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9 ago 20090

Foto Terapia - # 3

Categoria: Foto terapia, Progetti
Foto Terapia - # 3

La foto  scattata da Matteo Ninni si intitolava "Audacia". Gli Anonimi che si sono cimentati in questa tornata di cure Foto-terapiche ne hanno tratto ispirazione per una serie di racconti che, come al solito, esplorano tutte le sfumature della narrazione. Abbiamo scritto storie umoristiche, riflessive, avventurose o grottesche. Adesso è il momento di leggerle e - se vi va - di commentarle insieme.

9 ago 20090

Bellissima - Francesca Lulleri

Categoria: Foto terapia, Progetti, Senza categoria
Bellissima - Francesca Lulleri

Sud del mondo, in un imprecisato paese. "Aprite la porta madre...sono io, Laem...vostra figlia" Silenzio. Ancora una volta... come da mesi ormai. La ragazza si accarezza il pancione sorridendo...poi guarda il cielo preoccupata. " Vi prego...fuori inizia a piovere..." Da dentro la povera casa finalmente si sente un rumore, e la porta, da mesi chiusa, finalmente si apre. All'uscio si affaccia una donnina gracile, piccola di statura, con lo sguardo severo. " Perché sei tornata? Ci getti tutti nella vergogna! Piove da quando ti è cresciuto il ventre. E' colpa tua." " Ma che dite madre, credete ancora a quelle stupidaggini? Io ho amato quel ragazzo, lo sapete anche voi, come amo la creatura che ho in grembo...tornerà, me lo ha promesso..." "A si? E dov'è? Se ti avesse amato veramente sarebbe ancora qui, con te, ad impedire che tu sia presa in giro da tutto il villaggio...e a proteggere il tuo grembo da cattiverie e malelingue..." Laem non rispose. Il suo pensiero andò al suo amato, ritornato nel suo paese d'origine. "Lui è un eroe mamma, ci protegge... e tornerà..." Laem strinse forte i pugni. La vecchina si spostò per farla passare. Laem entrò si guardò intorno. " Dove sono gli altri?" "Sono andati via, non sopportano più la tua vista. Sono da tuo ...

9 ago 20090

Il tempo là dentro s’era fermato - Marcello De Santis

Categoria: Foto terapia, Progetti, Senza categoria
Il tempo là dentro s’era fermato - Marcello De Santis

Era entrata per cercarvi suo marito? E ne aveva chiesto notizie una volta dentro? Dagli sguardi interrogativi (o semplicemente curiosi?) dei tre/quattro signori che vi aveva trovato, si direbbe di sì. C’era un’altra donna, seduta su una panca di legno, fredda e screpolata, subito dietro il vetro della porta aperta. Aveva appena smesso di piangere, adesso s’era calmata un po’, e aspettava che arrivasse anche sua sorella, a farle una desolata triste compagnia. Il giorno era ancora lungo, e il luogo tristo avrebbe chiuso solo alle cinque del pomeriggio. Quasi all’imbrunire. E come se non bastasse ci si era messo pure il tempo cattivo. La donna si dirigeva verso la pensilina che sta al di là della strada, il cui umidore per la pioggia caduta rifletteva la sua tozza figura. I capelli neri sciolti alle spalle, s’avanzava decisa con chissà che pensieri nella mente. Però era un poco più speranzosa: là non c’era. E dunque… Che risposta aveva avuta dall’impiegato (impiegato! meglio “addetto”, sì molto meglio!)? Fatto sta che l’espressione sul viso adesso torvo, e gonfio per lacrime versate prima, denotava chiaramente preoccupazione e lieve sollievo. Aveva attirato l’attenzione dei signori che stazionavano all’interno. Quello stempiato e ...

9 ago 20092

Semplicemete idiota - Daniela Rindi

Categoria: Foto terapia, Progetti, Senza categoria
Semplicemete idiota - Daniela Rindi

“Si può fare, si può fare, puoi prendere o lasciare…”. Che cosa? Cos'è così fatalmente semplice e così falsamente realizzabile? Non è tutto così fluido, come un cazzo con vaselina su per il buco del culo. Non esiste la bacchetta magica, o io me la sono persa. Ancora fatico a decidere se è meglio il Prozac o i Fiori di Bach. Ho la barba lunga, incolta, non per vezzo, ma per pigrizia. Mi lavo anche poco. Casco a pezzi, ieri un frammento di dente è rimasto appiccicato al chewingum, nuvole di capelli morti rimangono appallottolati sulla spazzola. E’ un lento, crudele, inesorabile decadimento organico. Vivere la vita intensamente sì, questo posso dire di averlo fatto. Ho vissuto tutto sulla mia pelle, sentendo male in così tanti punti del corpo, che neanche sapevo di avere. Adesso che sarebbe venuto il momento di ricostruirsi, adesso che ho iniziato a leggere senza avere più l’esigenza di osservare…sono diventato presbite. L’altro giorno mia nipote, mi ha detto in bagno “ che buon odore di passera!”. Ha solo sei anni, non mi funziona più neanche l’udito. C’è un’altra cosa in me molto grave: io ho amato solo mia madre. Assomiglia a ...

