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Canale Mussolini 2.0 (solo per chi ha finito il libro)

(55 articoli)
  1. zaphod

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    Fondatore

    Ripeto: in questo topic si svelano parti importanti del libro. Se non volete anticipazioni non leggete.

    Parlando con K è uscito fuori che - come al solito - rileggendosi il romanzo si è accorto non solo di refusi e errori veniali, ma di alcune parti che vorrebbe cancellare, altre che vorrebbe - in vista della seconda edizione - riscrivere perché, per esempio "sti tedeschi alla fine so' usciti troppo buoni."
    Con il mio consueto savoir faire gli ho fatto presente che sarebbe - secondo me - una grossa cazzata mettere mano al romanzo per qualcosa di più di una semplice "ripulitura" di refusi e piccoli ritocchi.
    Mi spiego.
    Magari ancora non tutti se ne sono accorti, ma Canale Mussolini è destinato a diventare un classico della letteratura italiana. E' inutile farsi prendere dalla smania di perfezionare il testo. Se si pubblica una versione diversa chi legge non crede più ai fatti raccontati, pare che la storia te la stai inventando mano mano e la arricchisci o la strapazzi a seconda di come ti gira.
    Casomai tra dieci anni si potrà fare una versione integrale (una specie di director's cut, anche se qua il montaggio non è che a k glielo ha imposto il produttore, ma è nato da una precisa esigenza di compattezza della storia) in cui rimettere tutte le divagazioni storiche che sono andate perse nella stesura finale. Ma tra dieci anni. Con il distacco che dà il tempo trascorso.
    Ormai la storia che ha raccontato don Pericle è questa. O almeno è così che l'ha riportata chi l'ha trascritta. Qualsiasi correzione da fare non può che essere fatta nel secondo libro della trilogia. "Allora da quello che ha scritto lei sembra che i tedeschi erano tutti grossi e fregnoni e erano venuti in Italia a fare una scampagnata. Ma allora non ha capito niente..." e via di questo passo.

    Mo' magari va pure a finire che si incazza per questo sensatissimo suggerimento, vaglielo poi a spiegare che sta cosa me l'ha suggerita il cameriere...

    Pubblicato 14 anni fa #
  2. cameriere

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    Membro

    a k, questo s'è proprio montato la testa:

    Casomai tra dieci anni si potrà fare una versione integrale

    Qualsiasi correzione da fare non può che essere fatta nel secondo libro della trilogia

    Pubblicato 14 anni fa #
  3. k

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    Membro

    Vaffanculo, mo' lo scancello subito dai ringraziamenti e cambio pure nome al Lanzidei. Lo chiamo Brunodimacco.

    Pubblicato 14 anni fa #
  4. zaphod

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    Fondatore

    "va a fa' del bene ai somari..." diceva il lanzidei, quello vero...

    Pubblicato 14 anni fa #
  5. urbano

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    Membro

    L'ho finito.
    Come dice?
    Che impressione mi fa?
    Ma che le devo dire.
    L'ho letto,
    guardi io sono culturalmente autoformato e dunque le lascio immaginare cosa possa mai contare la mia impressione, ma se insiste,
    con quel suo intercalare interrogativo e trainante Don Pericle mi ha fatto venire in mente, con decenza, la famiglia di Pasqual Duarte.
    Il distacco del racconto.
    Con tutte quelle api era impossibile non suscitare l'alveare.
    Ma le ripeto, il mio dire è basato solo su quello che ho letto da me, che sono, ad essere gentili, asistematico.
    Se posso dire anche quello che mi è piaciuto di meno, allora è l'eccesso di contesto.
    Le storie dei giovani peruzzi mi sono piaciute di più perchè quando sono padrone del racconto allora l'emozione può pure essere forte.
    Ma io sono un emotivo e alle macchiette storiche preferisco gli eccessi delle vendette, l'abbraccio alle bestie, gli amori di Armida, le api e il loro miele.
    Che dice?
    Non capirò pure un casso come dice lei, ma mi sarebbe piaciuta una sospensione del racconto affidata al fluire del canale che trascina via le cose piuttosto che la chiusa di un vecchio Don.
    Firmato Urbano.

