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Fili d'Aquilone

(31 articoli)
  1. big one

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    è online il nuovo numero di
    Fili d'Aquilone

    Pubblicato 13 anni fa #
  2. Aquilonline

    Pubblicato 13 anni fa #
  3. big one

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    Il Di Qua On Life

    Pubblicato 13 anni fa #
  4. big one

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    è online il n°21 di Fili d'Aquilone

    con un articolo di Torquemada su Anonima Scrittori e l'e-book Savile Row.

    il libro è scaricabile in PDF.

    Pubblicato 13 anni fa #
  5. C'è anche un articolo in Home Page. E tanto di link su Facebook.

    Stiamo preparando anche altri ebook. Di tutti i progetti che abbiamo ospitato sul sito di Anonima.

    Avviso per chi avesse delle nuove rubriche da proporre: siamo pronti a valutare ogni nuova proposta.

    Pubblicato 13 anni fa #
  6. rindindin

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    ahah!

    Pubblicato 13 anni fa #
  7. rindindin

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    Ecco allora che nascono La Striscia di Stefano Tevini, recensioni e critiche ai più importanti fumetti del mondo, Trattoria Rosellini di Marco Berrettini, piccole storie umane ambientate in un’antica trattoria milanese, e Vita e opere di Sebastiano Perduto di Roberto Cerisano, una novella a puntate che racconta di un avvocato tanto cinico quanto disilluso. Savile Row si colloca quindi in ottima compagnia e per non essere da meno parla di storie che si intrecciano con la musica, non elenca solo LP, musicisti e date

    beh ma io nel gennaio 2010, quando si parlava di pubblicare nuovi racconti in home proposi questo, rispondendo subito all'appello:

    Vi ricordate il Romanzo d’appendice, il Feuilleton, quella forma di romanzo popolare a puntate nato in Francia attorno al 1830? Protagoniste erano le storie d'amore complicate e fosche scritte per lo più da donne, anche se il primo che pubblicò il Feuilleton fu Honoré de Balzac, noto maschio, con La vieille fille (1836). Ebbene io, come esperimento letterario, propongo invece il primo “Racconto d’appendice”, storie più brevi, di donne naturalmente, di vita e d’amore, a tinte più che fosche, tragicomiche. La protagonista si prende in giro, anche se non ci sarebbe tanto da ridere. Almeno questo l’intento: ironico e d’appendice. È diviso in puntate, ognuna tra le 4000 e 5000 battute e potrebbe andare avanti all’infinito. E già, perché le storie vanno avanti solo se c’è la risposta del pubblico, come allora, oggi dell’utente e il gusto, lo stile, si dovrebbero adattare quasi in tempo reale, secondo la richiesta e il desiderio del lettore. Ispirato al romanzo di Emily Brönte solo nel titolo, ambientazione (lo Yorkshire) e nel nome dei personaggi, nei contenuti invece è tutto originale doc, con il prezioso contributo della mia cara amica Antonella... "Cime di rapa tempestose"

    fu bocciato dal zaphod perchè...impersonale...

    p.s nn sto rosicando, sia ben chiaro, sono ben contenta delle pubblicazioni di questi maschietti, ma poi si sono pubblicate COSE MOLTO SIMILI... consentitemi ALMENO il beneficio del dubbio...

    Pubblicato 13 anni fa #
  8. k

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    Torque, tèkne si scrive con l'accento sulla prima e, non sull'ultima. Credo.

    Pubblicato 13 anni fa #
  9. rindindin

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    questa era la prima puntata. dov'è impersonale lo devo ancora capire...

