione e riceveranno una liberatoria da firmare e rispedire per poter essere inseriti nell&#8217;antologia, ma di questo non si parlerà fino a fine Gennaio.</p>
<p style="text-align: justify;">Ricordate: 2500 battute (spazi inclusi, titolo escluso). I racconti eccedenti non verranno presi in considerazione. Un genere letterario di riferimento. Entro il 15 gennaio 2012.</p>
<p style="text-align: justify;">In bocca al lupo e - come al solito - buona scrittura.</p>
</div>
<p style="text-align: justify;"> </p>
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		<title>Accio Benassi rimasterizzato</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Dec 2011 23:25:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>zaphod</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Anonima Scrittori]]></category>

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[Ecco il comunicato ufficiale della presentazione di Lunedì 5 dicembre 2011]

Antonio Pennacchi - premio Strega 2010 con il romanzo Canale Mussolini - presenta in anteprima assoluta presso la libreria Feltrinelli di Latina la nuova versione de Il fasciocomunista, il romanzo del 2003 che è stato portato sul grande schermo con il titolo Mio fratello è figlio unico nell&#8217;interpretazione [...]]]></description>
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<p><a href="http://www.anonimascrittori.it/wp-content/uploads/il-fasciocomunista-antonio-pennacchi.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2001" title="il-fasciocomunista-antonio-pennacchi" src="http://www.anonimascrittori.it/wp-content/uploads/il-fasciocomunista-antonio-pennacchi-212x300.jpg" alt="il-fasciocomunista-antonio-pennacchi" width="212" height="300" /></a></p>
<p><em>[Ecco il comunicato ufficiale della presentazione di Lunedì 5 dicembre 2011]</em></p>
<p><em></em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">Antonio Pennacchi - premio Strega 2010 con il romanzo <em><em>Canale Mussolini</em></em> - presenta in anteprima assoluta presso la libreria Feltrinelli di Latina la nuova versione de <em><em>Il fasciocomunista</em></em>, il romanzo del 2003 che è stato portato sul grande schermo con il titolo <em><em>Mio fratello è figlio unico</em> </em>nell&#8217;interpretazione di Elio Germano e Riccardo Scamarcio.<br />
Questa del 2011 non è una semplice ristampa in una nuova collana Mondadori. Il testo infatti è stato completamente rivisto dall&#8217;autore con il contributo - tra gli altri - dell&#8217;Anonima Scrittori, sul cui sito ci si è potuti confrontare direttamente con Antonio Pennacchi. Un lavoro di riscrittura e di intervento sul linguaggio in cui alcuni hanno visto un parallelo con la rimasterizzazione dei classici della musica precedenti all&#8217;avvento del digitale. &#8220;Perché,&#8221; le parole sono di Massimiliano Lanzidei dell&#8217;Anonima Scrittori, &#8220;tanti non se ne sono ancora accorti, ma nella letteratura italiana c&#8217;è un prima e un dopo Canale Mussolini, punto.&#8221;<br />
Nel testo ci sono inoltre alcune aggiunte che raccontano momenti della vita di Accio inediti nelle precedenti edizioni che sono delle verie e proprie <em>bonus-track</em>.<br />
C&#8217;era bisogno di riscrivere questo libro?<br />
Lunedì 5 dicembre - ore 18.00 - sarà possibile soddisfare questa curiosità direttamente dalla voce dell&#8217;autore, con l&#8217;aiuto del professor Umberto Pannunzio, che di Antonio Penacchi è amico e profondo conoscitore.</p>
<p class="MsoNormal" style="font-style: italic;"><span> </span></p>
<p><em></em></p>
<h2 style="text-align: -webkit-left;">
<p class="MsoNormal"><span> </span></p>
</h2>
<p><strong>Titolo: </strong>Accio Benassi rimasterizzato<br />
<strong>Luogo: </strong>Libreria Feltrinelli - Latina<br />
<strong>Collegamento: </strong><a href="http://www.anonimascrittori.it" target="_blanck">Clicca qui</a><br />
<strong>Descrizione: </strong>Libreria Feltrinelli Latina e Anonima Scrittori<br />
presentano<br />
Antonio Penacchi - Il fasciocomunista<br />
Nuova edizione 2011<br />
&#8220;La vita scriteriata di Accio Benassi come non l&#8217;avete mai letta&#8221;<br />
Con la partecipazione del professor Umberto Pannunzio</p>
<p><strong>Ora inizio: </strong>18:00<br />
<strong>Data: </strong>2011-12-05</p>
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		<title>La Striscia - Jonathan dimensione avventura</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Nov 2011 18:12:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Faust Cornelius Mob</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Assaggi, suoni, visioni e letture]]></category>

