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		<title>Trattoria Rosellini - Smilzo</title>
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[Marco Berrettini ci accompagna ancora nel suo ristorante preferito per una nuova puntata di Trattoria Rosellini, la pausa pranzo preferita dell'Anonima Scrittori.]
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<p><em>[</em><strong>Marco Berrettini</strong><em> ci accompagna ancora nel suo ristorante preferito per una nuova puntata di </em>Trattoria Rosellini<em>, la pausa pranzo preferita dell'Anonima Scrittori.]</em></p>
<p style="text-align: justify;">Sulla porta luccica ancora una decorazione natalizia. Son tre giorni che sento la Rosa gridare contro Pinuccio perché la tolga, lei non ci arriva e non vuole prendere la scala, le fa male una gamba e non vuol rischiare di finire a terra. Lui promette e promette, ma siamo già a metà gennaio e i fili d&#8217;argento sono ancora lì.<br />
Entro e il profumo del cibo mi avvolge come una mamma tiepida; Talib e i fratelli Sanzo stanno commentando le nuove regole d&#8217;accesso al centro, Camillo li ascolta in silenzio. Era un po&#8217; che non ci incrociavamo, beh, devo dire che si è proprio rimesso, avrà perso dieci chili. Non che sia diventato magro, ma sicuramente è sceso sotto il quintale.<br />
Miòara ci raggiunge al tavolo con piatti fumanti di cardi alla milanese. Al solo contatto visivo esplode l&#8217;acquolina, mi infilo il tovagliolo nel colletto e ne divoro una forchettata. Ustionante. Probabilmente divento bordeaux, gonfio le guance cercando di smorzare con la saliva, soffio col naso, mi copro la bocca con le mani e tento di salvare la lingua.<br />
-Bilòtun!- Pinuccio ride e mi versa un bicchiere di vino, Miòara mi fissa teneramente, gli altri spezzettano lo sformato di cardi per farlo raffreddare. Finalmente riesco a deglutire il piombo fuso e bevo. La Rosa dalla cucina ci avvisa: -Attenti che scotta!- Ridono tutti.<br />
-Sì mama, ghe l&#8217;ha giamò spiegà el Bortolo&#8230;- Pinuccio, continuando a sghignazzare, riprende il suo lavoro. Io mi inserisco nel discorso degli altri e li informo che si può addebitare il costo degli ingressi direttamente sul Telepass, poi cerchiamo di capire cosa si intenda per Cerchia dei Navigli sul modulo di richiesta di autorizzazione annuale di accesso.<br />
-Boh! Area C e cerchia dei Bastioni son la stessa cosa, ma Navigli non si capisce, forse qualche limitazione ulteriore che hanno in programma, ma ancora non è in funzione. Meglio barrare anche quella.-<br />
-Certo che così ci obbligano a cambiare i camion per poter lavorare, oppure a stare lontani da Milano, Bortolo, ma tu come fai a usare ancora il Leoncino del &#8216;63?-<br />
-Innanzitutto l&#8217;ho iscritto al registro dei mezzi d&#8217;epoca, ma nelle leggi c&#8217;è un tal casino che i vigili non sapevano mai che fare e alla fine quando mi fermavano mi facevano perdere delle ore senza venirne a capo. Qualche volta mi han multato nonostante avessi pagato l&#8217;Ecopass. Ho dovuto apportargli un po&#8217; di modifiche e sono riuscito a collaudarlo come Euro 4. In proporzione mi è costato di più che comperarne uno nuovo, ma, a parte la componente affettiva, non voglio rinunciarci perché è perfetto per caricare i fusti di vaselina in Euderm.-<br />
Pinuccio fa un gestaccio, gli altri ridono.<br />
-Pirla! È vaselina miscelata a una sostanza segreta che viene confezionata come crema di bellezza.-<br />
Arriva la pietanza: pomodori ripieni e scorza nera in insalata.<br />
-Come mai tutta questa verdura oggi?-<br />
-La Rosa ha detto che si festeggia il raggiungimento di quota novanta da parte di Camillo.-<br />
L&#8217;avevo detto io che era dimagrito, ma più di venti chili non mi era sembrato, eppure è così; stappiamo una bottiglia di spumante, ci congratuliamo con lui. C&#8217;è anche una torta d&#8217;avena, saporita e poco calorica, Pinuccio ce la serve poi fissa Camillo negli occhi:<br />
-Adèss però, Smilzo, fas pù vedè per almèn un més, se no che la mata la se mèt in testa de fa dimagrì anca mì!-<br />
Dalla cucina si sente la Rosa che gli grida: -Cretino! Cun ti a go pù da speransa!-<br />
Pinuccio tira indietro la pancia, trattiene il respiro, sembra un tacchino ripieno. Chissà, la speranza è sempre l&#8217;ultima a morire.<br />
-Caffè!-</p>
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		<title>Savile Row - Brusco risveglio</title>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 22:04:35 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Assaggi, suoni, visioni e letture]]></category>