    Pubblicato 14 anni fa #
  6. rindindin

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    Membro

    presente alla presentazione romana di canale mussolini. mi è costata più di 250 euro (patteggio forzato con le figlie, ma ne è valsa la pena, più la multa di 40 euro per divieto di sosta e ancora sto urlando col vigile). bella , grande presentazione. penso che non ci sia nulla di più importante per un autore che poter ammettere a se stesso e al mondo di conseguenza, di aver dato il massimo, ed esserci riuscito in cuor suo. perchè questo è stato, un parto in piena regola, una forzatura estrema, una violenza privata resa pubblica. io credo a pennacchi quando dice di essergli costato fatica, dolore, scrivere questa storia, perchè è la sua storia e quindi di tutti, a volerla leggere senza filtri. rendere pubblico qualcosa che ti appartiene profondamente è un atto di coraggio estremo, una fiducia concessa dall'autore a noi tutti. io gli sono grata veramente.

    Pubblicato 14 anni fa #
  7. k

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    Membro

    Grazie di cuore Rindi. Menomale che ci sei anche tu su sto forum. E non sei ternana.
    (Mi dispiace tantissimo per gli euri. Ma se per caso - niente niente - vai cercando da me il rimborso della multa, nun ce prova' che te mando da urbano).

    Pubblicato 14 anni fa #
  8. rindindin

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    Membro

    rimborso? mica perdo il mio tempo!

    Pubblicato 14 anni fa #
  9. marco spal

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    Membro

    (Dopo la presentazione di ieri a Roma all'Auditorium)

    Antonio, mi sarebbe piaciuto dirti queste cose ieri, lì davanti a tutti, se ci fosse stato più tempo ma un’ora per te e per questo tuo libro è veramente troppo poco.

    Una volta dicevi che uno scrive per essere amato, non so se lo credi ancora (io sì) ma io, che ti volevo bene già da Mammut, adesso ti amo che non te lo puoi nemmeno immaginare.

    E ci credo davvero che sei venuto al mondo per scrivere questo libro, anche per tante altre cose ma per questo cazzo di libro sicuro.

    Non so ancora che cosa mi abbia smosso dentro, il libro, e forse ci metterò tutta la vita a capirlo.

    So che la storia dei Peruzzi non è quella della mia famiglia.

    Mia madre era profuga dell’Istria (in verità di un’isola della Dalmazia, Lussino) ma è arrivata a Latina nel 1950, era una di mare e non di terra e faceva la maestra, all’inizio a Borgo Sabotino, però era stata fascista e pure monarchica – e lo è rimasta sempre, anche se non lo poteva dire – ma soprattutto Italiana, con l’idea di Patria nel sangue, forte come ce l’avevano dalle sue parti. La bonifica dell’Agro l’ha letta sui giornali e poi sui libri, ma non l’ha vissuta. Ha trovato tutto fatto.

    Mio padre, lo sai, era un marocchino di Bassiano ma di quelli che avevano studiato e poi democristiano e antifascista per trasmissione familiare. Troppo riservato, anche con noi, per mettersi a raccontare storie. Troppe ferite dell'anima, forse.

    Insomma, la mescola c’era ma gli ingredienti erano molto diversi. (Ma quel dialetto che usi tu nel libro ce l’ho ancora nelle orecchie e nel cuore perché quello di mia madre non era mica tanto diverso.)

    Eppure ho letto Canale Mussolini come se fosse stata la mia storia. Ho riso e ho pianto. Anzi ho cercato di non piangere per tutto il libro, proprio trattenevo le lacrime. Poi alla fine so’ crollato e alle ultime pagine ho pianto tutto quello che m’ero trattenuto prima. Come se fosse stata la mia storia anche se sapevo che era la tua, la vostra.