    Cime (di rapa) tempestose

    I puntata

    Catherine era da tempo che non andava a trovare la sua amica Ellen in campagna, forse da più di dieci anni, da quando si era divorziata dal marito. In effetti, forse per quel motivo. Non poteva sopportare di trovarsi a contatto con una famiglia ancora felice, con bambini cane e gatto, il tutto circondato dalle aspre, ma affascinanti colline dello Yorkshire. Un antico casale su tre piani con le finestre rosse e un giardino che in realtà sembrava un parco, immense distese di brughiera che affacciavano dalla finestra, una distesa brulla che in inverno si confondeva all’orizzonte con la foschia azzurrina del cielo mattutino...questa l’ultima cartolina, l’intensa immagine che ha ancora negli occhi. Però ora era arrivato il momento, si sentiva nuovamente forte e pronta per affrontare l’amica con la sua vita placida e tranquilla, da “casa nella prateria”. Le indicazioni ricevute da suo marito, perché l’amica Ellen non ha ancora capito dove abita, sono piuttosto dettagliate ma preferisce in ogni caso viaggiare con la luce del giorno, decide quindi di partire verso le cinque del pomeriggio. Mentre è in macchina imbottigliata nel traffico e nei super alcolici mignon ripensa malvolentieri alla sua vita da single divorziata. È stufa, ci vorrebbe un uomo “vero” accanto, che si prenda un po’ cura di lei. Basta con avventure senza senso e tanto sesso! Vuole innamorarsi nuovamente… ma di chi? Quale uomo sopra i quarant’anni, bello, disponibile, ricco, intelligente e affettuoso è ancora solo? Se esiste è divorziato con figli, quindi anche lui con una vita bruciata, piena di dolori, odi, doveri e responsabilità verso l’ex moglie, in pratica un nevrotico, isterico, pedante e forse represso. Se invece è single, probabile che abbia qualche problema d’instabilità emotiva, o d’identità, o è uno sfigato pazzesco, o peggio impotente. Ad ogni modo è uscita dalla città finalmente e si prepara a prendere l’autostrada. Il bigliettino su cui ha appuntato le indicazioni è scritto male e di corsa, nemmeno lei capisce tanto bene quale uscita deve prendere, la prima, la seconda o la terza? Vada per la terza, almeno se sbaglia può tornare indietro. Dopo tre ore di viaggio abbondante si ritrova in aperta campagna ma nessuna indicazione precisa, solo una successione di paesi con nomi similari e neanche un’anima. Il buio è sceso da un pezzo.

    - Pronto? Chi parla?-
    - Ellen sono io…
    - Io chi?
    - Io Catherine! Scema!
    - Ah, Catherine…ma dove sei? Oramai sono le 9 di sera, ti avevamo dato per dispersa…
    - Infatti, lo sono. Ho finito il credito e non ho il carica batterie in macchina
    - Ma adesso da dove chiami?
    - Da un telefono pubblico…sì Ellen, n’esistono ancora per fortuna! Ma non facciamo discorsi inutili, non ho abbastanza spicci, mi sono persa.
    - Ma dove sei esattamente?
    - Se lo sapessi non ti chiamerei no?
    - Già… ma dammi un piccolo indizio, altrimenti come faccio ad aiutarti?
    - Mm… vedo davanti a me una collinetta con una croce…
    - La croce è azzurrata, con bordi bianchi e la parte destra è fulminata?
    - Esattamente…
    - Sei all’ingresso di casa nostra!
    - Pure la croce hanno messo…
    - Che dici Catherine?
    - Nulla… arrivo, tra 2 minuti sono lì….
    - Ah, Catherine, attenta ai cani…
    - Cosa?...

    Click.

    Un abbaio di cani, urla e guaiti accompagnano il trillare del campanello di casa e Catherine va ad aprire la porta. Appare Catherine trafelata, con la lingua fuori, coperta di fango e la valigia in mano.

    - Cazzo potevi dirmi dei cani…
    - Te l’ho detto…
    - Mm… Caspita che bella casa che hai!
    - E’ sempre la stessa da dieci anni.
    - Non me la ricordavo così.
    - E’ identica…
    - Va bene come dici tu… ciao Ellen sei cambiata… più bella!
    - Sono sempre la stessa da dieci anni.
    - A me sembri più bella
    - Sono identica…
    - Ok Ellen, dove posso posare le valigie?