		<category><![CDATA[La striscia di Faust]]></category>

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Se è vero che la Marvel di tanto in tanto non disdegna la sperimentazione, con il remake di Omega lo sconosciuto qualche inquilino della Casa delle Idee ha deciso di sbilanciarsi di brutto. Se, infatti, ripescare dagli anni ’70 una serie semisconosciuta e tanto poco allineata agli standard mainstream da chiudere dopo pochi numeri può [...]]]></description>
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<p><a href="http://www.anonimascrittori.it/wp-content/uploads/omega.bmp"><img class="alignleft size-full wp-image-1998" title="omega" src="http://www.anonimascrittori.it/wp-content/uploads/omega.bmp" alt="omega" /></a></p>
<p> </p>
<p class="MsoNormalCxSpFirst"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">Se è vero che la Marvel di tanto in tanto non disdegna la sperimentazione, con il remake di <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Omega lo sconosciuto </em>qualche inquilino della Casa delle Idee ha deciso di sbilanciarsi di brutto. Se, infatti, ripescare dagli anni ’70 una serie semisconosciuta e tanto poco allineata agli standard mainstream da chiudere dopo pochi numeri può sembrare un azzardo, affidarne la riscrittura a Jonathan Lethem (romanziere americano autore di <em style="mso-bidi-font-style: normal;">La fortezza della solitudine</em>) e Farrel Darlymple (fuoriclasse del fumetto indipendente grazie al suo <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Pop Gun War</em>) è come minimo una scelta fuori dal comune per una casa editrice tanto attenta alle vendita.</span></p>
<p class="MsoNormalCxSpMiddle"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">Il risultato, nemmeno a volerlo, è un’opera sui generis, una rilettura del genere supereroi stico fuori dai canoni su cui per anni diversi autori si sono fossilizzati riuscendo raramente ad andare oltre la lezione di Watchmen. </span></p>
<p class="MsoNormalCxSpMiddle"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">Lethem narra in punta di penna, direi quasi a basso voltaggio mettendo in scena una vicenda scarsamente spettacolare in cui a godere dei riflettori sono l’omologazione, l’anaffettività e l’apatia, in cui c’è poco spazio per la cura dei rapporti umani, qualora ce ne fosse realmente la volontà, figuriamoci per l’eroismo.</span></p>
<p class="MsoNormalCxSpMiddle"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">I protagonisti sono perfettamente caratterizzati nel proprio essere troppo impegnati ad avere a che fare con la propria fragile interiorità per prendere davvero le parti di qualcuno in una guerra che, alla fine dei conti, altro non chiede se non scegliere un brand, un logo, un’entità virale fra tante, tutte con lo scopo più o meno velato di riprodursi e diffondersi, mentre sullo sfondo scorre la vita di un’umanità spenta e incurante.</span></p>
<p class="MsoNormalCxSpMiddle"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">Il manto di Omega, non a caso, viene letteralmente buttato addosso a persone che spiccano per difficoltà comunicative, controparte di un personaggio come Il Visone, supereroe che ha fatto del vendere la propria immagine l’unica vera crociata degna di essere intrapresa, incapace perciò di comprendere la reale portata della minaccia che grava sul mondo.</span></p>
<p class="MsoNormalCxSpMiddle"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">Quasi superfluo dire che la scrittura di Lethem è di caratura molto alta anche se, in più di un passaggio, rischia di non arrivare al lettore, al punto che alla fine della prima lettura del primo dei due volumi viene quasi da chiedersi dove lo scrittore volesse andare a parare, dubbio fugato dalla lettura dei due albi in sequenza che, tuttavia, non rende il progetto meno rischioso dal punto di vista commerciale.</span></p>
<p class="MsoNormalCxSpMiddle"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">Nonostante quest’iniziale incertezza, <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Omega lo sconosciuto</em> funziona risultando un lavoro non commerciale ma di alto profilo grazie anche al tratto di Darlymple, quanto mai lontano dalle tavole ipercinetiche e dalle anatomie atletiche ai limiti del possibile tipiche del fumetto supereroistico tradizionale, efficace nel ritrarre per immagini le intenzioni di Lethem.</span></p>
<p class="MsoNormalCxSpMiddle"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">Una lettura insolita e non certo semplice ma, proprio per questo, adatta anche a chi non ama il genere.</span></p>
<p class="MsoNormalCxSpMiddle"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;"> </span></p>
<p class="MsoNormalCxSpMiddle"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">Jonathan Lethem e Farrel Darlymle, <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Omega lo sconosciuto vo.1- Lo Sconosciuto</em>, ed. Italiana Panini Comics, 2011, 128pp., € 12,00</span></p>
<p class="MsoNormalCxSpMiddle"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">Jonathan Lethem e Farrel Darlymle, <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Omega lo sconosciuto vo.2-Come topi in un labirinto</em>, ed. Italiana Panini Comics, 2011, 128pp., € 12,00</span></p>
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		<title>I Lunedì dell&#8217;Arcipelago - Fino alla prossima volta</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Nov 2011 19:42:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Faust Cornelius Mob</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Assaggi, suoni, visioni e letture]]></category>