    Ma però era anche la storia di una terra e di un popolo, fatto di tanti Peruzzi ma non solo, la storia di tante migrazioni, la storia due guerre, di tanti figli, fratelli, mariti morti, e del dolore delle madri. E tutto questo ce l’ho pure io.

    Di più: sociologicamente (si fa per dire) io sono stato “ragazzo” a Latina dal 1968 (prima stavo a Latina Scalo, mio padre lavorava al MAP) al 1977 (poi sono scappato a Roma), alle medie ero di destra come gli amici miei poi al liceo di sinistra, senza mai essere né fascista prima né comunista poi. Ma gli anni del liceo erano quelli più importanti, gli anni di formazione, e tutto quello che era la storia della bonifica e della fondazione di Littoria lo cancellavamo, c’erano gli schieramenti, ognuno andava con le bandiere sue.

    Rimozione. Il tuo libro mi ha salvato da questa rimozione. L'ha rimossa. Mi ha ridato le radici. Forse nemmeno le mie ma non me ne frega un cazzo.

    Non so se pancia e cuore sono la stessa cosa, tu dici che sei uno scrittore di pancia, io credo che questo sia un libro scritto di cuore. E ce ne vuole tanto di cuore per scrivere un libro così.

    Poi però bisogna pure leggerlo di cuore (o di pancia, come ti pare) perché altrimenti se ne perde il senso più profondo, il gusto e l’emozione. Se uno non lo legge di cuore e non ci si commuove, allora che lo legge a fare. Glielo devi dire a tutti che è meglio se fanno così, se lo leggono come tu lo hai scritto.

    Il resto viene dopo. La letteratura. Anche se è chiaro che Canale Mussolini è un capolavoro. Ho letto un po’ in giro le cose che sono state scritte, i riferimenti, i collegamenti. Ma per me, che non capisco un cazzo, è proprio un poema epico, e tu sei un Omero dell’Agro Pontino. Anche se per prima cosa ci ho ritrovato l’emozione di quando ho letto Cent’anni di solitudine, ma questo era Cent’anni di solitudine della terra mia. Non c'è paragone.

    E allora sto facendo come faceva Garcia Marquez con un libro di Juan Rulfo (Messico, un'altro un pezzo della mia famiglia migrante, da parte di mamma, s'è radicata lì), il libro è Pedro Paramo, che gli piaceva così tanto da regalarlo a tutti gli amici, per poterne poi parlare con loro. Io pure lo regalo (anche Sandra sta facendo lo stesso), trovo tutte le occasioni buone per regalarlo, ma solo a chi se lo merita, a mio insindacabile giudizio.

    E per finire, vaffanculo. Vaffanculo perché ho pianto pure ieri alla presentazione del libro, e che cazzo! Vabbè quando lo leggevo, ma alla presentazione che c’entra. E invece pure lì ridevo e piangevo e c’era Marta mia che c’ha dodici anni e che non ci capiva niente, proprio qualche giorno fa mi aveva detto che non mi aveva mai visto piangere (quando leggo non mi faccio vedere e al cinema stiamo al buio) e ieri non so se si stupiva, se si vergognava, non lo so, però mi abbracciava e mi consolava e mi asciugava le lacrime e mentre me le asciugava io già ridevo di nuovo.

    Quindi, lo capisci, anche il vaffanculo è veramente di cuore. E zio Pericle ormai è anche mio zio. E pure tu.

    Tutto questo volevo dire ieri ma non si poteva. Non per vergogna, non mi sarei vergognato neanche un po’ – continuo a fare il delegato sindacale, ci sono abituato a parlare in pubblico – ma non c’era proprio tempo.