    Catherine si guarda attorno e ricorda chiaramente quando venne l’ultima volta col marito. Anche all’epoca si erano persi, per colpa sua naturalmente.
    All’interno l’arredamento è assolutamente lasciato al caso, non c’è né logica né intenzione nella posizione di mobili e suppellettili, però questo disordine di gusto e colori danno all’ambiente un’impronta un po’ bohemien.

    - Hai cenato Catherine?
    - Sì non preoccuparti, un panino per strada…ma dove sono i tuoi figli e il marito?
    - Hareton è andato a portare da un’amica la grande che starà fuori il week-end e la piccola Frances è già a letto.
    - Che traffico!
    - Già tutta vita…vieni Catherine, lascia la valigia in salotto, dormirai nel divano- letto stasera.
    - Ma la camera degli ospiti?
    - E’ diventata uno studio, o almeno dovrebbe essere.
    - Perché dovrebbe?
    - Perché quello stronzo di mio marito inizia sempre tutto e non finisce mai nulla!
    - Ah…ok il salotto va benissimo.
    - Senti Catherine domani mi devo alzare molto presto, ti dispiace se andiamo a dormire che per me è già tardi? Ci racconteremo domani…
    - Ah… tutta vita!
    - L’ho già detto io.
    - Scusa marchesa, ma Hareton?
    - Non ti preoccupare per lui, la strada per il letto la conosce…
    - D’accordo… il divano letto è già fatto?
    - Certo! Mica tratto male i miei ospiti!
    - Ovvio…
    - Ah Catherine dimenticavo, il cane dorme sempre in salotto, sulla sua cuccia. Attaccato al calorifero.
    - Perché legato?
    - Stasera è previsto un brutto temporale… domani ti spiego.
    - Ok… e il gatto?
    - Se non ti dà fastidio lui gira liberamente, solitamente ha i suoi angoli per dormire…
    - Va bene, nessun problema, amo gli animali.
    - Notte Catherine
    - Notte Ellen.

    (continua…)

    Pubblicato 13 anni fa #
  10. k

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    Be', Rindi, hai fatto trenta fai trentuno. Vai avanti. Ma vai avanti verso un romanzo. E senza nessuna ossessione di distaccarsi per forza da Emily Bronte. Anzi, per quanto possibile, se ogni tanto ritorni a bomba su quel canovaccio non è poi male. Il gioco è appunto quello di rifarlo, ma senza strafare troppo. Sottile e leggero. Ma divertente. Ciao. (Per me è carino. Ma non vuol dire, perché è noto che non ci capisco un cazzo.)

    Pubblicato 13 anni fa #
  11. Woltaired

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    su K, non ti buttare giù, già sai scrivere non è che mi vorrai diventare anche un critico letterario, vero? Però un saggetto tipo Lo scriba seduto di Montalban te lo vedrei proprio.

    Pubblicato 13 anni fa #
  12. rindindin

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    grazie k, allora allego la seconda puntata. anche per me era carino il gioco con la Bronte, ma mi era stato consigliato di riscrivere tutto inserendolo in un contesto italiano, che so...la campagna pontina o senese...

    II puntata

    E così Catherine si ritrova da sola al buio in salotto, lei che pensava di distrarsi, di evadere dalla vita cittadina, si trova a letto come se ci fosse il coprifuoco. E senza neanche vedere Carosello. Decide di prendere il libro, in fondo se non legge in questa circostanza Anna Karenina, rischia seriamente di diventare carta da riciclo, il libro naturalmente. In assenza d’alternative valide si mette il pigiama e s’infila sotto le coperte, quando sente di avere i piedi ghiacciati e si accorge quindi della mancanza di riscaldamento. Solo un camino spento e una stufa a carbone in via d’estinzione. La nottata si fa interessante.

    Ma dai Catherine, non sarà un po’ di freddo a spaventarti!