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[Un nuovo capitolo per il viaggio di Stefano Cardinali tra musica ed esperienze degli anni '70 e non solo.]
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<p><a href="http://www.anonimascrittori.it/wp-content/uploads/20120515-000427.jpg"><img src="http://www.anonimascrittori.it/wp-content/uploads/20120515-000427.jpg" alt="20120515-000427.jpg" class="alignnone size-full" /></a></p>
<p><em>[Un nuovo capitolo per il viaggio di <strong>Stefano Cardinali</strong> tra musica ed esperienze degli anni '70 e non solo.]</em></p>
<p>A mia madre Fausto non è mai piaciuto.<br />
    - Certo che me lo ricordo: era il più brutto tra i tuoi amici.<br />
    - Io mi ricordo che con le ragazze aveva un discreto successo - provo a difenderlo.<br />
    - Era anche un gran maleducato: non alzava mai la tavoletta del water - mi dice mentre mi restituisce la foto che ci ritrae insieme. - E dopo non si lavava nemmeno le mani! - aggiunge per rafforzare la sua posizione.<br />
    Ho capito, oggi non è aria.<br />
    Non ho mai fatto caso alle cattive abitudini di Fausto in bagno anzi è probabile che a quei tempi mi comportassi anche io così. Adesso vattelo a ricordare! Di lui mi aveva colpito la curiosità per ogni argomento, molla che lo spingeva ad approfondire tutto, tanto da arricchirlo di conoscenze che amava poi condividere con gli amici. E l’ho sempre ritenuto un esempio per la lealtà con cui gestiva ogni rapporto.<br />
    Ci conoscemmo in palestra alla selezione per la squadra di basket della scuola che partecipava al campionato tra istituti. L’amore per lo sport e per la musica ci portarono a frequentarci e ben presto fui contagiato anche io dalla sua voglia di fare nuove scoperte. E grazie a lui capii che nel panorama del progressive rock italiano non esistevano solo Banco e PFM.</p>
<p>    - Devi ascoltare Le Orme - più che un consiglio, un ordine.<br />
    - Guarda che li conosco. L’anno scorso <em>Sguardo verso il cielo</em> mi ha fatto due palle così e adesso sta succedendo la stessa cosa con <em>Gioco di bimba</em>. Non esiste jukebox che non la suoni - respingo così il suo suggerimento.<br />
    - Non puoi giudicarli per quei brani. Quelle sono le canzoni uscite sul 45 giri, sono i pezzi commerciali per farsi conoscere. Gli LP sono un’altra cosa, credimi - e se lo dice Fausto, bisogna dargli retta. - Ti presto la cassetta dove ho registrato <em>Collage</em> e <em>Uomo di pezza</em>. Devo farti ricredere.<br />
    Mi ricredetti e così nel 1972 Le Orme entrarono nella mia collezione discografica  nonostante le riserve che ho ancora oggi sui loro brani più orecchiabili. Mi piaceva il fatto che tre soli elementi - Aldo Tagliapietra, voce, basso e chitarra, Toni Pagliuca, tastiere e Michi Dei Rossi, percussioni - fossero in grado di produrre un suono così ricco. Le loro melodie spesso rievocavano costruzioni classiche e entrarono a pieno titolo nel cosiddetto <em>rock progressivo italiano</em> come accadeva alla PFM e al Banco, con la differenza che questi ultimi si avvalevano rispettivamente di cinque e sei elementi. Un po’ quello che succedeva con Emerson Lake &#038; Palmer, con altri timbri ma con un risultato ugualmente originale. </p>
<p>    Alcuni mesi dopo il nostro primo incontro Fausto conobbe Ines, cugina di Paola, la sua compagna di banco. Fu amore a prima vista, intenso ed esclusivo, tanto che la coppia si isolò dal resto del mondo e i nostri incontri si diradarono fino a limitarsi ai soli allenamenti con la squadra. Da Paola seppi poi che Fausto aveva cominciato a frequentare la casa della ragazza e che spesso era invitato a pranzo proprio dai suoi genitori.<br />
    Nel 1973 la nostra scuola vinse il torneo provinciale e l’anno seguente - chissà per quale strano motivo - fummo scelti per rappresentare l’Italia al campionato mondiale studentesco di Barcellona. Non è che sulle maglie della nostra divisa ci fosse stampata la scritta ROMA, no, c’era proprio scritto ITALIA con lo scudetto sul petto e i bordi delle maglie ornati dal tricolore. Eravamo noi gli azzurri, con tanto di inno nazionale prima di ogni gara!<br />
    Il viaggio fu indimenticabile: in treno fino Genova e poi imbarcati alla volta della Spagna. Per molti di noi si trattava del primo tragitto in nave e addirittura della prima volta che andavamo all’estero. Arrivati a Barcellona fummo suddivisi in camere doppie. Fausto e io chiedemmo di sistemarci insieme e, con Ines lontana, la nostra amicizia ritrovò in poche ore la vecchia complicità. Per dieci giorni la nostra vita si trasferì in una dimensione di cui avevamo solo sentito parlare, schiavi di uno sport che amavamo ma senza un’ora di tempo libero. Ci allenavamo mattina e pomeriggio, giocavamo una partita ogni due giorni e negli spazi vuoti andavamo ad assistere agli incontri tra le altre nazionali. La sera arrivavamo in camera talmente stanchi che ci addormentavamo sempre con la musica accesa. E si, perché Fausto aveva portato con sé il mangianastri e uno zaino pieno di cassette con almeno due chili di batterie di scorta. Anche Le Orme - che nel frattempo avevano sfornato quel capolavoro di <em>Felona e Sorona</em>, un concept album che ebbe un ottimo riscontro di pubblico e critica tanto da essere pubblicato anche in inglese per il mercato internazionale con Peter Hammill dei Van Der Graaf che collaborò alla traduzione dei testi - ci accompagnarono per tutto il tempo nella nostra trasferta catalana. Fin dalla prima partita Fausto portò negli spogliatoi il suo mangiacassette e, visto che all’esordio stracciammo la nazionale turca, da quel momento il festoso brano <em>Felona</em><br />
P divenne ufficialmente la canzone portafortuna della squadra.<br />
    Il nostro campionato si concluse con un’onorevole sesto posto tra le sedici squadre partecipanti. La sera prima del ritorno in Italia fummo invitati a una festa in discoteca da alcune ragazze di una comunità italiana che avevano seguito le nostre partite. Io accettai con entusiasmo mentre per convincere Fausto faticai parecchio.<br />
    - Dai, vieni con noi, è la nostra prima serata libera e domani torniamo a casa!<br />
    - No, non me la sento. Sono stanco e poi a Ines non farebbe piacere.<br />
    - Non facciamo niente di male. E poi non sarò certo io a raccontare alla tua ragazza della nostra uscita in discoteca!<br />
    - Tu no, ma io lo farei di certo. Sono sicuro che lei me lo confesserebbe.<br />
    - Ecco, vedi? Lei andrebbe a ballare e poi te lo direbbe. E tu, che hai fiducia in lei, non ti dispiaceresti. Perché voi vi fidate vero? - questa provocazione sembrò smuovere qualcosa. - Dai andiamo, non c’è niente di male - conclusi. Fausto confermò il suo no e io smisi di insistere.<br />
    Ero fuori del mitico Hotel Oriente - albergo dove avevamo mangiato in tutti e dieci giorni della nostra avventura catalana - già seduto nel taxi con la portiera ancora aperta quando il mio amico mi fece segno di aspettarlo.<br />
Scomparve per alcuni secondi e si ripresentò col giubbotto in mano. Salì in auto e mi sorrise quasi addolorato. Solo al ritorno a Roma capii il significato di quella smorfia.<br />
    In discoteca lo vidi appartato su un divanetto in compagnia di una delle ragazze che ci avevano invitato poi cominciai a ballare e non feci più caso a lui. Verso le due decisi che ero stanco abbastanza per andare a dormire. Cercai il mio amico per avvertirlo ma non lo vidi. Mi convinsi che fosse già tornato in albergo ma, arrivato in camera, non lo trovai. Non ebbi il tempo di preoccuparmi perché crollai subito addormentato. Verso le sette lo sentii rientrare.<br />
    - E dire che ho dovuto faticare per convincerti a venire - bisbigliai con la voce impastata dalle poche ore di riposo.<br />
    - Poi ti racconto - rispose anche lui sottovoce. E si mise a dormire senza spogliarsi.<br />
    Alle nove squillò il telefono e visto che Fausto continuava a ronfare risposi io. Era Ines. Svegliai il mio amico strattonandolo e gli passai la  telefonata. Lo sentii sussurrare poche risposte:<br />
    - Si, a ballare.<br />
    Pausa.<br />
    - Un po’ di gente.<br />
    Pausa.<br />
    - Beh, si, ce n’erano.<br />
    Pausa.<br />
    - Da poco.<br />
    Pausa.<br />
    - Quando torno ti spie… - rimase per un attimo imbambolato guardando la cornetta che mi consegnò senza dire nulla. Si girò dall’altra parte e si riaddormentò. Io, ormai sveglio, mi preparai e uscii. L’imbarco era previsto per le due del pomeriggio perciò feci colazione e mi unii ad altri compagni di squadra per un giro in città. Quando rientrai in albergo salii nella mia stanza e trovai Fausto che aveva preparato anche la mia valigia.<br />
    - Che fine hai fatto ieri sera? - chiesi incuriosito.<br />
    - Sono andato a casa di Martina, la ragazza con cui mi hai visto parlare e… - Fausto lasciò la frase in sospeso mentre si lasciava cadere sul letto.<br />
    - E…? - chiesi incalzandolo.<br />
    - …abbiamo fatto l’amore - aggiunse il mio amico con lo sguardo fisso al soffitto.<br />
    - E bravo il nostro fedele e sincero fidanzato modello! E adesso come ti senti?<br />
    - Come vuoi che stia? Con un peso sullo stomaco come la paella di ieri sera e con la preoccupazione per il dolore che ho provocato a Ines.<br />
    - Che “provocherai” a Ines - lo corressi io.<br />
    - No, che le ho già causato. Stamattina, appena sei uscito mi ha richiamato e le ho confessato tutto.<br />
    - Proprio non ce l’hai fatta ad aspettare di guardarla in faccia?<br />
    - Tu non puoi capire quanto sto male. Se le ho raccontato di questa notte è stato più per alleggerirmi la coscienza che per un eccesso di sincerità.<br />
    - Vedrai che Ines ti perdonerà questa distrazione spagnola - aggiunsi cercando di risollevarlo.<br />
    Fausto mi guardò senza rispondere. Si rialzò dal letto e chiuse la valigia.<br />
    - Scendiamo prima che ci facciano chiamare dalla reception. - disse. Poi prese il proprio bagaglio e uscì dalla stanza.<br />
    Sul pullman verso il porto cercai di riprendere il discorso ma trovai solo un muro. L’unica frase che mi concesse fu un attestato di affetto: - Ritrovare la tua amicizia mi ha riaperto gli occhi.</p>
<p>    Fu Fausto a cercarmi dopo una settimana dal rientro a Roma.<br />
    - Ieri sera hanno ricoverato Ines - esordì accendendo una sigaretta. - S’è bevuta mezza bottiglietta di topicida.<br />
    - Come sta? - chiesi preoccupato.<br />
    - È fuori pericolo. Le hanno fatto subito la lavanda gastrica.<br />
    - L’avevi lasciata?<br />
    - L’avrei fatto presto. Le ho raccontato ciò che mi è successo in Spagna, che appena siamo sbarcati ho ricominciato a respirare aria di libertà. All’inizio pensavo che fosse l’entusiasmo per quello che stavamo vivendo invece, giorno dopo giorno, ho realizzato che l’essermi staccato da lei mi faceva stare meglio e più stavo bene, più soffrivo. Ho cercato di spiegarglielo e le ho chiesto del tempo per riordinare le idee. Lei è stata lì ad ascoltarmi fredda, quasi distaccata. Stamattina mi ha telefonato la cugina per avvertirmi dell’accaduto. - Fausto gettò la sigaretta a metà spegnendola con la suola.<br />
    - Sei andato a trovarla?<br />
    - No. È piantonata dai genitori e Paola mi ha detto che non è aria, che non vogliono vedermi più girare intorno alla figlia.<br />
    - Adesso cosa hai intenzione di fare? - domandai  al mio amico.<br />
    - Niente. Provo pena per lei ma non posso nascondermi di avere riaperto gli occhi. Devo pensare a ciò che è successo e alle cause che l’hanno provocato. Quello che nutro oggi dopo il suo gesto mi ha confermato che, per quanto le voglia ancora bene, il nostro rapporto si è esaurito.</p>
<p>    Ines si riprese in fretta: la tempestiva lavanda gastrica aveva limitato gli effetti dell’avvelenamento e la ragazza tornò alla sua vita normale. Del suo tentativo di uccidersi non si venne a sapere mai niente, tutelata dall’amore dei genitori e dalla discrezione di Fausto e mia.</p>
<p>    - Guarda che anche tu in quell’immagine non sei venuto tanto bene - ora mia madre ne ha anche per me.<br />
    - Con i capelli lunghi e la riga da una parte eri proprio ridicolo.<br />
    Devo ammettere che stavolta ha ragione: sembro il serial killer di McCarthy impersonato da Bardem però con indosso la divisa della nazionale italiana.<br />
    Rimetto a posto l’album del basket nel cassetto della credenza.<br />
    - Quando te le porterai a casa tua sarà sempre troppo tardi!<br />
    Le sorrido. Succede così ogni volta: tiro fuori le fotografie per portarmele via e, dopo averle guardate, decido di lasciarle dai miei. - Le prendo la prossima volta, te lo prometto!<br />
    Ora è mia madre a sorridermi con sarcastica benevolenza. Sembra dire: è sempre la solita storia.</p>
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		<title>M^C^O corre - Woltaired da Milano</title>
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		<pubDate>Fri, 11 May 2012 21:35:56 +0000</pubDate>
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[Reportage sui generis del nostro Woltaired dallo spazio occupato di Macao]
M^C^O corre
(Non abbiamo bisogno di grattacieli dinosauri, ma di formiche con le ali.)
Mi ero messo d’impegno a scrivere un articolo che descrivesse cosa sta succedendo a Milano a due passi dalla stazione Centrale; volevo spiegare, a tutta l’Anonima Scrittori e a chi fosse capitato sulle [...]]]></description>
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<p><a href="http://www.anonimascrittori.it/wp-content/uploads/20120511-233538.jpg"><img src="http://www.anonimascrittori.it/wp-content/uploads/20120511-233538.jpg" alt="20120511-233538.jpg" class="alignnone size-full" /></a></p>
<p><em>[Reportage sui generis del nostro Woltaired dallo spazio occupato di Macao]</em></p>
<p><strong>M^C^O corre</strong><br />
<em>(Non abbiamo bisogno di grattacieli dinosauri, ma di formiche con le ali.)</em></p>
<p>Mi ero messo d’impegno a scrivere un articolo che descrivesse cosa sta succedendo a Milano a due passi dalla stazione Centrale; volevo spiegare, a tutta l’Anonima Scrittori e a chi fosse capitato sulle mie parole, per filo e per segno, gli umori, la storia, lo stato delle cose. Ho riempito una decina di pagine, fatto ricerche, letto articoli e forum pro e contro, ma alla fine ciò che mi trovo tra le mani è quel brivido tale e quale a quando diedi il primo bacio, a quando seguii la mia prima lezione di teatro a quando tolsi i tre strati di tappezzeria nel primo appartamento in affitto con due amici.</p>
<p>Per me Macao è stato così. Una scossa. Avevo letto il comunicato che annunciava l’occupazione di sabato 5 maggio della Torre Galfa, un paio di giorni prima sul web, avevo visto che alcuni miei amici avevano aderito, ma non avevo approfondito, io non sarei potuto esserci, ormai da dieci anni non abito più a Milano. Qualcosa, però, era già scattato e per tutto il sabato non ho fatto altro che cercare informazioni in rete. Ero emozionato.</p>
<p>Ho retto fino a mercoledì, poi con la scusa di acquistare del sangue finto che mi serve per un monologo a Genova a fine mese, mi son messo in macchina e sono sceso in città. Con me ho portato l’Anonima, sotto forma di due copie della nostra antologia Storie di (r)esistenza. Ho lasciato la macchina in via Padova e ho preso la verde, sono sceso in Centrale e, davvero, lo ripeto, mi sembrava d’andare al primo appuntamento. Imboccata via Galvani ho visto subito lo striscione calato da una finestra a tre quarti del grattacielo, la scritta già la conoscevo, l’avevo letta su tumblr: SI POTREBBE ANCHE PENSARE DI VOLARE. Ho scattato qualche foto e ho attraversato via Filzi, dando uno sguardo al Pirellone lì a sinistra e non potendo fare a meno di confrontare le due emozioni contrastanti. Attrazione, repulsione.</p>
<p>Così ho raggiunto l’ingresso. Un ragazzo su una scaletta a pioli stava pulendo un vetro della facciata, un cartello appiccicato lì diceva: No spray, grazie. All’interno della barriera in lamierino, che delimita lo spiazzo antistante l’edificio, una dozzina di uomini e donne bonificava la terra dai sassi: il Tavolo Gardening. Dopo aver atteso che uno strano studente universitario finisse di esporre le sue competenze chiedendo in cosa potesse rendersi utile mi sono fatto indicare il Tavolo Comunicazione. Piano terra a sinistra in fondo.</p>
<p>Camminando verso la mia meta mi è stato subito chiaro cosa fosse la cosa più importante in quel momento: darsi da fare. Lo ammetto: mi son sentito un po’ perso, impotente, incompetente. Ero un curioso. Un curioso innamorato, ma comunque un invadente, il mio posto sarebbe stato all’assemblea cittadina della sera, in quel momento non potevo fare gran che, anche se avrei voluto, ma dare la mia disponibilità a lavorare concretamente stando a sessanta chilometri e tornando a Milano, sì e no, una volta al mese sarebbe stato davvero poco sincero.</p>
<p>Alla fine ho pensato che tutto ciò che avrei potuto davvero fare, nel mio piccolo, era parlarne. Questo ho detto alla ragazza che mi ha accolto. Poi sono uscito a fumare una sigaretta in cortile con due donne che stavano aspettando un’altra persona per cominciare il sottogruppo Redazione e ho lasciato a loro le due copie dell’antologia e i nostri indirizzi web di riferimento. Anonima e Arcipelago. Ho una mail che è reportmacao@gmail.com, la potremmo usare per proporre qualche nostra iniziativa.</p>
<p>Dopo una mezz’ora sono uscito, ma avrei voluto prendermi una birra al bar già funzionante, sedermi su uno dei fusti in metallo, giocare coi cani che girovagavano e parlare, parlare, parlare, tirare l’ora dell’assemblea, vedere la notte. Purtroppo non ho potuto.</p>
<p>È stato solo l’altro ieri, ma nel frattempo sono successe tantissime cose: l’assessore Boeri, le dichiarazioni del sindaco, la parole di Dario Fo e tutte le solite varie polemiche su pubblico e privato, legalità e occupazione, arte e degrado. Intanto Macao corre in wi-fi, migliaia di simpatizzazioni sui social, proposte, iniziative e io non vedo l’ora di tornare.</p>
<p>Quasi quasi lascio cadere la fiala di sangue finto dal balcone.</p>
<p>M^C^O corre.</p>
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		<title>Trattoria Rosellini - Bocce</title>
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		<pubDate>Wed, 09 May 2012 21:44:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>zaphod</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Assaggi, suoni, visioni e letture]]></category>