    Invece della SPAL non ne avrei parlato ma adesso te lo posso raccontare. Perché da piccolo, a Latina Scalo, quando non andavo ancora scuola, e mia madre e mio padre lavoravano, il mio vero amico era Zeno. E Zeno era di Ferrara, anzi di Cento. E aveva un cuore grande così. Non so quanti anni avesse: settanta? ottanta? Ma lui veniva a dare una mano a mio padre con l’orto e con il pollaio. E mi lasciavano con lui. Si fidavano. Aveva le mani dure. Le unghie nere. Raccoglieva le cicche e con il tabacco avanzato si faceva le sigarette, certe volte con la carta di giornale. Aveva una voce calda. Odorava di buono. Mi raccontava storie. E io quando stavo con lui ero felice, stavo bene, mi sentivo sicuro, mi sentivo amato più che con mia madre e mio padre, per davvero. Mi portava con lui all’osteria, dall’Amelia, mi faceva bere vino e gazzosa, poco vino, io lo guardavo in silenzio mentre giocava a carte. E poi veniva il giorno che faceva la schedina e mi chiedeva consiglio, per scherzo, ma io gli rispondevo serio. E la SPAL stava in serie A e quando toccava alla SPAL non c’erano santi, la SPAL doveva vincere per forza. E io poi sentivo le partite alla radio e facevo il tifo, mi disperavo e gioivo, ma soprattutto mi disperavo, perché la SPAL non è che vincesse tanto. Poi però ero cresciuto e a scuola contavano altre squadre, la SPAL non la conoscevano neppure, mica tutti erano amici di Zeno, e mi prendevano in giro, e dell’Inter qualche parente mi aveva perfino regalato la maglietta... E alla fine siamo andati a Latina, che a 10 anni è una specie di migrazione pure quella. E Zeno non c’era più. Non l’ho più visto. Gli mandavamo i saluti tramite una sua nipote che lavorava alla Standa. Quando Zeno è morto siamo andati al suo funerale. E mentre camminavamo da casa sua alla chiesa gli ho chiesto scusa per averlo tradito e gli ho fatto la promessa che sarei rimasto della SPAL per tutta la vita. E così è.

    Alla storia dei salmoni comunque non ci credo. Al gatto sotto la fontana forse sì, ma non l’ho mai sentito.

    Abbasso le centrali nucleari.
    Viva la SPAL.

    Con affetto smisurato
    Marco Spal

    Pubblicato 14 anni fa #
  10. k

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    I salmoni so' veri, Marco, te lo giuro: me possino ceca'. Proprio oggi Ivana ne ha visto uno che saltava sulla briglia, fattelo dire da Sandra, c'era pure lei quando lo ha detto. Solo dice che non è per niente vero che siano grossi come i maiali da un quintale e mezzo che dico io: "Sarà stato sì e no una settantina di chili", ha detto lei, "e non era neanche scuro, era biancorosastro".

    Forza Spal sempre, comunque. Pure i miei zii, come sai, erano della Spal. Il povero mio zio Paolo Tosatti su tutti. Ed è tuttora la mia seconda squadra. Forza Roma, Forza Spal. Fabio Capello veniva da là.

    Madonna, Marco, i pianti, che m'hai fatto fare pure tu con questo tuo post. Quel libro, Marco, è a tutti i nostri morti, pure a tua mamma e a tuo papà, che mi voleva bene, bassianese e sindaco democristiano di sinistra di Latina, ma venetopontino pure lui oramai, come pure Dante Monda e i ternani e i calabresi i siciliani i marocchini i moldavi gli ucraini e i rumeni che arrivano solo oggi qua, ma che appena arrivano e buttano la moneta in piazza nella fontana della Palla, subito partecipano del mito fondante e identitario di questa città. Noi siamo i figli dei Titani, i figli dei Giganti che hanno tracciato le strade e scavato i canali, bonificato le paludi, sconfitto la malaria e fondato le città. San Marco e Santa Maria Goretti sui nostri scudi, noi siamo tutti insieme la nazione venetopontina.
    Ciao Marco. Forza Roma, Forza Spal.