    Inizia a leggere, ma esattamente quando Sergeiv va a teatro, saranno le lunghe descrizioni degli abiti, dei gioielli, dei ricami, dei colori della pelle, del broccato del tendaggio, dei pomelli della carrozza, Catherine si addormenta profondamente, senza accorgersi del temporale.
    La sveglia di soprassalto un rumore di mobili, uno strusciare, uno sbattere di legni… pum, pum, sdeng, sdeng! Catherine si alza dal letto e accende la luce, è Jack il cane, uno splendido esemplare di beagle che invece di andare a caccia di volpi se ne sta in piedi attaccato al termosifone cercando di cambiare l’arredamento della casa. Spaventato dal temporale, spinge la cuccia in lungo e in largo, s’avventa contro la pendola rimanendo strozzato dal guinzaglio, sposta la poltrona, addenta il tavolino. Catherine cerca di tranquillizzarlo con qualche carezza e lui si placa, tornando alla cuccia. Catherine riprova a dormire. Dopo una mezz’ora ricomincia il circo, accende la luce e ancora il cane salito a quattro zampe sul tavolino, a questo punto impiccato, la sta guardando con occhi di fuori che sembrano dirle “aiuto, posso dormire con te?”. Catherine incavolata s’avvicina a Jack, allontana la poltrona, il tavolino, la pendola e gli toglie la cuccia da sotto le chiappe lasciandolo a dormire al freddo sul pavimento. Annientato il cane, Catherine cerca di riaddormentarsi, quando un verso gutturale proveniente da sotto il letto le fa spalancare gli occhi... augh... augh… coff… coff, ma non erano gli indiani. Catherine butta giù la testa, in una posizione plastica degna della migliore contorsionista e vede il povero gatto indemoniato con gli occhi strabuzzati che si sta vomitando l‘ultima delle sue sette vite, assieme ai resti della cena. Un maleodorante mucchietto di cibo verde decomposto sta sotto il suo letto e il gatto, con sguardo supplichevoli, sembra le chieda pure un bicchiere d’acqua.

    Incredibile qui gli animali parlano con gi occhi.

    Catherine comincia ad imprecare l’attributo maschile che in questi frangenti è davvero efficace e per l’ennesima volta si alza dal letto. Bisogna ripulire. Sta facendo più ginnastica lei in quel salone, di quella che ha fatto in palestra per una vita. Il gatto continua a guardarla supplichevole, la bestiola è ormai disidratata. Catherine comincia a girare per la cucina e dintorni, aprendo ogni sportello e armadio. Essendo un’amante del poliziesco, anche se legge Anna Karenina, Catherine prova ad immedesimarsi nella padrona di casa per capire dove può aver messo lo straccio e lo spazzolone. Finalmente la lampadina s’illumina, spazzolone e straccio sono sotto la scala. La sospetta irrazionalità di Ellen diventa ora una certezza.
    Oramai sono le cinque del mattino, Catherine esausta s’accascia sul divano letto e s’addormenta, nemmeno avesse bevuto quattro vodka, quando improvvisamente un rumore assordante la sveglia nuovamente. Lo stereo ha preso vita autonomamente ed è partito a palla suonando “it’s a hard day night”! Come un automa Catherine si alza e va in cucina a tentoni e si beve un bicchier d’acqua. Calda, perché sbaglia rubinetto.

    Mattina dopo, interno giorno. Catherine seduta in cucina, addormentata sul tavolo a braccia conserte ancora col bicchiere d’acqua davanti, Ellen alla macchina del gas, sta bestemmiando perchè non riesce ancora ad accendere un elettrodomestico regalato quindici anni fa dal marito, industriale, l’elettrodomestico naturalmente. Preme la manopola, agguanta l’accendigas, spara, molla la manopola, appare la fiamma pilota, a quel punto gira la manopola e dovrebbe apparire come per magia la fiamma, ma niente, bestemmia nuovamente e riprova. La figlia piccola appare con la coca cola in mano, avanzo della cena prima.
    Catherine prende consapevolezza della situazione, della sua faccia riflessa nello specchio, ora suo peggior nemico e alla voce di Hareton corre su per le scale per raggiungere un bagno.

