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I Lunedì dell’Arcipelago - Rilassati

Categoria: Assaggi, suoni, visioni e letture, I lunedì dell'Arcipelago
Postato da: Faust Cornelius Mob

mattotti

Qualcuno, di recente, ha chiesto con discreta decisione che il vostro Faust pubblicasse qualcosa di suo, un racconto in particolare. Si tratta di un lavoro nato in seno al corso di scrittura di Brescia, in una lezione sull’eros. Eccovi quindi un pezzo del vostro Faust, anzi di Stefano Tevini. Rilassati è il titolo del racconto, una carezza tutta per voi.

La gravità sembra essere raddoppiata, stasera. Mentre salgo le scale sembra quasi che il mio braccio sinistro debba staccarsi per il peso del borsone da palestra. Scalino dopo scalino, i miei passi rimbombano sui pianerottoli del condominio dove viviamo. Terzo piano, ci siamo, sferragliando al girare della chiave la porta si apre. L’aria calda di casa nostra, carica dell’odore amaro delle tue sigarette, mi viene incontro. La borsa la svuoto domani, nel frattempo la mollo in corridoio e tiro dritto verso la camera. Passo alle spalle del divano strisciando i piedi e, per salutarti, passo una mano tra quei tuoi capelli lisci e neri. Il profumo fruttato del tuo shampoo mi arriva alle narici mentre tu pieghi la testa su un lato per incastrarmi la mano. Chiudi il libro, afferri la punta delle dita e, accennando una risata sommessa, me le mordicchi. Resto per un attimo, poi, piano piano, mi stacco da te che mi trattieni la mano senza fare troppa resistenza. Arrivo in camera. Mi sfilo felpa e maglietta insieme e li lascio cadere sul pavimento. Slacciata la cintura, lascio scivolare i jeans dalle gambe e, senza nemmeno spostarli, mi sfilo le scarpe. Un secondo, un solo secondo davanti al letto, poi mi ci lascio cadere di faccia, a braccia spalancate. Subito, i muscoli si lasciano andare. Dal salotto, non troppo alto ma chiaramente udibile, lo scrosciare della pioggia che segna l’inizio di Riders on the storm, dei Doors. Non male i bassi delle casse nuove. Pochi secondi e il rumore sordo dei tuoi piedi nudi sul pavimento mi percuote dolcemente le orecchie, avvicinandosi lentamente. Dai, cazzo, non ne ho voglia. Provo a mugugnare una protesta ma niente, le molle del letto si piegano con un sussurro metallico sotto le tue ginocchia. Uno, due passi carponi e sento il tuo equilibrio spostarsi sulla gamba sinistra mentre sollevi la destra e ti metti a cavalcioni sulla mia schiena. Il tuo peso sul coccige me la fa inarcare leggermente, ma le tue mani sulle spalle mi fanno abbassare subito, come un calmante. Torno ad agitarmi quando le tue unghie lunghe mi solleticano i dorsali, torno a calmarmi quando i tuoi capelli me li accarezzano. Attraverso i pantaloncini, il tuo calore mi lascia poco da immaginare. Va bene, hai vinto. Apro leggermente le braccia e le tue dita si intrecciano alle mie. In basso, la mia spina dorsale torna a dolere un poco quando incominci a muoverti avanti e indietro con l’inguine. Ruoto leggermente il bacino e sistemo la posizione delle gambe per rendere meno fastidiosa la resistenza del materasso contro di me. Di nuovo, quella risata sommessa.

Girl you gotta love your man

Girl you gotta love your man

Take him by the hand

Le tue mani sul mio viso, e quell’odore forte.

Caldo.

Pastoso.

Caffè.

Caffè?Gli occhi si spalancano. Mattina. La sveglia. Le dieci, cazzo le dieci. Coglione, coglione, coglione. Mi tiro a sedere. Sono in ritardo sparato.

-Tranquillo – la tua voce, ironica – ho chiamato il tuo titolare e gli ho detto che non stai bene. Week end lungo per noi.

Di nuovo, i tuoi passi. La tua gamba, il tuo piede nudo, la sua pelle liscia, abbronzata. Niente smalto. Il tuo viso, ne indovino il sorriso in controluce.

- Non sognarti di tornare a dormire, comunque. Ieri sera hai lasciato una cosina a metà –

Ancora una volta, la tua risata sommessa.

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