    Pubblicato 14 anni fa #
  11. A

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    Io lo leggo quando me lo passa Sensi, quindi ancora non posso commentare. Mi spiace.

    Pubblicato 14 anni fa #
  12. big one

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    Madonna, Marco, i pianti, che m'hai fatto fare pure tu con questo tuo post

    ecco.
    e mo' m'avete commosso puro a me.
    che se volevo piagne annavo dritto dritto ar topic dell'elezioni.

    Pubblicato 14 anni fa #
  13. urbano

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    Membro

    Noto che nel Canale un punto di vista simile manca

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    Ciò nulla toglie alla storia raccontata, che ognuno ga le so razon, ma nemmemo aggiunge particolari valori se non un sentore di equilibrio quasi cattolico.
    Una sorta di indifferenza della visione che appunto le ragioni sue ce le ha ognuno anche se equivalenti.
    Un modo onnivoro dallo stomaco forte, che digerisce tutto anche i personaggi della storia che spariscono dalle pagine alla nascita di un nuovo piccolo giove non di creta ma di fango.

    Però anche se ognuno ha le sue ragioni, le ragioni non sono tutte uguali ne per qualità ne per quantità.

    Forse la nostalgia è la cifra del racconto , più volte disperata dalla vecchia che urla: riportami a casa riportami a casa.

    Pubblicato 14 anni fa #
  14. k

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    Ahò, tu non la perdi mai l'occasione di starti zitto e non pisciare fuori dal vaso, eh? A parte il fatto che Novecento di Bertolucci io non me lo inculo per niente, perché quello sì che è tutto a tesi, e le razòn stanno tutte da una parte sola e il primo che si rincazzerebbe - se lo riguarda - è proprio il tu' babbo. Ma a te che ti frega? Tu pur di trovare da ridire (il rosico - come si dice - è fatto così) saresti capace di' che pure Luttazzi è meglio.
    In ogni caso, il teatro in cui si svolge Canale Mussolini è l'Italia Centromeridionale, l'Agro Pontino. Novecento invece è in Emilia. A te non te lo hanno mai insegnato che la contestualizzazione è un esercizio obbligatorio in critica? Oppure tu credi che in ogni posto è sempre tutto matematicamente uguale? Secondopoi, quel processo si tiene alla fine di Aprile 1945, dopo tutta la Resistenza armata che si è sviluppata in quei luoghi soprattutto nel corse dell'ultimissimo anno. Canale invece si chiude a maggio 1944 - un anno prima, cioè - a più di 500 chilometri a sud di quel teatro. Io ancora non ce so' arrivato al '45. Aspetta il secondo volume almeno, prima de sta' a cagàlcazzo aggratis.

    Pubblicato 14 anni fa #
  15. sensi da trento

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    una mia conoscente/ amica è stata consigliata dal suo libraio di fiducia e ha letto canale mussolini.
    è venuta a sapere che ero citato nei ringraziamenti e non finiva più di magnificarmi il libro e a fare paralleli con la saga di "cento anni di solitudine" e altri libri che io, sinceramente, non capivo.
    a un certo punto ha paragonato armida al suo personaggio preferito, tale Teresa Bianca di Pace (mi pare si chiami così), di jodorowsky.
    lei trovava delle singolari analogie tra le due donne.
    cercherò di approfondire.
    (magari nel frattempo qualcuno - a caso- potrebbe dirci se l'analogia è casuale o meno)

    Pubblicato 14 anni fa #
  16. sensi da trento

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    Io ancora non ce so' arrivato al '45. Aspetta il secondo volume almeno, prima de sta' a cagàlcazzo aggratis.

    a proposito di cagare il cazzo, quando inizia a scrivere il secondo volume?

    la mia amica di cui sopra vorrebbe un po' di copie autografate di altri suoi libri.
    intanto telefono a piermario per sapere cosa "è rimasto in dispensa"

    Pubblicato 14 anni fa #
  17. k

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    a proposito di cagare il cazzo, quando inizia a scrivere il secondo volume?