		<category><![CDATA[Narrazioni]]></category>

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[Nuova sosta per la pausa pranzo nella Trattoria Rosellini di Marco Berrettini. Buon appetito e buona lettura.]
C&#8217;è un sole fantastico e la temperatura è mite. Siamo d&#8217;accordo, è mezzogiorno, ma un dicembre così non si vedeva da anni. Parcheggio e mi fermo a chiacchierare con Ernesto.
-Vèn vója de giugà ai bòcc cunt chel calt chi.-
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<p><a href="http://www.anonimascrittori.it/wp-content/uploads/rosellini.jpg"><img class="size-medium wp-image-1871" title="rosellini" src="http://www.anonimascrittori.it/wp-content/uploads/rosellini-300x225.jpg" alt="Trattoria Rosellini" width="300" height="225" /></a></p>
<p><em>[Nuova sosta per la pausa pranzo nella </em>Trattoria Rosellini<em> di </em><strong>Marco Berrettini</strong><em>. Buon appetito e buona lettura.</em>]</p>
<p style="text-align: justify;">C&#8217;è un sole fantastico e la temperatura è mite. Siamo d&#8217;accordo, è mezzogiorno, ma un dicembre così non si vedeva da anni. Parcheggio e mi fermo a chiacchierare con Ernesto.<br />
-Vèn vója de giugà ai bòcc cunt chel calt chi.-<br />
-Mi sunt mia bun, Ernesto.-<br />
Lui invece, a suo dire, è un campione, ma adesso gioca solo d&#8217;estate al mare. A giugno va sempre due settimane in Romagna nella casa estiva della parrocchia, Lambrusco fresco e bocce da mattina a sera. Il mare quasi non lo vede, solo quattro passi la mattina presto andando a comprare il giornale.<br />
-Al sarisa bèl vèg&#8217;amò el camp chi a la traturia.-<br />
Sarebbe bello sì, per Ernesto, anche perché magari potrebbe trovarsi una fidanzata fissa. Già perché pare che là in riviera, a giugno, dopo le vittorie a bocce va a ballare il liscio e tutte le signore bramano il campione. Mi racconta di avventure mirabolanti anche con ragazze di dieci anni più giovani, a me scappa un sorriso d&#8217;imbarazzo, quelle che per lui sono appetibili conquiste per me son donne dell&#8217;età di mia madre e, sinceramente, mi fa un po&#8217; senso immaginare la mia mamma fluttuare nelle danze avvinghiata a Ernesto, il mago del picchia e accosta.<br />
Cancello il pensiero allungandogli sei campioni di dentifricio e vado a pranzo. Il tavolo degli amici mi accoglie vociante come sempre, si discute di tasse, politica, sciopero generale, crisi. Meno male, niente donne, che non ne potevo più ultimamente, sembravano tutti diventati Cupido. E Gisella di qua e Gisella di là.<br />
-Oggi pomeriggio dovrei ritirare un bancale in VetRan, ma non ce la faccio, Bortolo non è che puoi caricarlo tu?-<br />
Come non detto. Camillo mi fissa con l&#8217;aria sincera, ma io non ci casco, gli rispondo che se ha bisogno posso mandare Alberto col pick-up, basta che mi dia la bolla d&#8217;ordine, poi fatturo a lui.<br />
-No, va beh, dai, come non detto, in qualche modo mi arrangio.-<br />
Se volessi riallacciare i rapporti lo farei, in fondo capita ancora di incrociarci qui in trattoria, ma, lo ripeto, la storia è chiusa. Definitivamente.<br />
-Posso sedermi a mangiare senza che rompiate ancora i maroni con Gisella o devo andare a un altro tavolo?-<br />
Donato dà una botta col dorso della mano a Camillo. -Lasèl in pas, bigùl!-<br />
Maccheroni al ragù di salsiccia, bistecca e pomodori gratinati. Verso il rosso nel bicchiere e dico la mia sul governo tecnico. Siamo tutti d&#8217;accordo, potremmo andare a Roma al posto dei ministri, sigarette e gasolio saremmo stati capacissimi anche noi d&#8217;aumentarli, mica servono due lauree. Oggi c&#8217;è anche il dolce, ci avviciniamo alle feste e la Rosa ha fatto le prove della crema di mascarpone da mettere sul panettone a Natale, ce la serve in piccole ciotole di ceramica. È un po&#8217; densa, accompagnata da lingue di gatto e scaglie di cioccolata fondente.<br />
-La ve pias? Sunt mia tropa cunvinta, a mi me pàr nà meza vacada.-<br />
Scuotiamo tutti la testa, è buonissima, solo, magari un po&#8217; più cremosa se dovrà andare sulle fette di panettone, ma il sapore è ottimo. La Rosa torna in cucina soddisfatta. Pinuccio sottrae una seconda ciotola e se la mangia col pane, apre il marsala versa nove bicchierini e li porta al tavolo. Chiamiamo anche Ernesto, brindiamo alla crisi, al futuro, al riscaldamento del pianeta, alle prossime feste e, perché no, come dice Angelino che arriva da Uscio, sopra Genova, anche alla mussa!<br />
-Miòara ci fai sei ristretti e uno lungo? Grazie.-<br />
Sul retro, una folata di vento sposta un vecchio telo e delle foglie morte. Un punto rosso compare, come il naso di un pagliaccio. Forse un po&#8217; scolorito, ma tuttora buono. Il pallino è ancora in campo, solo, single, in attesa delle bocce.</p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>I Lunedì dell&#8217;Arcipelago : Raccontami una storia</title>
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		<pubDate>Mon, 07 May 2012 17:56:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Faust Cornelius Mob</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Assaggi, suoni, visioni e letture]]></category>

