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15 mar 20103

L’odore del fato - Stefano Carbini

Categoria: Foto terapia, Progetti, Senza categoria
L’odore del fato - Stefano Carbini

Dicono che sono matto e chi mi conosce ormai mi evita. Ma più della pazzia, quello che veramente li spaventa è la convinzione che io porti iella. Loro pensano così perché non sanno. Mi è sempre piaciuto fotografare, cogliere in uno scatto l’istante irripetibile, renderlo eterno. Per questo cominciai a lavorare come fotografo freelance. All'inizio riprendevo un po' di tutto: paesaggi, scorci di paese, corse di auto; mi inventavo dei servizi e cercavo di venderli alle riviste specializzate, riuscendovi ben presto senza grosse difficoltà. Poi, una mattina di febbraio, mentre mi trovavo in fondo a un canalone in trentino, dalla cima si staccò una valanga. La prima cosa che avvertii fu il rumore e quando alzai lo sguardo, afferrando nello stesso tempo la macchina fotografica che ormai portavo sempre con me ovunque andassi, vidi la neve cominciare a muoversi e a metà del versante due sciatori gettarsi a tutta velocità verso valle. In pochi attimi la massa di neve li raggiunse, li ingoiò per poi risputarli e riprenderseli subito dopo. Io scattavo regolando di continuo lo zoom per mantenere a fuoco il fronte che si avvicinava a velocità spaventosa. Continuai a scattare fino a che non fui avvolto da una nuvola ...

15 mar 20100

Non tute le Pasque vengono per nuocere - Federica De Angelis

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Non tute le Pasque vengono per nuocere - Federica De Angelis

Sto troppo male per pensare al peggio. La primavera bussa alle porte di un anno che si fa largo tra una fila di anni fabbricati in serie. E così è arrivato Aprile, portandosi dietro le sue nuvole timide e incerte, il cielo spazzato da un vento piacevole, il sole forte e luminoso che non asseta ma accarezza piacevolmente il mondo. Seduta sul piccolo balcone del mio appartamento, le gambe appoggiate alla ringhiera nera, vorrei godermi questo pigro risveglio alla vita. Quattro piani più giù la città è già in fermento. C’è tuttavia uno strano senso di tranquillità che pervade ogni cosa. Una crisi si annuncia sempre. Da lontano arriva il vociare di ragazzi che giocano a pallone nel cortile situato sul retro dell’edificio. Le campane mi ricordano che oggi è Pasqua. Ho messo un cd di jazz. Con la musica tutto sembra più romantico, tutto sembra possibile. Prendo una sigaretta e l’accendo mentre sorseggio il bicchiere di yogurt bianco, magari mi disintossica. L’odore acre del tabacco mi riempie i polmoni e si disperde in un alone dolciastro. Il vento freddo mi sferza il viso e mi sembra perfino di sentirmi viva. I rumori della strada si mescolano alle note dello stereo, il sole ...

14 mar 20100

La donna e il morto - Marcellino Iovino

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La donna e il morto - Marcellino Iovino

Il mio nome è Otto Jaspers. Mio nonno Gustav Jaspers fu uno scrittore. Mio padre è stato il poco noto musicista Felix Jaspers. Quanto a me sono un pittore. Sulla qualità della mia opera non mi pronuncio, giacché sono il meno adatto a farlo, giacché il risultato estetico non mi è mai interessato. Forse è stata questa una delle cause del mio insuccesso, come fu per i miei avi, ma anche questo non m’interessa. Io credo in una sola cosa: il processo di creazione; il resto non conta. Ho passato gran parte della mia vita a chiedermi se la capacità di creare è innata o si può imparare. Inutile dire che nella mia famiglia non è mai mancata, ma io stesso non so se sono nato con la creatività o l’ho imparata negli anni e non lo ricordo. Tuttavia ho abbozzato una piccola teoria al riguardo. Secondo me l’arte esiste di per sé nel mondo, come la gravità, ma per agire ha bisogno d’incarnarsi in un corpo, o meglio, in un cervello. Come la gravità mostra i suoi effetti sui corpi, la creatività manifesta i suoi effetti sull’artista. Questa mia ingenua teoria mi è stata suggerita da un sogno che ho ...

14 mar 20100

Il Golgota - Edoardo Micati

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Il Golgota - Edoardo Micati

Pasqua 2009. Don Placido, ex cappellano carcerario, da poco parroco di Scarfagnano, stava allestendo la via crucis sino alla selva di Scarfa, il Golgota paesano. La scelta del luogo, meta delle gite di pasquetta, fu malvista dalla gente del paese, tanto più quando le sorelle De Giorgi, assidue della parrocchia, rivelarono al barbiere Fernando, noto megafono dei fatti paesani, che il prete voleva servirsi d’Oronza Scarcella, un donnone, detta la Carnera, per raffigurare la Madonna, di Giacomo Pennetta, uno che era stato in carcere per pedofilia, la parte di Gesù Cristo, di Donato Cannoletta, di Toti De Cillis, dei balordi, per i due ladroni. - Pronto carabinieri, dite: Sono Giannino Capozza, vuol passarmi il maresciallo Savino? - Ciao, Giannino, dimmi. - Sono sulla Serra, nel Golgota di Don Placido, vieni, c’e un morto. Giannino Capozza, detto D’Artagnan per i lunghi capelli, era lì a attenderli. Il maresciallo Savino s’accorse subito del bambino – E’ Marcello, il figlio di Pennetta.? - Si, è proprio lui, e quello steso lì è il padre. Ribatté Giannino. - Scannellato. - Comandi. - Conduci il piccolo nella nostra auto. Il cadavere era steso faccia in giù, jeans e gilet blu imbottito. Si chinò: -Ha una grossa ecchimosi ...