    Quando lei comincia scrivere quei famosi pezzi per la Colonia.

    Pubblicato 14 anni fa #
  18. urbano

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    A dire il vero la saga dei Peruzzi di teatri ne ha più d’uno, ci sono quello prima e quello dopo la cacciata per fame.
    Senza voler contare il terzo di teatro, quello portatile della famiglia stessa.
    E proprio lassù nel primo teatro avvengono i fatti che formano i personaggi e determinano la colpa da risarcire che pare compensata quaggiù nel secondo teatro, alla fine, con un prete nuovo e anziano al posto del prete vecchio e giovane tolto di mezzo all’inizio.
    Ma nella realtà in entrambi i teatri lassù e quaggiù oltre la fatica del vivere esisteva, e per fortuna, un desiderio di emancipazione, non ancora di libertà cosciente ma forse ben più pericoloso perché più primario.
    Per fortuna, perché senza di quello la Storia vera e la saga finta risulterebbero asfissiate dalla necessità degli eventi in un resoconto più cianotico che nero.
    Il Fascismo non “interpretò” quel desiderio di emancipazione dell’inizio del secolo scorso invece ne approfittò con prepotenza e brutalità procurando violenza oppressione ignoranza e sangue umano per concimare il suo allucinato impero.
    La genesi del Fascismo non è certo nata dalle pinciate del duce o dalle botte d’erpice o dagli eccessi giovanili degli improbabili furfanti sagaioli.
    Forse così gliela raccontavano ai Peruzzi.
    Per questo a parer mio anche se la contestualizzazione sarà, forse, un esercizio obbligatorio in critica intanto non lo è, obbligatorio, nel racconto, e comunque la contestualizzazione serve a collocare in un tempo il racconto ma non può cambiare il tempo che si sceglie o sofisticarlo nel relativismo del ognuno ga le so razon.
    Soprattutto a parer mio se quel tempo è Storia.
    Su questo argomento non son così fascista da poter dire me ne frego perché penso che questa immobilità di oggi la devo un poco anche all’ansia di roba dei tanti peruzzi e derivati.

    Pubblicato 14 anni fa #
  19. k

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    Urba', ma mo' che ti metti a fare, lezioni d'antifascismo a me? E mo' m'hai rotto. Io fascista ci sono stato da ragazzo, e a me m'hanno espulso loro nel 1967 quando avevo 17 anni, dopodichè sono sempre a stato a sinistra, dalla più estrema prima, fino alla Cgil e al Pci-Ds-Pd poi, con un mare di lotte politico-sindacali ed infiniti strascichi giudiziari. Tu invece - che quando t'ho conosciuto io intorno al 1969-70 o giù di lì, eri estremista di sinistra fighettino di Lotta Continua - tu presidente del Circolo An "Oriolo Frezzotti" di Latina-Littoria ci sei diventato nel 2000 vaffanculo, e mo' me vieni a rompe li cojoni a me? Ma guarda che po' fa' l'anvidia. Ma fino all'altroieri su sto cazzo di forum non hai continuato a menarcela pure col povero tu' babbo repubblichino della Gnr perseguitato da quei cattivi di partigiani di Orvieto? Ma che cazzo vai cercando, Urba', ma vatte a fa' cura'. Non ti piace il libro mio? E sti cazzi. Amen. Me ne farò una ragione. Fallo tu uno meglio - no? - se sei capace. Io - per me - il giorno che mi gira e mi metto a progetta' palazzi o formae urbium (come peraltro è già stato per la storia dell'architettura e delle città nuove), io so' già sicuro che a me mi vengono meglio delle tue. Attàccate a sto cazzo quindi - Urbà - e tira forte.

    Pubblicato 14 anni fa #
  20. urbano

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    La cosa prende sul personale, peccato.