		<category><![CDATA[I lunedì dell'Arcipelago]]></category>

		<category><![CDATA[arcipelago anonima]]></category>

		<category><![CDATA[racconti]]></category>

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Torna il vostro Faust con I Lunedì dell&#8217;Arcipelago, vetrina del primo social network per scrittori, Arcipelago Anonima. Ancora una volta, come altri in passato, l&#8217;autrice viene dal nostro laboratorio di scrittura creativa con sede a Brescia. Lascio la parola a Barbara Mosconi, con il suo Raccontami una storia.
1.
Mamma sta urlando come un animale sgozzato. E’ [...]]]></description>
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<p><em>Torna il vostro Faust con I Lunedì dell&#8217;Arcipelago, vetrina del primo social network per scrittori, <a href="www.arcipelagoanonima.it">Arcipelago Anonima</a>. Ancora una volta, come altri in passato, l&#8217;autrice viene dal nostro laboratorio di scrittura creativa con sede a Brescia. Lascio la parola a Barbara Mosconi, con il suo Raccontami una storia.</em></p>
<p>1.<br />
Mamma sta urlando come un animale sgozzato. E’ viola in viso e suoi occhi sono strizzati in un’atroce smorfia di dolore. Allora io cerco di fare più forte di lei. Mentre sguscio fuori dalle sue cosce devastate vedo solo l’infermiera che mi prende al volo a testa in giù. Alle sue spalle grossi fiocchi di neve dondolano fuori dalla finestra. Non posso guardarmi attorno, nella stanza, ma so che quell’uomo, che mi parlava con voce dolce quando stavo ancora acciambellata dentro, è lì da qualche parte. Mi aspettava con ansia, l’ha detto lui.</p>
<p>2.<br />
“Ti tengo”<br />
“Allora vado. Ma però tu non lasciarmi.”<br />
“Non si dice ‘ma però’. Non preoccuparti, piccola, ti tengo io.”<br />
“Va bene.”<br />
Un po’ traballante fisso la meta e con la schiena dritta dritta spingo sui pedali. Sono concentrata. E’ vero che lui mi tiene, ma senza le rotelle mi sembra doveroso procedere perpendicolare al suolo, mica tutta storta come ero costretta prima dalla rotella di destra usurata. Ho l’impressione di andar bene, sono forte! Mi esce uno splendido sorriso pieno di buchi e perdo un po’ l’equilibrio. Quando mi fermo per non cadere e mi volto indietro lui mi guarda da lontano, sul ciglio della strada, applaudendo con un gran sorriso senza buchi.</p>
<p>3.<br />
Scappo correndo su per le scale, dribblando nonna e quel tappo obeso di mio fratello. “ Non ci vado!”. In scivolata mi rifugio sotto il lettone. Ho le guance tutte bagnate di lacrime e quelle che finiscono sulle labbra, miste a muco, hanno un sapore quasi consolatorio. Anche il pavimento freddo è rassicurante. Una mano grande e nodosa solleva le coperte e si tende verso di me. Le unghie sono ben curate, hanno un filo di bianco alle estremità.<br />
“Facciamo così: io vado alla scuola per i grandi e tu vai a quella per i piccoli. Poi questa sera ci diciamo a vicenda come è andata. Magari trovi anche una sorpresa, chi lo sa…”<br />
Tiro su col naso forte, ma la candela resta lì. Allora la spalmo bene sulla manica destra, dalla spalla fin giù al polso. Poi striscio piano, rassegnata, afferro l’indice teso verso di me e mi lascio trascinare fuori dal mio nascondiglio.</p>
<p>4.<br />
Lo stereo non si è ancora acceso, e il disco che gira solitamente come sveglia non è ancora partito. Io però sono già in piedi perché oggi è giorno di esami e mi sento un po’ nervosa. Cerco mamma in cucina: la colazione non sarà pronta ma almeno proverò a farmi distrarre e a farmi passare l’ansia. Mentre lei prepara la moka e io la osservo dallo sgabello di paglia, vengo all’improvviso immobilizzata da dietro da due braccia forti. La cravatta a righe blu e bordeaux  del mio “aggressore” penzola davanti ai miei occhi e due labbra profumate di dopobarba fresco mi schioccano un bacio sulla fronte.<br />
“Bleah! Ma che..?! Ho diciannove anni, cavolo!”<br />
“Già, certo, scusami.” Il tono è ironico. Anche mamma sorride.</p>
<p>5.<br />
“Torno a vedere il primo appartamento, vi va di accompagnarmi?”<br />
Ho fatto di testa mia finora, ma ormai ci siamo quasi e ho bisogno di consigli intelligenti e maturi. Chi meglio dell’arredatrice più brava del mondo e del suo fidato esperto di bricolage? Ora che tutti si sono convinti che non sto fuggendo ma solo crescendo, ricevo quotidianamente un supporto simile a quello che il capo ultrà riserva alla sua squadra del cuore. Stiamo ancora parcheggiando sotto la mia futura abitazione, che il mio uomo di casa ha già trasformato quegli sfortunati metri quadrati in un ipotetico cantiere.<br />
“Ma se nemmeno l’hai vista?” Mi viene da ridere davanti a tutto quell’entusiasmo.</p>
<p>Raccontati una storia, e se ti piace convinciti che sia accaduta veramente.</p>
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		<title>Tra Norba e Pianura Blu: Enzo Paulinich e Antonio Pennacchi</title>
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		<pubDate>Sun, 06 May 2012 18:27:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>zaphod</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Anonima Scrittori]]></category>

		<category><![CDATA[Antonio Pennacchi]]></category>

		<category><![CDATA[Assaggi, suoni, visioni e letture]]></category>

		<category><![CDATA[Eventi]]></category>

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		<category><![CDATA[norba]]></category>