		<category><![CDATA[I lunedì dell'Arcipelago]]></category>

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Semplice e potente, lineare e densa, questa è la scrittura di Patrizia Mora. Fino alla prossima volta, il suo racconto d&#8217;esordio su Arcipelago Anonima , ci regala una delicatezza stilistica che è quasi contegno, quasi timidezza, espressione di un&#8217;interiorità forte e di un percorso tutt&#8217;altro che banale. Dal vostro Faust, sempre il meglio e un invito [...]]]></description>
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<p> </p>
<p> </p>
<p><em>Semplice e potente, lineare e densa, questa è la scrittura di Patrizia Mora. Fino alla prossima volta, il suo racconto d&#8217;esordio su <a href="www.arcipelagoanonima.it">Arcipelago Anonima</a> , ci regala una delicatezza stilistica che è quasi contegno, quasi timidezza, espressione di un&#8217;interiorità forte e di un percorso tutt&#8217;altro che banale. Dal vostro Faust, sempre il meglio e un invito a Patrizia a continuare così.</em></p>
<p><em></em></p>
<p>Sono seduta nell’ultimo banco della chiesa dove sono stata battezzata e ho ricevuto comunione e cresima. Non c’è nessuno oltre a me. Le luci deboli delle candele rischiarano appena la lunga navata lasciando intravedere il soffitto affrescato. Caccio un colpo di tosse, l’eco si allontana rimbalzando tra le pareti riccamente decorate, ingombre di immagini sacre e ornamenti di dubbio gusto. Mi sento a disagio, come se qualcuno mi stesse osservando nascosto dietro una colonna o da un angolo buio. L’odore dell’incenso e della cera mi avvolgono, annebbiando i pensieri.</p>
<p style="text-align: justify;">  Ho un ricordo vago ormai, quasi estraneo, di quel senso di grazia autentica e appagante sazietà che mi riempiva l’anima. Dava significato alle parole che udivo e verità ai gesti, che non si sprecavano.</p>
<p style="text-align: justify;">  Dove sono ora quelle braccia vigorose che dovrebbero accorrere a cingermi le spalle sollevandomi dalle pene di una vita vana e inconcludente? Perché non mi arriva il calore di quella carezza che mi procurava una vertigine di piacere? Perché non riesco più ad appellarmi con spontanea leggerezza a chi era mio intimo confidente e dolce consolatore?</p>
<p style="text-align: justify;">  Mi alzo per accendere una candela sotto il ritratto di un martire che mi guarda con gli occhi fuori dalle orbite, come un bovino sfiancato da una lotta impari. Dovrebbe ispirarmi, suppongo, invece mi disturba come l’immagine vuota di un quadro che pecca di bellezza inespressa.</p>
<p style="text-align: justify;">  Esco sul lucido sagrato, la testa intorpidita, e avanzando leggera nella nebbia ottobrina, mi dirigo verso la bancarella di un ambulante che vende dolciumi. Acquisto delle caramelle gommose di cui mi riempio la bocca per placare il vuoto nauseante che mi dà un insostenibile senso di solitudine; ispirando profondamente cerco di sciogliere quel nodo allo stomaco che non mi concede nemmeno il caldo conforto del pianto. Doveva sentirsi così la “Pecorella smarrita”? mi domando masticando meccanicamente. Quanto dovette resistere errando nell’imperitura ricerca di qualcosa che le desse un senso di appartenenza ormai lontano? Quanto dovette perdersi e ritrovarsi prima di giungere alla consolazione di una soave beatitudine?</p>
<p style="text-align: justify;">  Non posso continuare ad angosciarmi, non posso cedere al tormento, o rischio di impazzire. Meglio liberare la mente, fino alla prossima volta.</p>
<p style="text-align: justify;">Mi pulisco le mani appiccicose e le infilo nella borsetta per prendere le chiavi della macchina, avvicinandomi con passo svelto al parcheggio vuoto. Devo muovermi, devo agire, non voglio più pensare.</p>
<p style="text-align: justify;">Ora rientrerò a casa, chiuderò la porta lasciando fuori le domande in cerca di risposta, toglierò le scarpe e preparerò la cena, concentrandomi come sempre sui quotidiani gesti che sorreggono la mia esistenza.</p>
<p><em></em></p>
<p><em></em></p>
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		<title>Concerto di poesia per Attilio Bertolucci</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Nov 2011 22:28:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>zaphod</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Assaggi, suoni, visioni e letture]]></category>