9 ago 20090

Noia di Caronte - Luca Baldini

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Noia di Caronte - Luca Baldini

Qui a la Stazione il mondo è grigio e piove. Scroscia a dirotto, o vaporizza in forma di nebbiolina o ha appena smesso che ricomincia, piove sempre, come se dovesse. Qui tutto è umido, gocciolante, lucido, pieno di pozzanghere. Quelli che vengono le saltano tutti attenti a non schizzarsi, dentro non ci guardano nemmeno nonostante siano li per terra come tanti pezzi di riflessioni stracciate, frammenti di cielo scuro, nuvole cariche, foglie, case, gambe; per loro è solo acqua sporca eppure se solo si fermassero potrebbero vedere anche pezzettini di sé. A volte quando viene qualche bambino può succedere che le usi per pestarci gioioso le scarpe dentro, fino a che non lo portano via. Chi viene qui desidera andar via, partire di notte per Lisbona, andare verso un Sud o solo là, o magari tornare, comunque sogna l'altrove. Carichi di some interiori, appesantiti da fagotti patetici, forse, li aiuta lo scorrere della pioggia che scolando lungo i capelli porta via le lacrime e bagna gli occhi di chi non le ha più o non le ha mai avute. E così quel brivido che fredda il tiepido sudore che esce da la schiena o il pasticcio d'acqua che entra tra le dita dei piedi e gela dentro ...

9 ago 20090

Monologo di un astante - Roberto Ceccarini

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Monologo di un astante - Roberto Ceccarini

La vediamo uscire dalla sala d'aspetto di una stazione qualunque, con la camminata rigida, tipica di chi è disperato. Sotto l'ombrello, quella donna sembra quasi rimbalzare sull'asfalto, il passo scompagnato con il resto del corpo, il capo tra le spalle strette, a guardare in giù, il busto curvo in avanti. Te, che con gli altri tizi nella sala d'aspetto attendi che smetta di piovere, non puoi fare a meno di chiederti come faccia ad andare avanti. Il fattaccio del boschetto: nel boschetto un mese fa è accaduto qualcosa di terribile, che ti toglie il fiato. Per giorni ne hanno parlato tutti: media, carta stampata. Una disgrazia hanno detto, lo hanno detto in tutte le salse. Poi il silenzio, il nulla, un'angoscia che prende allo stomaco e devi annaspare come un sub a pelo d'acqua per prendere aria, respirare, cercare di dare un senso alle cose. Perdere un figlio, così, ti manda al manicomio. Un figlio. Ci pensate? Come si fa a stare senza un figlio? Mentre rimugini, vedi anche gli altri fissarsi su quel passo, su quella giovane donna che mestamente s'allontana sotto la pioggia. Tutti a pensare la stessa cosa. A pensare a quella poveraccia, a come farà ad andare ...

9 ago 20091

L’Elisa - Edoardo Micati

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L’Elisa - Edoardo Micati

- Così l'Elisa se ne va. - E sì, va a raggiungere i figli in Belgio, in pullman, chissà quando la rivedremo. Va via con la pioggia, cielo buio. - Che tristezza. Quanti anni avrà, quando l'hai conosciuta? - Ha un'età indefinita, le potresti dare da 50 a 75 anni, con quella faccia sciupata dal sole, tutta una ruga. Veste sempre allo stesso modo: giacca di maglia fatta a mano, d'un grigio sbiadito, gonna, camicetta, un golfino incolore a punta. Poi, non appena scalda il sole, entrano in campo le maniche corte, sino all'autunno successivo. La bicicletta, sino a ieri, è stato il suo unico mezzo di trasporto, mentre ora si farà duemila chilometri in una sola volta, viaggiando su una corriera. La conobbi qualche giorno dopo che m'ero trasferito qui. Mi rivolse il saluto con un "bongiornu a ssignuria", nel Salento riservato a quelli d'una certa età o che meritano rispetto. Nel mio caso troppa bontà sua. C'è da dire però che è la classica attacca bottoni. Al secondo incontro s'avvicinò e mi chiese: - Ma, ssignuria nun sinti unu de li Micati de Viale Lo Re, te lu negoziu de tessuti? Sapissi quanta rrobba matrima ha ccattatu, tuttu nu corredu. Quandu ...