		<category><![CDATA[paulinich]]></category>

		<category><![CDATA[pianura blu]]></category>

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<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><em>[Domani, <strong>lunedì 7 Maggio</strong>, a partire dalle ore 21,00, presso la multisala Oxer di Latina in Viale Pierluigi Nervi, Anonima Scrittori organizza '</em><strong>Tra Norba e Pianura Blu</strong><em>', un incontro tra musica, immagini e parole per restituire al nostro territorio il passato, anche remoto, e il futuro, tra tradizione e innovazione tecnologica, tra realtà e sogno.</em><br />
<span style="font-style: italic;">Durante la serata verranno proiettati il documentario '</span>Norba<span style="font-style: italic;">' girato da Enzo Paulinich e il video '</span>Pianura Blu<span style="font-style: italic;">' girato sempre da Paulinich, con Antonio Pennacchi. A seguire interverrà lo stesso Antonio Pennacchi.]</span></p>
<p><span>L’uomo ha sempre avuto la necessità di ricostruire attraverso il racconto la propria vicenda, una cosa è la storia, il riassunto della concatenazione dei fatti, altra cosa è l’epos, la narrazione, il racconto che raggiunge la partecipazione attraverso l’elemento emotivo.<br />
Proprio la linea del racconto unisce il lavoro di Enzo Paulinich ad Antonio Pennacchi colui che per primo si è fatto carico di consegnare alla nostra giovane comunità la propria vicenda di fondazione.<br />
Quella filmica è scrittura a tutti gli effetti e lo sguardo di Paulinich si posa su quanto ha intorno a se: il suo territorio. E’ il suo territorio che racconta riconsegnandolo al presente arricchito della potenza narrativa della sua scrittura.<br />
Pennacchi e Paulinich individuano nella storia e soprattutto nell’archeologia uno dei tasselli principali su cui poggiare l’orgoglio delle proprie radici. Un ponte ancora utilizzato ed una città ancora da scavare e riportare alla luce, due testimonianze importanti di una passato che è nostro e sul quale costruire una idea di futuro.<br />
Come? Valorizzandone l’utilizzo e facendo sistema di quelle che sono le risorse del territorio pontino.<br />
Ancora una volta è necessaria la presenza dell’artista che possa toccare le corde della suggestione e muovere gli animi perché forti di un trascorso ci si proietti verso il domani.<br />
Evocare il passato ed immaginare il futuro, in questo modo oggi la cultura sta modificando il destino di regioni intere nel mondo, l’immaginazione precede il progetto e allora da Norba ad un ponte sull’Appia all’immagine di una pianura in cui la navigazione sostenibile arrivi a sostituire i mezzi consueti di locomozione. Il progetto di Pianura Blu sgorga dalla roccia lavorata dall’uomo, dal selciato di una città sepolta per secoli e dalle pietre del nostro ponte più antico.<br />
Pennacchi e Paulinich ci raccontano queste storie, ci consegnano una possibilità, una idea.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Clemente Pernarella</strong></p>
<p><strong>Titolo: </strong>Tra Norba e Pianura Blu: Enzo Paulinich e Antonio Pennacchi<br />
<strong>Luogo: </strong>Multisala Cinema Oxer - Latina - Viale Pierluigi Nervi<br />
<strong>Descrizione: </strong>&#8216;Tra Norba e Pianura Blu&#8217;, un incontro tra musica, immagini e parole per restituire al nostro territorio il passato, anche remoto, e il futuro, tra tradizione e innovazione tecnologica, tra realtà e sogno.<br />
Durante la serata verranno proiettati il documentario &#8216;Norba&#8217; girato da Enzo Paulinich e il video &#8216;Pianura Blu&#8217; girato sempre da Paulinich, con Antonio Pennacchi. A seguire interverrà lo stesso Antonio Pennacchi.</p>
<p><strong>Ora inizio: </strong>21:00<br />
<strong>Data: </strong>2012-05-07</p>
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		<title>La Striscia : Provaci ancora Frank, ma anche no.</title>
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		<pubDate>Tue, 01 May 2012 12:19:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Faust Cornelius Mob</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Assaggi, suoni, visioni e letture]]></category>

		<category><![CDATA[La striscia di Faust]]></category>

		<category><![CDATA[Frank Miller]]></category>

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Tanto, troppo s’è già detto su Sacro Terrore, l’ultimo lavoro di Frank Miller, sin da quando in Italia era conosciuto con il solo titolo originale, Holy Terror. Molto, sì, ma per le ragioni sbagliate. Per quanto discutibili possano essere considerate, infatti, le prese di posizione di un autore, e le relative esternazioni, esse non servono, [...]]]></description>
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<p><a href="http://www.anonimascrittori.it/wp-content/uploads/holy-terror-frank-miller1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2109" title="holy-terror-frank-miller1" src="http://www.anonimascrittori.it/wp-content/uploads/holy-terror-frank-miller1.jpg" alt="holy-terror-frank-miller1" width="400" height="308" /></a></p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p class="MsoNormalCxSpFirst"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">Tanto, troppo s’è già detto su <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Sacro Terrore</em>, l’ultimo lavoro di Frank Miller, sin da quando in Italia era conosciuto con il solo titolo originale, <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Holy Terror</em>. Molto, sì, ma per le ragioni sbagliate. Per quanto discutibili possano essere considerate, infatti, le prese di posizione di un autore, e le relative esternazioni, esse non servono, o quantomeno non bastano, a giudicare un’opera letteraria. </span></p>
<p class="MsoNormalCxSpMiddle"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">Non volendoci cascare a mia volta, eviterò per quanto possibile di considerare le recenti evoluzioni del pensiero politico di Miller e di concentrarmi su <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Sacro Terrore</em> in quanto opera a fumetti.</span></p>
<p class="MsoNormalCxSpMiddle"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">Beh, ecco, stiamo scherzando, vero? Questa roba è uscita dallo stesso pennino da cui sono usciti <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Sin City</em>, <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Il ritorno del Cavaliere Oscuro </em>ed <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Elektra Vive Ancora</em>? Non ci ho voluto credere finché non ho avuto il libro tra le mani, non ci ho voluto credere fino all’ultima pagina, non ci vorrò credere quando tornerò a sfogliare i vecchi capolavori di questo grande ormai caduto. Sì, caduto, caduto di faccia, tra l’altro. </span></p>
<p class="MsoNormalCxSpMiddle"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">Parlando, infatti, con molta franchezza, <em style="mso-bidi-font-style: normal;">300 </em>è stato l’ultimo<em style="mso-bidi-font-style: normal;"> </em>lavoro davvero notevole di Frank Miller che, dopo l’epopea di Leonida e dei suoi spartani, ha iniziato una parabola discendente che culmina dolorosamente con questa sua ultima creazione. </span></p>
<p class="MsoNormalCxSpMiddle"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">Nemmeno a voler cercare con il lanternino si trova più traccia di quello storytelling intenso, duro e potente che ha fatto grande <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Sin City</em>, del taglio adrenalinico e allucinato di <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Elektra Assassin</em>, della caratterizzazione graffiante e viscerale che ti fa amare il Matt Murdock ferocemente attaccato alla vita di <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Devil : Rinascita</em>. Qualcuno ci ha pure provato, a spezzare una lancia in favore di <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Sacro Terrore </em>ma, siamo onesti, proprio non ci si riesce. </span></p>
<p class="MsoNormalCxSpMiddle"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">Il comparto grafico, discontinuo ma in progressivo peggioramento, inizia come vestigiale se comparato al Miller migliore e finisce come qualcosa ai limiti del tirato via, con una narrazione e un segno frettolosi e, spesso, abborracciati ai limiti del comprensibile. La tanto decantata sequenza di apertura del volume? L’inseguimento? No, dico, avete dato un occhio a <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Batman : Anno Uno</em>? Alla sequenza che vede Batman inseguito dalla polizia iall’interno di un palazzo, dominata dai colori scuri della penombra e del fumo dei lacrimogeni, che si chiude con i pipistrelli che si disperdono abbagliando il lettore con la luce di quel sole giallo pallido? Ecco, quella è una sequenza, quello è raccontare una storia, non la parodia della parodia che un autore fa di sé stesso in apertura di <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Sacro Terrore</em>, non quella scena che altro non ha se non l’imitazione meramente formale di una tecnica che ha impresso a fuoco il proprio marchio nel fumetto contemporaneo. </span></p>
<p class="MsoNormalCxSpMiddle"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">Vogliamo parlare della caratterizzazione dei personaggi? No, perché non esiste. Il vuoto totale, il festival dello stereotipo. A parte il personaggio di Amina, nell’unica micro sequenza in cui Miller si ricorda che i fumetti si devono anche scrivere, non solo disegnare. Non male, spunto interessante nonché unico dialogo decente di tutto il libro, ma stiamo parlando del creatore di icone da western moderno quali Marv, di <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Sin City</em>, e del Devil che tutt’ora serve da modello imprescindibile per chiunque voglia scrivere il personaggio. Un po’ pochino, no?</span></p>
<p class="MsoNormalCxSpMiddle"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">La stoccata finale la riservo al modo in cui in <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Sacro Terrore</em> viene veicolato il pensiero dell’autore. Ripeto, non entro nel merito delle posizioni di Frank Miller ma ne critico senza mezzi termini i modi : manicheo, bilioso e a dir poco semplificatore, l’autore si ispira alla Golden Age dei fumetti, quei ruggenti anni ’40 in cui Capitan America poteva prendere a pugni un capo di stato straniero, nella fattispecie Adolf Hitler, sulla copertina del proprio albo senza che l’opinione pubblica si scandalizzasse. Bene, cari lettori, notizia del giorno : i tempi cambiano e i linguaggi cambiano con essi, ergo vintage non vuol dire buono a tutti i costi, soprattutto se manca una certa qualità di<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>fondo a reggere il tutto. Sbaglia, tuttavia, chi parla di propaganda. La propaganda si pone lo scopo di essere efficace nella diffusione di un messaggio, qui proprio non ci siamo. <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Sacro Terrore</em> è uno sfogo iroso da parte di un artista che ha perso lo smalto che lo ha reso uno dei più grandi, un grido disarticolato urlato con voce afona e quasi fuori tempo massimo.</span></p>
<p class="MsoNormalCxSpMiddle"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">Dover scrivere queste righe, in un certo senso, mi fa male. Frank Miller è uno degli autori che mi ha rivelato le potenzialità del medium fumetto, che mi ha fatto comprendere quanto esso possa essere, e spesso sia, più vitale della letteratura stesse. Se tengo i fumetti sugli stessi scaffali sui quali tengo i libri “veri”, lo devo a Frank Miller, e vederlo ridotto così mi causa un dispiacere profondo.</span></p>
<p class="MsoNormalCxSpMiddle"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">Provaci ancora, Frank, ma anche no.</span></p>
<p class="MsoNormalCxSpMiddle"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;"> </span></p>
<p class="MsoNormalCxSpMiddle"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">Bibliografia :</span></p>
<p class="MsoNormalCxSpMiddle"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;"> </span></p>
<p class="MsoNormalCxSpMiddle"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">Frank Miller, Sacro Terrore, ed. Italiana Bao Publishing, 2012, 120pp., € 19,00</span></p>
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		<title>I Lunedì dell&#8217;Arcipelago : Attraverso l&#8217;estate</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Apr 2012 11:30:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Faust Cornelius Mob</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Assaggi, suoni, visioni e letture]]></category>

		<category><![CDATA[I lunedì dell'Arcipelago]]></category>

		<category><![CDATA[arcipelago anonima]]></category>

		<category><![CDATA[Canale Mussolini]]></category>

		<category><![CDATA[stefano cardinali]]></category>

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Torna I Lunedì dell&#8217;Arcipelago, la vetrina del meglio di Arcipelago Anonima, e lo fa in grande stile con Attraverso l&#8217;Estate, racconto di una delle colonne portanti di Anonima : il grande (in tutti i sensi) Stefano Cardinali.
 