    - Hareton ciaoooooooo…quanto tempo…
    - Ciao Catherine ben tornata, dormito bene?
    - Benissimo! Grazie
    - Dalla faccia non si direbbe…

    E le dà un buffetto sulla guancia. Catherine non ha mai sopportato Hareton e vederlo adesso, con 10 chili di pancia in più, la consola della sua faccia struccata e distrutta. Con calma ritorna in cucina per bere il caffè, sperando che Ellen sia riuscita a materializzare sul gas. La doccia può aspettare. Dopo una colazione abbondante degna del migliore bed and brekfast, con marmellate di tutti i tipi, condita da frasi spezzate e assonnate e dalla martellante cantilena della figlia piccola, incantata sulla frase, “mamma mi compri domani…”, Catherine va in bagno per iniziare la ristrutturazione.

    (continua…)

    Pubblicato 13 anni fa #
  13. Sono convinto che rindindin abbia scritto, scrive e scriverà di meglio. La discussione su questo feuilleton - mi sia permesso di definire orribile il titolo 'Cime di rapa tempestose'- affonda le radici nel tempo. Curioso che le questione, e relativo dibattito, esca fuori solo adesso. Ad onor del vero, da quel che ricordo, la critiche di Zaphod - che condividevo e condivido appieno rileggendo dopo tempo questi due primi capitoli - erano un po' più articolate.

    Intanto i download dell'ebook di Stefano Cardinali vanno forte. Se Savile Row (Savail Row, la corretta pronuncia come ci ha fatto notare il subcomandante Faust) non fosse gratuito, si potrebbe dire che va a ruba.

    A proposito di pubblicazione di racconti. Mi sa che a breve ci sarà una iniziativa di Anonima, per far riprendere, a più persone possibile, la sfida con la pagina bianca.

    E comunque - sempre rivolto a Rindindin - non è possibile pensare ad un'altra tua rubrica o progetto? Dobbiamo necessariamente pubblicare il feuilleton che non ci piace o possiamo pensare anche ad altre forme di collaborazione?

    Pubblicato 13 anni fa #
  14. rindindin

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    le critiche sono sicuramente state più articolate e forse gioverebbe inserirle in questo contesto anche se per capire basterebbe solo questo:

    mi sia permesso di definire orribile il titolo 'Cime di rapa tempestose'- affonda le radici nel tempo.

    che poi invece è stato lo spirito del racconto. esce fuori adesso perchè nn aveva senso prima che poteva sembrare una semplice rivendicazione. adesso a cose fatte mi sento di postare per avere altre critiche costruttive. fatto prima sembrava solo la volontà di pubblicare. continuerò a proporre cose, senza dubbio e senza paura.

    E comunque - sempre rivolto a Rindindin - non è possibile pensare ad un'altra tua rubrica o progetto? Dobbiamo necessariamente pubblicare il feuilleton che non ci piace o possiamo pensare anche ad altre forme di collaborazione?

    certo... poi le fate scrivere ad altri?

    Pubblicato 13 anni fa #
  15. k

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    Membro

    Beh, ci sarebbe darcy...

    Pubblicato 13 anni fa #
  16. zaphod

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    Fondatore

    p.s nn sto rosicando, sia ben chiaro, sono ben contenta delle pubblicazioni di questi maschietti, ma poi si sono pubblicate COSE MOLTO SIMILI... consentitemi ALMENO il beneficio del dubbio...

    Ecco, io è questo dubbio che non riesco a capire. Perché insinua la malafede. Come se avessi voluto boicottarti in quanto donna. O per qualche antipatia personale.
    E invece la risposta è semplice: Cime di rapa tempestose non ci è piaciuto. Le altre cose che ci sono state proposte sì.
    Punto.
    Dice: sì, però il fatto del racconto a puntate ve lo avevo proposto io. Ho capito, ma mica c'è il copyright sui racconti a puntate. Quello tuo non m'era piaciuto. Gli altri sì.
    Avrò gusti tarati sulla sensibilità maschile? Forse sì. Che ci posso fare. Sarà un mio problema. Non ci crederai ma proprio in questi giorni ci stavo facendo una riflessione sopra.
    Però una cosa non si discute. Sul sito Anonimo si pubblica quello che piace a me e a quelli che collaborano alla redazione di queste pagine. Non c'è K che tenga.
    Come accennava il Torque c'è allo studio una iniziativa che potrebbe ovviare alla necessità di postare poi racconti sul forum per farseli commentare - anche in topic dedicati ad altri argomenti ai quali magari non è giusto rubare spazio, se non altro per rispetto verso i "colleghi di penna" - ma di questo daremo conto a tempo debito.