14 mar 20100

Il gigante interrato - Alessio Brandolini

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Il gigante interrato - Alessio Brandolini

La luce è così forte che non riesco a vedere i contorni delle cose, sotto di noi c’è Roma e più in là lo specchio offuscato del mare. Sono con i soliti amici di una vita, quelli che mi cercano sempre anche se io non li cerco mai. Insistono: devi uscire, prendere aria, fare due chiacchiere, innamorarti. Li ringrazio eppure ora, qui, mi sento isolato, più solo di quando me ne sto rintanato in casa. Siamo quattro gatti: io, Marco e Francesco con il figlio Simone. Gli altri del giro hanno preferito andarsene fuori per qualche giorno. Romeo a Ischia, per via delle terme, Federico a San Casciano dei Bagni, per rifornirsi di vino rosso. Le solite tristi feste. La solita Pasquetta fuori porta. Tuscolo ha l’aspetto di un teschio deformato, come se il morto, prima del decesso, fosse stato preso a bastonate sulla nuca. Siamo sulla testa di un gigante, il resto dello scheletro sta sotto, interrato. Lo penso mentre con un forchettone rigiro la carne sulla graticola. Forse ieri, anche lui, è risorto, il gigante ha fatto due passi fino a Monte Cavo e da lì ha visto i laghi di Albano e di Nemi. Una volta qui c’era ...

14 mar 20100

Alcune circostanze fortunate - Gobig Onego

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Alcune circostanze fortunate - Gobig Onego

(La sindrome di J.B. Fletcher) - Mentre aspettiamo raccontami dell'incendio di Taranto. - La mia prima esclusiva. Quella volta ho capito che in questa professione, oltre al talento, c'è bisogno di culo. - Dai, comincia dall'inizio! - Ero l'unico fotoreporter accreditato all'inaugurazione della sede della Petrolbiologica, la prima raffineria - si vantavano - in grado di produrre carburante pulito. Figuriamoci... L'agenzia aveva mandato me, giovane alle prime armi, a immortalare quelle facce di cazzo - politici e manager - mentre facevano a gara a chi era stato più bravo. Una noia! Poi l'esplosione, un boato lungo e assordante. Uscimmo dalla sala spintonandoci tutti senza riguardo. Alcune eleganti signore in pelliccia caddero a terra e io le fotografai correndo via. Ma il vero scoop era a cento metri da me, all'esterno dell'edificio. Fu una scena memorabile: il nuovo stabilimento, già in funzione, era completamente sventrato. Operai feriti, barcollanti, venivano fuori da quello scenario di detriti, fumo e fiamme cercando di aiutarsi a vicenda. Montai il tele e cominciai a sparare a raffica. Appena il tempo di cambiare rullino e il motore della mia Nikon ricominciò a correre. Uno di quegli scatti finì sulla copertina di un settimanale e ...

14 mar 20100

Savile Rock - Stefano Cardinali

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Savile Rock - Stefano Cardinali

Siamo di nuovo sul palco. Sotto di noi un oceano di teste e di braccia protese sembra volerci risucchiare. Jerry Darcyman batte quattro volte le bacchette tra loro. Thor Glanzid, finissimo tastierista, dà prova dei suoi studi e accenna una fuga degna del miglior progressive rock degli anni ’70 per poi frenare nei quattro accordi che accompagneranno la mia voce per tutto il pezzo. Il mio basso entra con il primo accordo dell'organo ed esegue un giro che esalta il ritmo della batteria. I due strumenti scandiscono il tempo in maniera netta, martellante: otto note, che sembrano ripetersi all'infinito, si intrecciano al suono distorto della chitarra di Max Zaph che in dissolvenza introduce la mia voce. L’abbiamo provato mille volte in studio: la sua nota si spegne col mio stesso timbro roco. Dell'equilibrio tra i due suoni si occupa il sapiente mixer di Anthony Kappa. Questa continuità tra Max e me rende singolare questa canzone e si ripeterà anche alla fine del brano. È il mio pezzo. L'ho scritto per me, per le mie qualità. Anche le partiture degli altri strumenti le ho ideate per le mie doti. Il pubblico, che aspetta questo brano dall'inizio del concerto, sta tutto in ...