 
 
In fondo poteva finire anche peggio. La ruota anteriore era da cambiare e questo avrebbe comportato una lunga serie di [...]]]></description>
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<p><a href="http://www.anonimascrittori.it/wp-content/uploads/canale-mussolini1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2107" title="canale-mussolini1" src="http://www.anonimascrittori.it/wp-content/uploads/canale-mussolini1.jpg" alt="canale-mussolini1" width="640" height="426" /></a></p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p><em>Torna I Lunedì dell&#8217;Arcipelago, la vetrina del meglio di <a href="http://www.arcipelagoanonima.it/">Arcipelago Anonima</a>, e lo fa in grande stile con Attraverso l&#8217;Estate, racconto di una delle colonne portanti di Anonima : il grande (in tutti i sensi) Stefano Cardinali.</em></p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;">In fondo poteva finire anche peggio. La ruota anteriore era da cambiare e questo avrebbe comportato una lunga serie di paternali più per la bici che per i graffi e le sbucciature su braccia e ginocchia.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="mso-spacerun: yes;">    </span>Così quella mattina mentre con Ernesto facevano ripartire il mangiadischi ascoltando per la centesima volta i Rokes e i Corvi,<em style="mso-bidi-font-style: normal;"> </em>quando il cugino scoprì che a quasi tredici anni ancora non sapeva andare in bicicletta, cominciò a canzonarlo dandogli del ”cittadino”. Lui si sentì umiliato e lo aggredì. Prima lo colpì con una serie di pugni e infine, alla reazione di Ernesto, lo mise con le spalle a terra tenendolo bloccato anche con un ginocchio. E avrebbe pure ricominciato a menarlo se non fosse intervenuta la zia Edda. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="mso-spacerun: yes;">    </span>Fabrizio sapeva bene che suo cugino aveva ragione, intanto perché era nato e viveva a Roma e poi perché era pure figlio unico di una mamma e un papà ansiosi da togliere il respiro. Per questo non era mai salito in bicicletta. Per fortuna tra pochi giorni sarebbe nato il fratellino e forse i suoi avrebbero dedicato a lui tutte le attenzioni che finora lo avevano oppresso. Anzi qualcosa stava già cambiando: in attesa del lieto evento lo avevano mandato a trascorrere l’estate in casa di parenti che vedeva due volte l’anno, ospite in un podere immerso tra campi di grano appena tagliato.<span style="mso-spacerun: yes;">   </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="mso-spacerun: yes;">    </span>Perciò, dopo la presa in giro del cugino, Fabrizio<span style="color: red;"> </span>aveva passato tutto il pomeriggio in bicicletta, avanti e indietro nel piazzale davanti al casolare, cercando un equilibrio sconosciuto che all’inizio sembrava irraggiungibile. Poi, lentamente, il primo giro di pedali senza mettere i piedi a terra, poi altri tentativi falliti e ancora dieci metri che diventavano venti, pedalando con quella stabilità sempre più vicina. Infine l’equilibrio, la consapevolezza di saper partire, di arrivare dove voleva e la gioia di saper curvare senza scendere.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="mso-spacerun: yes;">    </span>Poco prima di sera Fabrizio si sentiva talmente sicuro che si allontanò lungo la strada che costeggiava un piccolo corso d’acqua. Era eccitato dalla nuova conquista e decise di attraversare il rigagnolo sfruttando la pendenza della sponda. Di certo non sarebbe stato quel minuscolo guado a fermare la velocità del suo mezzo oramai addomesticato, a interrompere la sua impresa. Prese una breve rincorsa e si buttò per la discesa ma al contatto con l’acqua la ruota davanti si incagliò facendolo impennare. Tutta la velocità accumulata scaraventò Fabrizio addosso alla sponda opposta. Il cittadino Fabrizio, dominatore in un solo pomeriggio delle due ruote, ciclista quasi senza macchia e - incoscientemente - senza paura, attraversatore di fiumi, ruscelli, canali e di qualsivoglia corso d’acqua, non poteva sapere che in fondo a quelle sponde costruite dall’uomo, sotto quei pochi centimetri d’acqua estiva si nascondeva un altro incavo che avrebbe bloccato la sua ruota.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="mso-spacerun: yes;">    </span>Glielo spiegò la sera a cena lo zio Gino, il nonno di Ernesto, che prima però lo redarguì per bene. In realtà Fabrizio comprese poco, soltanto che quel piccolo fossato nel canale più grande si chiamava savanella e che il vecchio era arrabbiato perché il cerchio era da buttare. La lingua dello zio era, sì, fatta di parole italiane alle quali spesso veniva mozzata la vocale finale ma anche di tante espressioni che lui non riusciva a capire e per le quali, vista la situazione, aveva evitato di chiedere un supplemento di spiegazione. Però una cosa l’aveva compresa bene: quel corso d’acqua si chiamava Canale Mussolini e questo non lo avrebbe mai dimenticato.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="mso-spacerun: yes;">    </span>Nei giorni seguenti, scontata la punizione, a Fabrizio fu permesso di riprendere la bicicletta. Lui giurò che avrebbe attraversato il canale solo sui ponti e cominciò le sue esplorazioni dei dintorni. Visitava posti sempre diversi arrivando ogni giorno più lontano. I monti dell’entroterra lo aiutavano ad orientarsi con quel paese che si chiamava Norma a fare per lui da stella polare.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="mso-spacerun: yes;">    </span>Poi un giorno conobbe Brunella.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="mso-spacerun: yes;">    </span>A dispetto del nome Brunella era rossa di capelli e aveva gli occhi verdi. Era bellissima. Viveva a Iesolo e aveva appena finito gli esami di terza media. La incontrò lungo un viottolo, con una gomma della bici a terra. Fabrizio provò a gonfiarla con la sua pompa e questo permise alla ragazzina di pedalare per duecento metri. Andarono avanti così per altre quattro, cinque volte fino a quando lei scorse il suo podere in lontananza. Fabrizio la scortò fino a destinazione e salutandola le diede appuntamento al giorno seguente.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="mso-spacerun: yes;">    </span>Dal momento della foratura passarono assieme tutti i pomeriggi, anche il sabato e la domenica. Lui le raccontò della sua passione per la musica beat e le fece conoscere l’Equipe 84 e un giovane cantante che si chiamava Lucio Battisti. Lei, che trascorreva ogni estate in quel podere, gli rivelò i segreti di quella terra: gli mostrò i piccoli ponti che oltrepassavano la fitta rete di canali, gli svelò le scorciatoie per attraversare le diverse proprietà e gli indicò ogni tipo di coltivazione, gli insegnò a riconoscere le tane di piccoli animali, le buche delle talpe e i nidi dei numerosi uccelli nascosti tra i rami. Lui le parlò delle sue partite di pallone in parrocchia giocate all’insaputa dei genitori che credevano che andasse a servire messa. Lei gli raccontò di come quella pianura fosse stata rubata alle acque e alla malaria, poi svelò le origini della sua famiglia e del nonno che dal Veneto aveva affrontato l’avventura più difficile lasciando il paese per andare a coltivare quella pianura malsana e di sua mamma che innamoratasi di un veneto del litorale era tornata a vivere nella terra d’origine. Fabrizio viveva in funzione di quei pomeriggi, dei racconti e della vicinanza della sua amica. E se ne innamorò.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="mso-spacerun: yes;">  </span><span style="mso-spacerun: yes;">  </span>Spesso fu sul punto di dimostrarle in modo aperto il suo sentimento. Quando erano stanchi di pedalare si stendevano sull’erba all’ombra di un albero o lungo le sponde del Canale Mussolini con le teste vicine e le dita che si sfioravano. Fabrizio fu più volte tentato di accarezzarla, di prenderle la mano, di baciarla ma rimandava sempre sperando in un’occasione più propizia. Era frenato dalla bellezza della sua amica e da quell’anno di differenza che lo faceva sentire inadeguato. Stava bene insieme a quella ragazza rossa piena di lentiggini e non voleva rovinare tutto.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="mso-spacerun: yes;">    </span>Poi da Roma giunse la notizia che era nata Matilde, la sorellina. Per lui fu una delusione. Da quando aveva saputo che la mamma era incinta aveva sperato in un fratellino complice a cui insegnare i segreti del pallone o del meccano. Lo sconforto però fu mitigato dalla gioia per i pomeriggi che avrebbe passato ancora con Brunella. Invece, dopo neanche dieci giorni dalla nascita della bimba, Fabrizio fu richiamato a Roma. Una sera arrivò la telefonata del padre che lo avrebbe aspettato per il giorno dopo.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="mso-spacerun: yes;">    </span>Il treno partiva alle 11,45 per Roma da Littoria Scalo (come la chiamava lo zio Gino). Fabrizio si svegliò alle sette e mezza, prese la bicicletta e pedalò come un forsennato verso il podere di Brunella. La incontrò a poche centinaia di metri dalla sua abitazione insieme ad una cugina più grande. Salutò in maniera educata e spiegò che la sua vacanza era finita e che stava tornando a Roma. Mentre raccontava della sua immediata e improvvisa partenza vide gli occhi della sua amica bagnarsi di lacrime. Per non piangere anche lui le mise in mano il foglietto sul quale aveva scritto il proprio indirizzo e scappò via.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="mso-spacerun: yes;">    </span>Tornò al podere giusto in tempo per prendersi l’ultimo rimbrotto dalla zia che con lui avrebbe fatto il viaggio in treno e che non trovandolo nel proprio letto aveva pensato che fosse scappato. Furono accompagnati allo Scalo dal vecchio zio sulla cinquecento celeste. Come un condannato a morte espresse il suo ultimo desiderio e gli fu permesso di percorrere i pochi chilometri con la capote aperta.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="mso-spacerun: yes;">    </span>Il resto dell’estate fu tutto occupato dal dolore per il distacco dalla sua amica. Inoltre Matilde aveva cominciato a dettare i propri tempi alla famiglia svegliandosi ogni tre ore di notte e strillando per la fame. Per Fabrizio era un inferno.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="mso-spacerun: yes;">    </span>All’inizio di settembre, arrivò una cartolina di Brunella. Nelle poche righe a disposizione gli spiegava che era tornata a Iesolo, gli comunicava l’indirizzo e in un minuscolo post scriptum gli dava un’indicazione: <em style="mso-bidi-font-style: normal;">look under the stamps</em>. L’inglese di Fabrizio non era molto brillante ma impiegò poco per capire. Mise la cartolina in una piccola ciotola d’acqua tiepida. Dopo poco i francobolli staccati svelarono il messaggio segreto: <strong style="mso-bidi-font-weight: normal;">TI AMO</strong>! Così, scritto in stampatello e la penna ripassata più volte.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="mso-spacerun: yes;">    </span>Rimpianto e gioia si sovrapposero, l’uno tentando di scalzare l’altra. Fabrizio ripensò all’amore non dichiarato e alle frasi che da oggi poteva scriverle. Fantasticò sui baci che si sarebbero scambiati e a quelli invece perduti nelle tante ore passate insieme. Immaginò il suo primo, lungo viaggio a Iesolo per passare l’estate con la sua ragazza dai colori del tramonto.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="mso-spacerun: yes;">    </span>Lo scambio epistolare continuò per un paio di mesi. Poi a metà novembre Brunella scrisse un breve messaggio in cui gli comunicava che la mamma aveva trovato le sue lettere e che le aveva giudicate “sconvenienti”. Quella perciò sarebbe stata l’ultima volta che gli scriveva.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="mso-spacerun: yes;">    </span>A Fabrizio sembrò di impazzire. Quel rapporto era diventato una ragione per affrontare l’ultimo anno e gli esami della medie, per sopportare Matilde. Era la sicurezza che ogni due settimane poteva incontrare il suo amore grazie ai suoi racconti. Di certo non sarebbe stata la fermezza di un genitore a far finire quel sentimento lasciandolo solo contro le prove più dure. Alla fine decise di scrivere alla mamma di Brunella. Le sue ragioni sarebbero state così oneste e convincenti da farle cambiare idea. Impiegò quasi una settimana a redigere la lettera. Premise che lui era un ragazzo serio e di buona famiglia e che proprio non riusciva a capire cosa ci fosse di sconveniente nel confessare l’amore che provava per sua figlia. Le spiegò perché secondo lui quelle innocenti e sincere lettere non potevano turbare la sensibilità della ragazza e si disse disposto anche a presentarsi alla famiglia, se lei lo avesse richiesto.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="mso-spacerun: yes;">    </span>La risposta della mamma non tardò. In maniera gentile - in alcuni tratti materna - gli rispose che non metteva in dubbio la natura del suo sentimento ma ribadiva fermamente che sua figlia non doveva concedersi distrazioni in un momento così delicato della crescita e della sua formazione scolastica. Alla fine lo ringraziava per averle chiesto quel chiarimento e si diceva sicura che, vista la sua giovane età e distratto da altri interessi, presto avrebbe dimenticato quella storia.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="mso-spacerun: yes;">    </span>Come nel tentativo del guado a cavallo della bici Fabrizio si ritrovò disarcionato, sbattuto a terra da un ostacolo imprevisto. Però anche stavolta il suo ottimismo gli arrivò in soccorso cercando di cogliere solo il lato bello della vicenda. In fondo l’estate appena trascorsa non era affatto da buttare. Qualcosa in lui era cambiato: grazie alla bici aveva imparato ad essere meno “cittadino”, aveva conosciuto Brunella e le storie sui canali costruiti dall’uomo per domare quella terra, sugli eucalyptus che la difendevano dai venti e ne drenavano l’acqua. Verso di lei aveva per la prima volta provato l’amore, l’aveva praticato (anche se soltanto in maniera epistolare) e per difenderlo aveva affrontato la prova più dura: confrontarsi con un adulto per far valere le proprie ragioni. Purtroppo ne era stato privato ma le sue esperienze sarebbero rimaste, niente le avrebbe cancellate. Si sentiva più forte e consapevole di aver fatto un grande passo. Adesso però era tempo di soffrire per quel distacco ingiusto e violento.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="mso-spacerun: yes;">    </span>Poi, se la madre di Brunella era stata sincera, presto il tempo avrebbe guarito il suo dolore. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="mso-spacerun: yes;">    </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;">giugno 2011</span></p>
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		<title>Progetto (r)esistenza - Il 25 aprile dell&#8217;Anonima</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Apr 2012 06:46:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>zaphod</dc:creator>
		