    Volevo però puntualizzare un'altra cosa.
    Io all'epoca, prima di risponderti, mi sono letto TUTTE E SEI le puntate che avevi scritto e ti avevo risposto così:

    "Veniamo al dunque. Sono convinto che la bontà del progetto Anonima Scrittori risieda nel suo essere un'occasione di confronto e di crescita. Non ci possono essere l'uno e l'altro senza schiettezza e sincerità nel manifestare il proprio pensiero. Per i "mi piace" incondizionati esiste facebook, lì si può trovare tutta la gratificazione a costo zero che si vuole. L'Anonima no. Lo sai bene.
    C'è qualcosa che non va in "cime di rapa", una specie di nota di fondo stonata che pregiudica tutto il racconto. Provo a spiegarmi.
    La protagonista racconta le sue vicende con distacco. Bene, si potrebbe dire, è il giusto mezzo con cui si manifesta l'ironia. Invece in questo caso c'è troppo distacco, è come se la protagonista (l'io narrante) che in teoria è come se vedesse le sue azioni dall'esterno, in pratica non solo le vede dall'esterno, ma è come se non le appartenessero. Questo fa sì che la serie di eventi che le accadono, che nelle intenzioni dovrebbero far ridere, si riducono a un affastellarsi di situazioni più o meno improbabili che non fanno scattare la necessaria empatia nel lettore.
    Ci ho riflettuto e credo di aver trovato una spiegazione in termini di Psicologia della narrazione (qui dovrebbe venirmi in soccorso Graziano che ha gli strumenti critici per spiegare meglio, ma credo che tra il da fare anonimo, le vicende personali e lavorative e i due esami fondamentali che ha in ballo all'università in questi giorni, non avrà proprio tempo). Secondo me tu (l'autore) non ti identifichi con l'io narrante, ma con l'amica Ellen, la padrona della casa di campagna. Una precisazione: parlo impropriamente di io narrante perché tu usi la terza persona nel racconto, ma il punto di vista (la telecamera con cui noi lettori vediamo la scena) è quello di Catherine. Ecco la radice della stonatura di cui ti parlavo prima. E' Ellen che racconta le cose che succedono a Catherine, ma facendo finta che sia Catherine a parlare. E' come un ventriloquo che muove le labbra, la gente se ne accorge e non ci crede.[...]
    Ellen potrebbe essere vera, ma si nasconde. Però st'amica che si infila dentro casa sua, lei che la fa dormire sul divano (qualcosa vorrà dire, che magari non era proprio bene accetta), i racconti delle sue avventure, l'invadenza fino in cucina con l'invidia per questa che sa cucinare e le ruba sempre la scena. Boh... a me sembra più interessante Ellen che Catherine. Adesso non dico che dovresti fare la parafrasi letterale e rigirare tutte le vicende per filo e per segno dal punto di vista di Ellen, che sarebbe pure controproducente. Però utilizzare gli stessi ingredienti per preparare una pietanza più autentica sì, quello è il mio consiglio. Senza scrivere subito sette puntate, magari, concentrarsi sulla prima e vedere che effetto fa. Nessuno ci corre dietro. Io sposterei pure lo Yorkshire ad Aprilia, ma non è determinante, credo."

    Magari è un po' diverso da "fu bocciato dal Zaphod perché impersonale" e io - che sono permaloso appena un po' meno del Torque, ma sempre a livelli che la gente comune non si rende conto - magari mi faccio girare le scatole e pure se non posso rispondere subito perché ciò il computer scollegato perché lo sto spostando di stanza e il modem si è bruciato e l'unica maniera di collegarmi a internet è il telefonino e con quello una risposta articolata non riesco a farla, però io le cose me le segno.
    E appena sistemato tutto e messa a letto la bambina, pure se è tardi e domattina la sveglia suona presto, adesso mi tocca rispondere.
    Così poi dormo meglio.