    Pubblicato 14 anni fa #
  21. k

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    Perché, la tua no?
    Quando uno mena, dopo non si può aspettare che gli altri non rimenino (t'avevo detto: "Vabbe': Novecento è 1945, Canale è 1944, aspetta quindi il prossimo, no?". Perché 'nte sei accontentato? Perché ti sei messo a darmi dell'apologeta del fascismo? Quando meni tu va bene, quando rimenano gli altri non va bene più?). E poi "l'ansia di roba"? Dietro quei Peruzzi ci stanno i parenti miei veri, il sangue mio, il sangue dei Giganti che hanno bonificato sto cazzo de Agro Pontino dove magni e bevi e troppo spesso ci sputi pure sopra tu, tu e quella tua cazzo di Camargue che quella sì, per te, cià valore di mito, mentre la terra mia, per te, la terra mia forgiata dai Giganti, per te non vale mai un cazzo, come non vale mai un cazzo tutto quello che hic et nunc fanno gli altri in questo posto. MAVAFFANCULOVA'.

    Pubblicato 14 anni fa #
  22. k

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    lavori in corso...

    Pubblicato 14 anni fa #
  23. A

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    Membro

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    buona pasqua

    Pubblicato 14 anni fa #
  24. urbano

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    La Pasqua favorisce meditazioni su l'eroe.
    Eroe che chissà se all'inizio lo sa di esserlo, o se magari non ci si ritrova solo che da morto per economie non sue.
    Ho cercato nella memoria e la cosa più remota che m'è venuta in mente è stata l'etimologia di cratilo che dice eros, con l'epsilon, e eros, con l'eta, apparentati.
    Amore ed eroe, per la verità li si dice che c'avrebbe a che vedere pure il retore, ma la suggestione dell'eroe come mezzo dio, decaduto perchè innamorato di un essere terreno, o viceversa, uomo innamorato di un dio e dunque sempre mezzo, mezzo asceso, è bella.
    Eroi quasi dei, inesorabilmente mortali ma innamorati.
    Si si, gli eroi.
    Ma perchè allora non i "bonificatori" e invece solo i "coloni", che a ben vedere arrivarono, come il duce a roma, col treno a case fatte?
    Eppoi i Giganti dell'origine, beh;
    forse nella complessione fisica qualche colono pure lo era grande e grosso nonostante la sottoalimentazione, magari era una malattia dell'ipofisi, ma farli passare per l'orda selvaggia dei giganti, caotici, ctoni, chè tali erano i Giganti, cos'è? Un lapsus?
    E se mai fosse, cosa ne fu, poi, di quei giganti?
    Quale ercole li disperse insieme all'opera loro?
    Quella che ricevettero come roba premio.
    Che ne hanno fatto?
    Ah dimenticavo, siamo ancora nel 1944 e domani è pasqua, passiamo oltre. Pace.

    Pubblicato 14 anni fa #
  25. Finito prima di pasqua.

    Dice : "E' il libro per cui sono venuto al mondo".

    Beh, si vede. Ha messo il vestito buono, e ha raccontato della vita che fa di tutto per continuarsi attraverso il tempo.
    Non è mica poco,eh.