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<p><a href="http://www.anonimascrittori.it/wp-content/uploads/bertolucci.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1990" title="bertolucci" src="http://www.anonimascrittori.it/wp-content/uploads/bertolucci.jpg" alt="bertolucci" width="104" height="160" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><em>[Nel centenario della sua nascita  le iniziative per ricordare la figura di<strong> Attilio Bertolucci</strong> sono state numerose. A Roma,  presso la Casa delle Letterature,  si è tenuto un Concerto di Poesia, per l'Anonima Scrittori c'era la blogger <strong>Lulla</strong> a raccogliere le impressioni di una serata nostalgica. Nel brano che segue si fa riferimento a un video in cui il poeta legge una delle sue opere: può essere visto <a href="http://www.letteratura.rai.it/articoli/la-camera-da-letto/870/default.aspx">cliccando qui</a> grazie al nuovo portale di letteratura di RaiEducational che proprio oggi inizia la sua avventura on line. A tutto il suo staff va l'in bocca al lupo dell'Anonima Scrittori. Buona visione e buona lettura.]</em></p>
<p style="text-align: justify;"><span>Che dire? Per fortuna evento molto poco celebrativo, diciamo quasi intimo, una roba tra poeti e amici. Introduzione della Gabriella Palli Baroni, pallosa, ma intimamente, ferocemente innamorata del suo poeta, che ne ha raccontato le di lui già ben note gesta: lo stacco dalla natia Parma (zac!), l&#8217;approdo nella felice Roma degli anni 50, diventando, sempre lui, una specie di Giano bifronte, una faccia triste e nostalgica rivolta alla sua città natia, ai suoi tortelli, parmigiano reggiano, oltretorrente, burro fuso, culatello, odore di sisso di gosino (Volgarmente tradotto per chì non conoscesse il dialetto, in merda di maiale), su cui la sua benestantissima, odiosissima, borghesissimamete contadina famiglia, ha tratto enormi ricchezze e una faccia felice, anche se anche quella spesso lamentosa, rivolta alla Roma che gli ha tolto un pò di quella malefica provincialità parmigiana, tanto difficile da lavare nei suoi figlietti. Dico ciò perchè ho abitato a lungo in quella città e, non essendo io parmigiana, è stato un vero strazio.</span><br />
<span>Terminata la presentazione, il filmino dove prima una bellissima Laura Morante seminuda recita felicemente pezzetti di &#8220;La camera da letto&#8221; e poi lui, il vecchio vate, continuandone la lettura, con voce inspirata e arrotando con ferocia le erre, ci ha sommersi, n&#8217;altra volta, in burro e cascami di oltretorrente, in nebbie e in Perma (con la e). Verdi di sottofondo.</span><br />
<span>Dopo di che, si sono innalzati dalle loro sedie, uno per uno, i poeti ancora viventi, e hanno recitato, a scelta, una poesia del vate. Per fortuna qualcuno ha letto brani del suo epistolario con Sereni, che sono molto belli e poi io adoro Sereni, anche se non l&#8217;ho letto tutto.</span><br />
<span>La cosa più bella di queste riunioni, alle quali non troppo spesso partecipo, sono proprio loro, i poeti. Mi affascinano per quell&#8217;aria poco poetica che hanno. Grassi, magri, in genere molto malvestiti, ma non poverissimi, alcuni atteggiati (pochi devo dire), tutti invecchiati con la faccia ancora del ragazzo che ricordo 30/40 anni fa, quando frequentavano le cantine dei teatrini d&#8217;avanguardia e le immonde trattorie trasteverine dove si mangiava merda con veramente due lire. E si beveva peggio, ma tanto. Con alcuni sono rimasta amica, con altri ci scrutiamo cercando segni di una vita fa. Insomma, poco icona del poeta bellissimo e maledetto. Ragazzi invecchiati, ecco.</span><br />
<span>Le più strepitose sono le poetesse. Niente colli lunghi, facce spirituali e spiritate. Donnette uscite senza sporta per andare a far la spesa. Tutta la mia immensa simpatia.</span><br />
<span>Mi mancava Zanzotto, che questa volta non c&#8217;era.</span><br />
<span>Finita la roba, sono andata a cena con tre di loro e due amichette. C&#8217;era Iovanca (ma non si scrive così), giovane bellissima poetessa albanese, approdata da noi in barca, laurea in lettere e filosofia, che per mantenersi lavora in una sala giochi. C&#8217;era il mio amatissimo Carlo Bordini, Daniela Rossi, una delle mie più vecchie amiche e una delle prime organizzatrici di quei festival, tanto odiati dal russo, ma che hanno dato un po&#8217; di visibilità a questa bistrattata e mal capita Musa.</span><br />
<span>L&#8217;osteria ora si chiama ristorante, il cibo è lo stesso, il vino anche, il prezzo è mooolto cambiato. Noi però non beviamo più.</span><br />
<span>Gossip.</span></p>
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		<title>Palude nel Norditalia - Pennacchi a Brescia</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Nov 2011 18:10:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Faust Cornelius Mob</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Anonima Scrittori]]></category>