    Perché magari puoi non essere d'accordo con quello che ho scritto, e magari sono un mare di cazzate presuntuose, ma ci ho dedicato tempo e attenzione. Lo faccio con gli amici. Agli altri chiedo soldi.

    Pubblicato 13 anni fa #
  17. stefano cardinali

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    Membro

    Cara Daniela,
    ho aspettato con impazienza le risposte di Torque e Zaph che ero certo sarebbero arrivate puntuali (connessione borgosabotiniana permettendo) dopo la polemica da te innescata.
    la permalosità dei due ha fatto convergere le loro repliche soltanto sull'accusa di aver rifiutato il tuo progetto senza tante spiegazioni (fu bocciato dal zaphod perché…impersonale…) e mi sembra che i due - Zaph in particolare - siano stati più che chiari.
    C'è invece l'aspetto dell'inopportunità del tuo intervento che non è sottolineato e di cui vorrei parlare.
    Nel momento in cui AS si spende con una nuova proposta (l'ebook) che potrebbe portare ad una discussione costruttiva sul forum, quando Torque apre con un pezzo su Fili d'Aquilone dove parla dell'Anonima e getta le basi per una collaborazione futura con la rivista letteraria che lo ospita, mentre avviene questo, tu non trovi di meglio da fare che esternare la tua contrarietà ad una bocciatura al tuo progetto avvenuta un anno fa.
    Inopportuna.
    Non mi vengono altri termini, la tua è stata un'uscita inopportuna.
    Di tutto il pezzo su Fili d'Aquilone tu estrapoli solo la parte in cui si elencano le iniziative a firma Faust, Woltaired e Cameriere prendendola a pretesto per poter dire io ciavevo pensato prima e fai scendere in secondo piano il valore di queste iniziative grazie alle quali il sito si è evoluto offrendo ai visitatori/lettori una scrittura di qualità.
    Riesci a far parte di un gruppo anche senza essere in primo piano?
    Sul tanto famigerato facebook (però ottimo veicolo pubblicitario) io non ti ho mai visto condividere un'iniziativa di AS.
    Non ti ho mai vista spendere una condivisione per Trattoria Rosellini, La Striscia di Faust, Savile Row o Vita e opere di Sebastiano Perduto e neanche per pezzi estemporanei come Né Marchionee né FIOM o Dante e Pennacchi. Eppure sono tutti pubblicati sul sito di cui tu fai parte, prodotti di persone che con te stanno scrivendo le Cronache da un pianeta abbandonato e con le quali hai condiviso mille reading.
    Sei invece sempre pronta a mettere in mostra la tua produzione e mai come in questa occasione hai forzato la mano inserendoti in un argomento che poco o niente aveva a che fare con il tuo feuilleton.
    Forse l'occasione dell'ebook, forse l'argomento trattato da Torque nel pezzo di presentazione di Savile Row non avrebbero trovato seguito in una discussione interessante.
    Forse.
    Fatto sta che il tuo intervento ha spostato l'attenzione su un argomento personale istigando repliche obbligate ad un tuo disagio che poteva essere risolto in privato già da un anno.

    Stefano

    Pubblicato 13 anni fa #
  18. big one

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    Membro

    finalmente online il nuovo numero di Fili d'Aquilone
    con un Allegato Anonimo da non perdere!

    Pubblicato 12 anni fa #
  19. grande Big One.

    Pubblicato 12 anni fa #
  20. SCa

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    Membro

    Bel lavoro. Come sempre molto ben curato.
    Grazie.