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[Il 25 aprile per l'Anonima Scrittori è tradizione celebrare la ricorrenza della Liberazione con il suo progetto (r)esistenza - manuale di storie contemporanee. Quest'anno vi riproponiamo la possibilità di scaricare la nostra antologia Percorsi di (r)esistenza che raccoglie in un ebook curato da Marco Berretini, Stefano Cardinali, Graziano e Massimiliano Lanzidei e Stefano Tevini una [...]]]></description>
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<p style="text-align: center;"><a href="http://www.anonimascrittori.it/wp-content/uploads/2009/04/resistenzaxweb.jpg"><img class="size-medium wp-image-168 aligncenter" title="resistenzaxweb" src="http://www.anonimascrittori.it/wp-content/uploads/2009/04/resistenzaxweb-216x300.jpg" alt="logo (r)esistenza" width="216" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><em>[Il 25 aprile per l'Anonima Scrittori è tradizione celebrare la ricorrenza della Liberazione con il suo progetto </em>(r)esistenza - manuale di storie contemporanee<em>. Quest'anno vi riproponiamo la possibilità di scaricare la nostra antologia</em> Percorsi di (r)esistenza<em> che raccoglie in un ebook curato da Marco Berretini, Stefano Cardinali, Graziano e Massimiliano Lanzidei e Stefano Tevini una selezione dei racconti degli autori che hanno partecipato alle varie edizioni del progetto. Autori ai quali va il ringraziamento dell'Anonima Scrittori tutta per aver contribuito al successo di questa iniziativa. Di seguito - oltre al pdf della raccolta </em>Percorsi di (r)esistenza<em> - trovate la prefazione all'ebook e i link che danno la possibilità di leggere tutti i racconti arrivati nel corso degli anni.]</em></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.anonimascrittori.it/wp-content/uploads/ebookresistenza.pdf">(r)esistenza - manuale di storie contemporanee</a> (clicca per scaricare l&#8217;ebook)</p>
<p style="text-align: center;">PREFAZIONE<br />
(r)esistenze permanenti</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Inizio 2006, lunedì pomeriggio.<br />
L&#8217;Anonima Scrittori, come spesso accade, si riunisce nella libreria di Piermario. A Latina.<br />
Le domande sono nell&#8217;aria già da un po&#8217; di tempo: a cosa si resiste oggi? Quali sono le condizioni in cui un individuo è costretto a scegliere da che parte stare e a non sapere dove lo porterà la sua scelta? Ha ancora senso parlare di Resistenza nel terzo millennio?<br />
L&#8217;idea è quella di lanciare un progetto letterario per permettere a vari autori di cimentarsi nella risposta a queste domande.<br />
&#8220;Facciamo un concorso&#8221;, propone qualcuno.<br />
Nelle due ore seguenti è un concatenarsi di suggerimenti e decisioni operative.<br />
Primo: la data. Il 25 aprile si fa la premiazione. È una data simbolo. Il fondamento della nostra repubblica e la base di partenza di tutti i ragionamenti. L&#8217;anniversario della Liberazione.<br />
Secondo: la Resistenza. Per riattualizzare il concetto è necessario destrutturarlo fin dalla grafia. Ecco quindi quella erre minuscola tra parentesi. Il mito torna carne e ossa e ridiventa maneggevole e (ri)raccontabile. Ecco che il nostro progetto diventa (r)esistenza, perché quello che conta sono le esistenze quotidiane delle persone e i loro percorsi nell&#8217;affrontare le difficoltà.<br />
E - a sottolineare la volontà di raccogliere i racconti che arriveranno in una specie di vademecum per il nuovo millennio - ecco il sottotitolo di stampo liceale: Manuale di storie contemporanee.<br />
Terzo ed ultimo: la giuria. Se è un concorso ci vuole qualcuno che valuti i racconti. Ce li abbiamo lì. Tra i membri e i simpatizzanti dell&#8217;Anonima Scrittori. Ci accorgiamo per inciso che le - chiamiamole così - estrazioni ideologiche dei giurati sono variegate: abbiamo destra e sinistra rappresentate in egual misura.<br />
A quella prima edizione partecipa Antonio Pennacchi in veste di concorrente con un racconto che verrà di lì a poco pubblicato da Mondadori. Non vince. Non si saprà mai se per un atto di cortesia della giuria verso gli altri partecipanti, tutti esordienti. È importante però che un autore professionista metta a disposizione la sua penna in un progetto di questo genere.<br />
In quel 25 aprile del 2006 la premiazione del concorso<em> (r)esistenza - manuale di storie contemporanee</em> è praticamente l&#8217;unica manifestazione pubblica a Latina a ricordare l&#8217;anniversario della Liberazione.<br />
Un anno dopo la seconda edizione del concorso sarà l&#8217;evento centrale di una serie di iniziative coordinate dall&#8217;Arci sul tema della Liberazione. La giuria - sempre più &#8220;fasciocomunista&#8221; - sarà presieduta da Antonio Pennacchi e la partecipazione ancora più nutrita.<br />
Da allora l&#8217;Anonima Scrittori ha raccolto sul tema della (r)esistenza centinaia di racconti. Ha girato in lungo e in largo<br />
l&#8217;Italia leggendo e mettendo in scena le storie più significative tra quelle raccolte. Disagio psichico, precariato, difficoltà di relazione, insofferenza all&#8217;autorità, contestazioni, crisi economica. La capacità narrativa degli autori che hanno voluto collaborare al nostro progetto ha scovato germi di (r)esistenza dove nessuno avrebbe pensato di cercarli.<br />
L&#8217;antologia che avete tra le mani, sul video del vostro notebook, o sullo schermo dell&#8217;e-reader è una selezione base.<br />
Una pietra angolare sfaccettata che speriamo possa dare un&#8217;idea del panorama letterario delle nuove (r)esistenze contemporanee. Sono la punta dell&#8217;iceberg del complesso di storie raccolte dall&#8217;Anonima Scrittori.<br />
Il resto dell&#8217;iceberg lo trovate qui:<br />
<a href="http://www.anonimascrittori.it/resistenza/resistenza.html">Tutti i racconti dell&#8217;edizione 2006 (compreso <em>Tùmparos </em>di Antonio Pennacchi)</a>;<br />
<a href="http://www.anonimascrittori.it/resistenza/resistenza07.pdf">Il pdf con i racconti dell&#8217;edizione 2007</a>;<br />
<a href="http://www.anonimascrittori.it/resistenza/r)esistenza2008.pdf">Il pdf con i racconti dell&#8217;edizione 2008</a>;<br />
<a href="http://www.anonimascrittori.it/resistenza-2009-le-storie/">I racconti dell&#8217;edizione 2009</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma (r)esistenza - manuale di storie contemporanee non si ferma.<br />
L‟Anonima Scrittori ha lanciato la sua (r)esistenza permanente.<br />
Per contribuire alla costruzione delle nuove (r)esistenze contemporanee  l&#8217;indirizzo giusto è<br />
<a href="http://www.arcipelagoanonima.it">www.arcipelagoanonima.it.</a></p>
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		<title>Trattoria Rosellini - Fritto misto</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Apr 2012 21:54:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>zaphod</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Anonima Scrittori]]></category>