    Pubblicato 14 anni fa #
  26. rindindin

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    sto ancora in lettura del canale, abbiate pazienza, devo fare continui esercizi di estraneamento per poter finire qualche pagina. la sera tra l'ipod di mia figlia a palla e le urla dell'altra che nn riesce a dormire per il sottofondo, riesco a filtrare e prendere appunti. a scuola di danza devo ascoltare con sorriso stampato le invettive delle mamme contro l'insegnante e inviare un ghigno di risposta per far capir che sto leggendo un libro, pur avendolo tra le mani. eppure ho il "canale mussolini", un po' di rispetto, che cavolo! arrivata a pg 159 mi sorge una domanda: ma questo canale quanto è costato? e chi l'ha pagato? a pag 160 pronta la risposta: lo stato. lo stato ha investito e dato più del 90% delle spese e i proprietari avevano da coprire il poco resto. bello è? meno male che il duce se n'è accorto e ha deciso di confiscare le terre dei proprietari che prima se la cavavano con il rifacimento del vialetto di casa, in cambio di terre bonificate e contivabili...ok ma le spese dei tecnici, di materiale, delle macchine, dei consumi, delle costruzioni, del tempo, della polenta e grappa che si doveva come minimo ai contadini operai o detenuti e famiglie per la sopravvivenza (perchè ho saputo che venivano impiegati anche loro), da dove venivano? dallo stato? ma un'impresa così mastodontica come fu, della bonifica dell'agro pontino e del canale, nella quale nessuno era riuscito prima di allora, da dove prese i soldi lo stato? come mantenne 3000 famiglie e nn solo durante i lavori? lo stato fu così improvvisamente ricco? se questa è la storia spieghi e insegni...

    Pubblicato 14 anni fa #
  27. Una persona che ha letto e apprezzato il Canale mi ha detto di essersi trovata spiazzata dall'impressione che l'autore non prenda una vera e propria posizione, ha usato il termine "afascista".

    Non direi, ne discutevo prima con Torque al telefono, e secondo noi il Canale restituisce, piuttosto, la complessità del reale, sfaccettata e non racchiudibile in una posizione sola, comoda e preconfezionata.

    Feedback positivo comunque, da questo mio amico.

    Pubblicato 14 anni fa #
  28. k

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    Membro

    Due cose, Rindi: quando scrivi così, e soprattutto come nella prima parte del post, con l'evidente intento di non voler fare letteratura ma solo per il bisogno di comunicare ai tuoi amici quello che senti e che esattamente sei in quel momento, tu fai letteratura. Scrivi sempre così, Danie': semplice, piano, pane pane, senza voli, senza voli, senza aggiunte, solo quello che devi di'. I voli invece falli quando proprio stai incazzata e vuoi pigliare per il culo a modo tuo, come quella volta sul Pontino gli uccellacci alla stazione. Pure quello m'era piaciuto (poi fai come cazzo ti pare).

    Ultima questione: grazie tante dei complimenti, ma mo' non puoi pretendere ch'io ti spieghi e che capisca pure di economia finanziaria e di bilancio dello Stato. E che cazzo ne so io dove li hanno presi i soldi? Li avranno presi dove li pigliano tutti gli Stati - i debiti, i buffi - che cazzo me ne frega a me? Ma mo' pure questo te deve spiega' il poeta? Ma vaglielo a chiedere a tuo marito che fa il manager, mannaggia la puttana, che siete pure milanesi. Me lo vieni a chiedere a me? Ma vaffangoogle va'.

    Pubblicato 14 anni fa #
  29. k

    offline
    Membro

    Su "afascista" ci debbo pensare. Non mi pare cretina. In fin dei conti sarebbe l'atteggiamento più produttivo ed onesto - l'unico realmente oggettivo - per comprendere appieno e giudicare il più correttamente possibile qualunque accadimento o periodo storico. Perchè uno dovrebbe essere obiettivo e distaccato quando parla dei Romani, e coinvolto e di parte quando parla dei fascisti?
    Digli bravo comunque a st'amico, e grazie. Ci voglio pensa'.

    Pubblicato 14 anni fa #
  30. Sono d'accordo, sarebbe l'atteggiamento migliore, ma le categorie con cui si valutano tuttora determinati fenomeni impediscono a molti di prendere una posizione che non sia netta e schierata al punto da deformare qualsiasi filtro interpretativo, e quando qualcuno riesce a slegarsi un attimino da tutto questo il risultato può essere spiazzante. Conta poi che qua più o meno tutti ti conosciamo e sappiamo quali sono i presupposti del tuo scrivere, fuori da qui un po' meno, per questo ti ho segnalato questo feedback esterno.

    Pubblicato 14 anni fa #

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