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I Lunedì dell’Arcipelago - Santa Tera

Categoria: Assaggi, suoni, visioni e letture, I lunedì dell'Arcipelago
Postato da: Faust Cornelius Mob

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Bentornati a I Lunedì dell’Arcipelago, il vostro Faust è sempre contento di ritrovarvi qui per la vostra razione di racconti direttamente da uno dei vivai più attivi della letteratura italiana : Arcipelago Anonima . Il racconto di oggi è Santa Tera, che ricorda da vicino un grande classico della fantascienza come Un Cantico per Leibowitz (Walter Miller - 1959). Autore di questa chicca è una vecchia conoscenza di Anonima Scrittori, il vincitore di (r)esistenza 2009 Stefano Carbini.

La luce delle candele metteva in risalto il colore rosso della tonaca del gran sacerdote che procedeva con passo spedito lungo lo stretto corridoio del tempio, seguito da una danza di ombre proiettate sulle pareti. In fondo c’era il santa sanctorum, il luogo intorno al quale era stato costruito il tempio quasi tre secoli prima, quella che era stata l’abitazione del Pio Urbano, che Dio lo benedica.

Ormai non c’era più tempo per rimandare, doveva prendere una decisione. Erano mesi che questo pensiero lo tormentava, da quando Fratello Marcello gli aveva detto che sì, si poteva fare, si poteva mondare il tabernacolo di Santa Tera. Certo il rischio era enorme, si poteva distruggere tutto, tutto quanto il Pio Urbano, che Dio lo benedica, aveva raccolto in una vita di faticoso lavoro e che il Signore misericordioso aveva permesso che giungesse fino a loro.

Il gran sacerdote entrò di slancio nella cripta e si trovò di fronte Fratello Marcello che lo attendeva, in piedi, quasi tremante per la tensione. Dietro di lui l’altare occupava il centro della piccola stanza, mentre tutto intorno, lungo le pareti correvano ininterrotti gli scaffali di legno della libreria, ormai quasi vuoti. Una volta, così gli avevano detto, erano pieni zeppi di libri, ma la maggior parte di essi di contenuto inutile e a volte impuro; narravano di storie fantastiche, mitologiche, storie inventate di gente qualunque, ma anche di morte, di sesso, di politica, di storia. Il tempo aveva lentamente polverizzato la carta scadente di una gran quantità di volumi. Gli altri li avevano bruciati, direttamente lì, nel camino in fondo alla stanza. Mondare la biblioteca era stato un lavoro lungo, faticoso, ma in fondo semplice. Semplice decidere, semplice compierlo, e nessun pericolo di distruggere il bene prezioso che gli era stato tramandato. Per il tabernacolo invece…

Si avvicinò all’altare. Un novizio era seduto di fronte al pannello luminoso. Alzava lo sguardo, leggeva le parole, poi chinava la testa e meticolosamente le riportava con lo stilo sulla pergamena. Erano più di cento anni che quasi ininterrottamente, giorno e notte, un novizio stava lì davanti a ricopiare i testi che un sacerdote, stando attento ad evitare i contenuti impuri, sceglieva. Solo quando il tabernacolo diventava troppo caldo, il gran sacerdote decideva di spegnere l’altare, e nel tempio iniziava una settimana di preghiere affinché il Signore concedesse loro il riavvio.

Il gran sacerdote fissò il tabernacolo sul quale era scolpito il nome della Santa, con davanti l’antico simbolo dell’infinito. Quello era l’unico macchinario risalente al millennio precedente che ancora funzionava grazie all’energia del sole che veniva catturata sui tetti da grandi lastre blu come la notte. Questo sapeva, questo era stato tramandato con l’avvertimento che tutto ciò non sarebbe durato: un giorno l’altare si sarebbe spento e tutto il sapere all’interno del tabernacolo sarebbe andato perduto.

Perciò dovevano fare in fretta, il Signore aveva concesso loro fin troppo tempo. Dovevano copiare tutto lo scibile, ma evitando i testi impuri, le immagini, e questo li rallentava enormemente, senza contare tutti i fratelli che nel tempo erano stati corrotti da quei contenuti immondi.

– Allora, fratello Marcello, sei sicuro di quanto affermi?

– Sì, Gran Sacerdote. E’ nel tabernacolo che ho trovato la risposta. Si può eliminare tutto quello che non si desidera, scrivendo una sola parola e l’iniziale del nome della Santa.

Il gran sacerdote chiuse gli occhi, pregò e invocò in silenzio Dio, poi guardò il confratello e suo malgrado con un filo di voce, gli disse: – Procedi.

Fratello Marcello si avvicinò all’altare, si inginocchiò, sì segnò, poi estrasse la tavoletta e pigiò sulle lettere con l’indice, una alla volta, stando attento a riprodurre esattamente la parola. Poi, dopo essersi voltato a cercare conforto nel gran sacerdote, premette il tasto più grande e sullo schermo la scritta “format T:”, con uno scatto, si mosse una riga verso l’alto.

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