9 ago 20090

La sposa - Fabio Brinchi Giusti

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La sposa - Fabio Brinchi Giusti

"Non si riesce ancora in nessun modo a comprendere quale sia il pazzo dei due, dove sia il fantasma, dove la realtà." (Luigi Pirandello, La signora Frola e il signor Ponza, suo genero) "Mi scusi ma credo di non aver ben capito dove è diretta?" "Giù in città" "In città?" "Si, in città. Perché cosa c'è di strano?" L'impiegato scosse la testa, poi prese le monete della ragazza e le consegnò i biglietti. Era una mattina qualunque in quella stazioncina di provincia.  Milena -così si chiamava la giovane donna- aveva incontrato spesso nella sua esistenza quello che i poeti chiamavano il male di vivere. Ma ora era tutto passato. Ora lei si sentiva raggiante e felice. Erano settimane che pensava e ripensava alla sua partenza, ora se andava da quell'ambiente piccolo e soffocante, ora andava a vivere nella grande metropoli, insieme al suo amore che l'attendeva laggiù.  Con suo grande stupore quel giorno il treno per la città sarebbe passato di là solo verso le undici del mattino, lei era di almeno quattro ore in anticipo. Ma che strano! E i pendolari che ogni giorno andavano in città per lavoro o per studio? Come facevano? Non potevano prendere quell'unico treno delle undici. Doveva esserci per forza un errore, ...

9 ago 20091

Mani ostili - Donatella Franceschi

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Mani ostili - Donatella Franceschi

Le mani sono nervose e ostili.Le unghie sbiancate mordono la carne. Il silenzio totale e inumano. L'aria pesante e rognosa; umidi latrati della donna gettata a terra: il braccio ancora pulsante. Un breve e sommesso uggiolio; un calcio rapido e violento; un corpo di cenci frementi. Due sagome nell'ombra si fanno avanti; uno alto, occhiali sottili, naso suino, occhi melmosi scuote la testa e leva le braccia in avanti come a voler temperare la collera di quelle mani nervose e ostili. La voce morbida e scivolosa "Può bastare... " sussurra, le labbra si contraggono e distendono in un battito. L'altra ombra invece resta immobile; bassa e piccola. Un uomo calvo dal ventre prominente; gocce di sudore ne rigano il volto, il labbro gonfio e sanguigno, il respiro affannoso, i gemiti repressi. Lo sguardo umido e sopraffatto fugge al suolo.Un sussulto. Un conato strisciante. L'ombra fremente si nasconde nell'ombra. L'uomo alto al contrario si avvicina al corpo e si china, afferra ciocche di capelli randagie e le strattona con gusto in modo che il volto della donna gli si riveli. Si abbassa ancora di più tirando la testa verso di sé; adagia le labbra contro l'orecchio e sussurra, sussurra, sussurra. Il corpo freme, trema, singhiozza, scricchiola. Le labbra si discostano, il sorriso ancora impresso.La mano abbandona ...

9 ago 20091

Primo premio - Nicoletta Berliri

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Primo premio - Nicoletta Berliri

Trilussa sostiene che la statistica è quella scienza per cui, se tu mangi due polli ed io nessuno, abbiamo mangiato un pollo a testa. L'esperienza di vita mi ha condotto più volte a verificare sulla mia pelle quanto sopra detto, portandomi a concludere che non è possibile apprezzare pienamente un evento positivo, godendone fino in fondo, aspirandone la gioia a pieni polmoni. Non è il solito discorso qualunquista di considerare i vantaggi spirituali forniti dal valutare la bottiglia mezza piena anziché mezza vuota, ma è un dato di fato incontrovertibile. Gli occhi sbarrati sulla pioggia che scende come nella canzone di Gianni Morandi eppure a me fa, al contrario di quanto asserisce il cantante bolognese, fa rabbia, tristezza, freddo. Mi trovo nell'atrio della stazione ferroviaria, sono appena scesa da un treno pomposamente chiamato EuroStar il cui unico valore è il prezzo del biglietto perché i treni che oltrepassano gli Appennini sono lenti per costituzione ed i loro ritardi sono cronici. Prenderla con le Ferrovie non serve a nulla, come ho già ampiamente sperimentato, tutt'al più si riesce ad ottenere un preregistrato e asettico :«Ci scusiamo per il disagio». Oggi, però, sento che nulla e nessuno possono spegnere o turbare la mia felicità; dopo anni ...



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Anonimascrittori.it ha cambiato veste. Giusto il tempo di familiarizzare con il web 2.0, di acquisire dimestichezza con il nuovo programma di content management e di sollecitare/solleticare la comunità anonima alla scrittura di racconti che non richiedessero dei vincoli come battute o fonte d'ispirazione. Quali le novità? Lo spazio anonimo è vasto: dalle novelle a puntate al viaggio nella musica anni 70, dai fumetti e dalle altre vie del fantastico fino a (r)esistenza, con qualche puntata di recensione dei libri e di critica letteraria. Siamo nati sul web, è il nostro ambiente naturale. Per questo crediamo non possa finire qui. Anonima Scrittori è pronta a rilanciare e a rinnovarsi ancora. Altre novità sono previste nell'immediato futuro e altre ancora le vorremmo costruire insieme a voi. Per collaborare basta scrivere a info@anonimascrittori.it.

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