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<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" title="Trattoria Rosellini" src="http://www.anonimascrittori.it/wp-content/uploads/rosellini.jpg" alt="" width="448" height="336" /></p>
<p><em>[Dalla penna di </em>Marco Berrettini <em>un nuovo episodio della </em>Trattoria Rosellini<em>, il luogo senza tempo in cui tutti vorremo passare le nostre pause pranzo.]</em></p>
<p>Fegato, filoni, animelle, cervella, zucchine, melanzane e carciofi. Uova, farina, pangrattato. Non mangio altro oggi, solo una mela alla fine, il fritto della Rosa me lo voglio gustare fino in fondo. Mi ricorda l&#8217;infanzia, quando macellavano le bestie al martedì e le interiora erano così fresche che te le incartavano ancora tiepide. Mia madre prendeva l&#8217;olio nuovo, riempiva la padella ed era tutto uno sfrigolio che si spandeva per casa profumando ogni cantuccio. Ora la Rosa usa la friggitrice, ma l&#8217;aroma riesce a trapassare le pareti d&#8217;acciaio e raggiungere gradevolmente la sala; io, nell&#8217;attesa, mi trattengo a fatica dal terminare una michetta croccante e bevo un sorso di rosso.</p>
<p>Il tavolo degli amici è pieno, Mario e Donato stanno mangiando pasta in bianco, ci scambiamo battute su diete immaginarie, vecchiaia precoce e malattie inesistenti; fanno scarpetta nell&#8217;olio e grana. Si apre la porta e un vociare allegro si confonde con il brusio della trattoria.<br />
-Buongiorno ragazze, sedetevi, arrivo subito.- Pinuccio garrisce e soppesa quella mezza dozzina di cosce che spunta tra parigine e gonne corte, poi mi fissa e scuote la testa.<br />
Io ho solo abbozzato un mezzo sorriso in risposta al ciao freddo di Gisella e agli sguardi polari delle sue colleghe.<br />
-Quanto ben di Dio&#8230;-<br />
-Vaffanculo, Pinuccio, va&#8217;!-<br />
Scuote ancora la testa e si dirige, sorridente, al loro tavolo. Spaghetti al pomodoro, due insalate e un fritto che si divideranno da buone amiche. Pinuccio torna col mio piatto, non dice niente, perché l&#8217;ho anticipato con uno sguardo truce, ma non mi risparmia l&#8217;ondeggiare del suo testone frustato dai capelli lunghi.<br />
L&#8217;olfatto, rasserenato dal profumo del fritto, eccita la salivazione, addento una sottile fetta di fegato e un boccone di cervella e tiro un sospiro di sollievo. Godo. Un&#8217;altra forchettata piena e mi riprendo, alzo gli occhi su Donato che con un gesto della mano e una smorfia mi ricorda che di donne è pieno il mondo, non vale la pena farsi sangue amaro. Ormai è un mese che non ci rivolgiamo la parola e a me, sinceramente, va bene così. Solo ciao ciao e arrivederci, punto. È stato bello, ma io non me la sentivo di fingere un futuro matrimoniale che non è nelle mie corde, forse sono troppi anni che vivo solo, ma proprio non ho voglia d&#8217;abbandonare la mia tana.<br />
C&#8217;eravamo detti che a settembre si sarebbe bevuta una birra insieme e ne avremmo parlato, ormai è novembre e tutte le volte che Gisella ci ha provato io ho sempre accampato scuse o le ho dato buca all&#8217;ultimo minuto. Alla fine ha capito, mi ha fatto una sfuriata al telefono. Io l&#8217;ho lasciata parlare, se solo avessi aperto bocca saremmo finiti sull&#8217;altare, ne ho coscienza; ho strenuamente difeso la mia singletudine, si dice così adesso, e non l&#8217;ho più sentita.<br />
-Mioara mi fai il caffè? Lo bevo fuori.-<br />
Esco in cortile a fumare. Per farlo sono costretto a passare nell&#8217;altra sala, sfioro il tavolo delle ragazze, ma non le guardo, il profumo talcato di Gisella sovrasta quello del fritto. Lo ammetto, mi manca. Ho avuto altre due donne in questo periodo, ma nonostante il loro impegno non mi hanno mai soddisfatto; meglio pensare al lavoro, questi due mesi saranno da incubo. È sempre così prima di Natale, poi quest&#8217;anno tutte le feste sono di sabato e domenica, farò un po&#8217; di ferie dopo Capodanno. Non ho nemmeno deciso dove andrò la notte di San Silvestro, magari resto a letto come quando c&#8217;era ancora mia madre e l&#8217;andavo a trovare in ospedale la mattina del primo gennaio e non c&#8217;era mai nessuno. Stavamo bene insieme, anche se lei stava morendo.<br />
-Bortolo, il tuo caffè.-<br />
-Grazie Mioara.-<br />
-Mi dai un tiro al volo?-<br />
Le allungo la sigaretta tra indice e pollice, appoggia le labbra alla mia mano e aspira gonfiando il petto. L&#8217;ho già detto, non è il mio tipo, a me piacciono le magre, ma quel contatto mi scalda la fantasia e devo mettere una mano in tasca per celare l&#8217;emozione.<br />
Donato ha ragione, ce ne son così tante di donne al mondo che è da sciocchi soffrire per una sola. Vado alla cassa, Xevèra mi guarda con quegli occhi scuri e ancora sento il sangue premere. O mi faccio una doccia gelata o telefono a qualcuna per la sera.<br />
Pago, apro il cellulare e scorro la rubrica.</p>
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