		<category><![CDATA[Antonio Pennacchi]]></category>

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		<category><![CDATA[Brescia]]></category>

		<category><![CDATA[Palude]]></category>

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<p><a href="http://www.anonimascrittori.it/wp-content/uploads/palude1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1988" title="palude1" src="http://www.anonimascrittori.it/wp-content/uploads/palude1.jpg" alt="palude1" width="200" height="298" /></a></p>
<p> </p>
<p> </p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt;"><span style="font-size: small; font-family: Calibri;">Il tour di Antonio Pennacchi per la presentazione della nuova edizione del suo classico Palude, da poco pubblicato per i tipi di Baldini, Castoldi &amp; Dalai, toccherà Brescia, per la precisione domenica 20 novembre alle ore 21,00 presso il Caffè Letterario Primo Piano in Via Beccaria 10, nelle vicinanze di Piazza della Loggia.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt;"><span style="font-size: small; font-family: Calibri;">La presentazione, organizzata con la collaborazione di Anonima Scrittori, Associazione Culturale A.R.C.I. Primo Piano e Libreria Rinascita avrà come relatore Nino Dolfo, collaboratore delle pagine culturali dell’edizione bresciana del Corriere della Sera.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt;"><span style="font-size: small; font-family: Calibri;">La redazione di Anonima Scrittori è entusiasta di poter collaborare con una realtà giovane ma attiva come l’Associazione Culturale Primo Piano e con un’istituzione consolidata nella realtà culturale cittadina quale Libreria Rinascita in un’occasione di grande rilevanza che vedrà per la prima volta a Brescia la presenza di uno dei più importanti scrittori italiani nonché vincitore della passata edizione del Premio Strega.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt;"><span style="font-size: small; font-family: Calibri;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt;"><span style="font-size: small; font-family: Calibri;">Antonio Pennacchi presenta : Palude</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt;"><span style="font-size: small; font-family: Calibri;">c/o Caffè Letterario Primo Piano</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt;"><span style="font-size: small; font-family: Calibri;">Via Beccaria 10 – Brescia</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt;"><span style="font-size: small; font-family: Calibri;">Domenica 20 novembre 2011 – ore 21.00</span></p>
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