    Pubblicato 12 anni fa #
  21. big one

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    Membro

    Dalla rivista "Fili d'Aquilone" nasce "Edizioni Fili d'Aquilone"
    che esordisce sul mercato con due interessanti pubblicazioni.
    Per chi vuol saperne di più

    Pubblicato 12 anni fa #
  22. big one

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    Membro

    Per chi vuol saperne di più:
    Edizioni Fili d'Aquilone

    Pubblicato 12 anni fa #
  23. big one

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    Membro

    appurato che i due link superiori non funzionano riproviamo con
    questo
    e questo

    Pubblicato 12 anni fa #
  24. SCa

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    Membro

    Nei link sopra c'è solo un http di troppo.

    home page

    Pubblicato 12 anni fa #
  25. big one

    offline
    Membro

    grazie!

    Pubblicato 12 anni fa #
  26. big one

    offline
    Membro

    Ecco il numero 23 di Fili d'Aquilone

    Pubblicato 12 anni fa #
  27. big one

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    Membro

    Con un titolo che non poteva essere più attuale e' on line il
    n. 24 di Fili d'Aquilone

    Pubblicato 12 anni fa #
  28. big one

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    Membro

    ho ricevuto questo comunicato stampa che giro volentieri sul nostro forum:

    Edizioni Fili d’Aquilone

    COMUNICATO STAMPA

    Come nasce Edizioni Fili d’Aquilone

    Nel 2006, per dare voce alle esperienze fatte da Alessio Brandolini in diversi festival di poesia internazionale tenutisi in America Latina, nasce la rivista on-line “Fili d'aquilone”, che accoglie, tra l'altro, ricerche sulla poesia contemporanea di Québec, Colombia, Slovenia, Brasile, Portogallo e Spagna, ma anche sillogi inedite di autori italiani: Alleva, Santagostini, Pecora, Franzin, Bordini, Palmery. In redazione, oltre a Brandolini: Martha Canfield (poeta e traduttrice, docente all’Università di Firenze), Viviane Ciampi (poeta e traduttrice dal francese), Giuseppe Ierolli (traduttore ed esperto di Emily Dickinson), Ambra Laurenzi (fotografa e docente), Jolka Milič (traduttrice slovena) e Vera Lúcia de Oliveira (poeta brasiliana, docente all’Università di Perugia). È da quella rivista (oggi al suo settimo anno) che nasce Edizioni Fili d’Aquilone, con la collaborazione di Mauro Maraschi, che ne ha disegnato veste grafica e logo.

    I primi libri di Edizioni Fili d’Aquilone

    Nei primi mesi di vita della casa editrice sono stati pubblicati tre volumi, tutti nella collana i fili, che accoglie il meglio di ciò che è stato già ospitato dalla rivista:

    Poeti del Québec, a cura di Viviane Ciampi, maggio 2011
    con il patrocinio della Delegazione del Québec e dell'Ambasciata canadese in Italia
    pagine 226 – € 15 – Isbn 978-88-97490-00-5

    Jorge Boccanera, Palma Reale, a cura di Alessio Brandolini, maggio 2011
    con il patrocinio dell’Ambasciata argentina in Italia
    pagine 157 – € 13 – Isbn 978-88-97490-01-2

    Daniel Samoilovich, Molestando i dèmoni, a cura di Francesco Tarquini
    con il patrocinio del Ministero degli Esteri argentino
    pagine 195 – € 15 – Isbn 978-88-97490-02-9

    È in preparazione Vi intreccerò in eteree collane, a cura di Giuseppe Ierolli; un’antologia di poesie di Emily Dickinson dedicate al suo lavoro quotidiano con i versi, all'intreccio degli innumerevoli fili che hanno prodotto la scrittura delle sue poesie. L'uscita è prevista per il mese di febbraio.

    Oltre a i fili in progetto altre due collane: i nodi, che ospiterà racconti, romanzi, poesia e saggi; e le ali, storie dedicate agli adolescenti ma leggibili anche dai grandi.

    Edizioni Fili d’Aquilone

    di Alessio Brandolini

    ufficiostampa@efilidaquilone.it

    www.efilidaquilone.it

    Pubblicato 12 anni fa #
  29. big one

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    per chi fosse interessato è on line il N. 25 di Fili d'Aquilone

    Pubblicato 12 anni fa #
  30. big one

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    É uscito il N. 26 di Fili d'Aquilone

    Pubblicato 11 anni fa #

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