14 mar 20101

Festa di compleanno - V. Di Salvo

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Festa di compleanno - V. Di Salvo

Quando Sandro mise il primo foglio di carta fotografica sotto l'ingranditore riprovò, come tutti gli anni, quella piacevole sensazione di sentire - di nuovo - il proprio cuore battere forte. Da molto tempo passava la mattina del suo compleanno in giro per Roma a fare fotografie. Non erano fotografie normali; aveva ideato un "random timer" che aveva applicato alla sua macchina. La teneva appesa al collo e il timer, nell'arco della mattinata, la faceva scattare per 36 volte. Lui non inquadrava, si limitava a passeggiare per la città, o a prendere l'autobus o la metropolitana. A volte andava in motocicletta. Nei giorni seguenti sviluppava e stampava, scoprendo - sempre con curiosità e, a volte, stupore - ciò che la macchina aveva ripreso. L'idea gli era venuta anni prima, quando vide su internet che una tizia americana aveva fatto una cosa simile per scoprire il punto di vista, e le avventure, del suo gatto. Quando stampava, Sandro trovava sempre ciò che, durante la passeggiata, gli era sfuggito: dei particolari strani, gli abiti o le scarpe curiose delle persone, momenti di vita fermati per caso. Gli piaceva molto quel tipo di fotografia, la reputava la più vicina alla realtà. Quel giorno però, sin dalle prime stampe, ...

14 mar 20100

Lascia stare su, non fa per te - Marcello De Santis

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Lascia stare su, non fa per te - Marcello De Santis

Così andrea e susanna decisero di recarsi alla valle carina, su quel "primo colle" a loro ben conosciuto, per la pasquetta. Mancavano tre giorni ma il tempo, mai come quest'anno - ripeteva susanna - s'era stranamente fermato. Sua madre non approvava quel fidanzamento; qualcosa in lui non la convinceva; era avanti con gli anni, lei ne aveva ventidue, lui trentasette; ma soprattutto il fatto, noto a susanna, che andrea beveva; e talvolta beveva forte, e allora diventava manesco. Le diceva: lascia stare, su, (la chiamava così la sua piccola, su). Lascia stare, su, non fa per te. Ma lei era innamorata. Si conoscevano da appena sei mesi, sufficienti, rispondeva lei alla mamma, per conoscerlo bene; sapeva che era bravo; e aveva un buon impiego; insomma, un buon partito. Ciò che non sapeva, susanna, era che le poche volte che andrea restava solo con la madre in casa, mentre lei era in bagno, o quando ancora non rientrava e lui stava là ad aspettarla, la trattava malissimo; sgarbato, ignorante, pieno di sé, sbruffone. Considerava susanna "sua" e basta; e lei signora si deve fare gli affari suoi, non può mettermi in cattiva luce, Intesi? Ah, se ci fosse mio marito! La mamma non ...

14 mar 20100

Il campo dei ricordi - Stefano Meglioraldi

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Il campo dei ricordi - Stefano Meglioraldi

Era casa mia, anzi era più che una casa: era il luogo dei ricordi. Il luogo della mia fanciullezza, dove venivo a giocare o a nascondermi, per sfuggire alla realtà, ai compagni che mi volevano male. Il luogo della mia giovinezza: quando odiavo il mondo, o quando volevo incontrare lei. Per un periodo di tempo era stato anche il luogo dell’amore. Ed ora era il luogo del dolore e del riposo; di un uomo solo, che stanco di girare voleva solo sistemare il suo vecchio campo dietro casa, la sua anticamera per la pensione. Dove sei Aurora adesso? Perché m’hai lasciato solo… Ora che ho tempo, ora che ho finito di correre e di girare, ora che sono a casa. Era il mio giardino; vi ero cresciuto. L’avevo riempito di macchinine, seppellite da qualche parte, di biglie perdute, di spago e di corda. Quante ore passate a giocare. Avevamo costruito una casetta sull’albero, io e Tommy… lo ricordo come fosse ieri: l’impegno, le risate, l’aiuto di mio nonno. Le arrabbiature. La corda per scendere, per calarsi; quella da cui Tommy era caduto rompendosi un polso. La torta di mele che ci aspettava dopo le nostre scorribande. E la lotta con Jerry lo stronzo ...



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Anonimascrittori.it ha cambiato veste. Giusto il tempo di familiarizzare con il web 2.0, di acquisire dimestichezza con il nuovo programma di content management e di sollecitare/solleticare la comunità anonima alla scrittura di racconti che non richiedessero dei vincoli come battute o fonte d'ispirazione. Quali le novità? Lo spazio anonimo è vasto: dalle novelle a puntate al viaggio nella musica anni 70, dai fumetti e dalle altre vie del fantastico fino a (r)esistenza, con qualche puntata di recensione dei libri e di critica letteraria. Siamo nati sul web, è il nostro ambiente naturale. Per questo crediamo non possa finire qui. Anonima Scrittori è pronta a rilanciare e a rinnovarsi ancora. Altre novità sono previste nell'immediato futuro e altre ancora le vorremmo costruire insieme a voi. Per collaborare basta scrivere a info@anonimascrittori.it.

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