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Gruppo Albatros : che roba è?
(39 articoli)-
Posted 1 anno ago
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Sto rileggendo 'Il Processo di Kafka". Grandioso. Milan Kundera, nel suo 'L'arte del romanzo', dice che i tre mostri sacri sono: Joyce, Prosut e Kafka. Anche se poi aggiunge che, in realtà, chi veramente innovò il romanzo fu solo Kafka.
Il pensiero è un po' più complesso, basta andare avanti con la lettura. Per Kundera esistono 4 grandi richiami della letteratura che potrebbero essere i possibili terreni di sviluppo del romanzo.il richiamo del gioco: Laurence Sterne, Denis Diderot
il richiamo del pensiero: Broch ('I sonnambuli), Dostoevkij, Tolstoj
il richiamo del tempo: Proust, Joyce
il richiamo del sogno: KafkaMi sa che si sbagliava. Però come guida per la lettura, non è così tanto malvagia.
Pubblicato 1 anno fa # -
Non condivido pienamente il tuo giudizio sui contemporanei, Kappa, ma per il resto mi hai convinto.
Ho da leggere alcuni saggi che mi servono per una cosa mia, poi scatta la cura classici.
Pubblicato 1 anno fa # -
(e comunque, che cazzo è 'sto discorso della regula? Io compulsavo a prescindere)
Pubblicato 1 anno fa # -
anch'io tendenzialmente scelgo i classici, che mi rimangono comunque sottopelle, (e pure anche un po' nella penna, spero, perchè amo scrivere) proprio perchè spesso dalla letteratura contemporanea vengo delusa (non è una regola però) e il mio giudizio si limita, il più delle volte, al solo "mi è piaciuto" o "non mi è piaciuto". La critica che faccio (tra me e me) al termine di un classico è invece sempre oceanica, stimolante, di confronto. (vorrà dire qualcosa?) Poi però quando parlo di narrativa contemporanea passo da ignorante totale.(l'altra faccia della medaglia). anche in questo caso è una questione di dosaggio.(ammazza quanto mi piacciono oggi le parentesi!)
Pubblicato 1 anno fa # -
Possessione
Antonia S. Byatt
che a quanto mi risulta è contemporanea e pure vivente.
E' un Classico, ?.Pubblicato 1 anno fa # -
Giusto per dare qualche spunto di riflessione. Dal libro 'LETTURE DI POETI e riflessioni sulla teoria e la critica della poesia" di Benedetto Croce, Laterza 1964.
L'AVVERSIONE ALLA LETTERATURA CONTEMPORANEA (prima parte ma continua...)
Un sentimento di avversione e di dispregio si stabilisce di frequente negli amatori e custodi della grande poesia del passato di fronte alla poesia e letteratura loro contemporanea e si manifesta nel non degnarla di attenzione e in una certa preconcetta ostilità che l'animo equo riesce a vincere non senza sforzo. Né quel sentimento è da spiegare semplicemente con l'ostacolo che negli abiti esistenti incontrano le cose nuove, perché, se questo c'è, c'è anche a compensarlo l'attrattiva che il nuovo e l'intentato esercitano. In quel sentimento opera un motivo che lo legittima, ed è l'avvertimento e l'esperienza che il nuovo è spesso nient'altro che la volontà del nuovo, per sé ricercato e, come si può, foggiato; e sotto questa volontà e questa ricerca sta una vile idea della poesia e della letteratura e dell'arte in genere, un'idea edonistica, come di una materia di piacere, del piacere che ottunde nella consuetudine e nella sazietà e procura di rieccitarsi con nuovi stimoli, che in quanto tali non richiedono la spontaneità e serietà del genio artistico, dote dei pochi e rari, ma un'abilità non propriamente industre ma variamente industriale che è dei molti e nella quale molti possono provarsi per soddisfare la loro irrequieta vanità e la loro cupidigia di lodi in qualsiasi modo guadagnate, e di altri lucri meno aerei. Donde altresì lo scredito e l'offesa che costoro procurano di esercitare, ribellando gli animi dei fedeli alla grande e genuina poesia e letteratura ed arte del passato, col presentarla, in confronto con la nuova, come sorpassata e antiquata, ingenua, povera e inesperta, e persino ridicola, al pari delle mode smesse. [...]
Pubblicato 1 anno fa # -
Bello. Sempre grande Croce (però avresti fatto bene a mettere la data di prima edizione del testo, non quella della ristampa 1964 in cui lui è già morto da 12 anni. Eccheccazzo Torque, non è che me ne debbo cercare un altro?)
Pubblicato 1 anno fa # -
Secondo una opinione di Barthes
il mito trasforma il senso in forma.
Ed ancora, secondo lui, il mito definisce la cosa non per quel che è ma per come la si dice.
Questo suo pensare Barthes lo scrive nel 1957 con un'abilità non saprei se industre o industriale, forse con irrequieta vanità e chissà magari pure con cupidigia di lodi ma sicuramente ribellando gli animi.
E quel 57 è già futuro rispetto a quel vecchio 20 novembre del 52.Pubblicato 1 anno fa # -
Ho messo la data del 1964 perché è quella di cui sono in possesso. Ho citato la fonte da cui ho preso il testo
il cavallo è giusto. Tipo King, Soldatino e Dartagnan (cit. 'Febbre da cavallo', 1976)
Pubblicato 1 anno fa #
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