Anonima scrittori


#Masterpiece? Vi spiego io come si deve fare.

Categoria: Assaggi, suoni, visioni e letture, zaphod blog
Postato da: zaphod


[Massimiliano Lanzidei sulla prima puntata di Masterpiece, il talent-show di Rai3 dedicato alla scrittura.]

Intendiamoci, il rischio più grande – nel fare una trasmissione con i libri e la scrittura al centro – era quello di fare una trasmissione pesante, supponente e con la puzza sotto il naso.

Masterpiece in questo tranello, fortunatamente, non ci casca. Alla prova dei fatti questo è stato riconosciuto da tutti i commentatori della prima puntata. La scenografia, lo stile di regia, il commento sonoro, la conduzione e l’atteggiamento dei conduttori (coach e giuria) sono in linea con una produzione che ha l’ambizione di diventare un format esportabile anche all’estero. E già questo dovrebbe essere un motivo di vanto per gli ideatori del programma: creare una formula da vendere invece di andare a comprarne una preconfezionata dai soliti giganti del settore è differenza non da poco, e onore al merito di Fremantle Media e Rai3 che hanno mirato a questo risultato.

Lo hanno centrato? No, questo non si può dire. Però ci sono andati vicini. Ed è sempre possibile aggiustare la mira.

Per il momento è un talent-show che non mostra il talento, quindi – di fatto – non è quello che dice di essere. È un programma di qualche interesse per gli addetti ai lavori e per chi ha ambizioni di scrittura. Un po’ poco per aspettarsi un grande successo. Se guardo Italia’s got talent o Masterchef o X-Factor non voglio necessariamente diventare un giocoliere, un cuoco professionista o un cantante, ma rimango catturato dalla magia che questi artisti riescono a evocare davanti alla telecamera. Le prese in giro, le ruvidezze e le ruffianerie di giudici e conduttori sono espedienti per mettere in risalto le qualità dei protagonisti.

Non assaggio un piatto, lo fanno i giurati di Masterchef al posto mio, ma assisto alla sua preparazione, vedo il concorrente manipolare gli ingredienti, entro in empatia con lui e, per un attimo, nel suo mondo professionale. Quando i giudici picchiano, picchiano anche su di me, in qualche modo.

Se vedo un acrobata sfidare la forza di gravità su un palo rimango stupito e a bocca aperta; i commenti di Maria De Filippi e compagni sono solo il contorno di un’esibizione che si regge da sola. Anche quando prendono in giro un’evidente inetto, io dell’inettitudine ho potuto rendermi conto perché l’ho vista all’opera su quel palco.

Mastepiece no. Questa cosa me la mostra – in parte – solo nella seconda metà del programma. La prima è di una noia mortale in cui si buttano i protagonisti davanti a dei giurati che hanno già deciso della loro sorte e gli spiattellano in faccia il loro verdetto dopo avergli fatto raccontare la loro storia. Non il romanzo che hanno scritto, si badi bene, ma proprio la loro storia di vita. Le loro esistenze vengono raffigurate in maniera eccessiva e ridondante, per cui una pippa diventa una scelta di vita e un turno in fabbrica una gabbia da cui fuggire a ogni costo, mentre ci stanno centinaia di migliaia di persone che farebbero la fila per entrarci.

Eppure il materiale per far vedere la magia ci dovrebbe essere. Ci deve essere. Hanno selezionato 72 persone su cinquemila. L’esperienza insegna che su quei numeri non puoi non lavorare anche su materiale di qualità. La prova la si ha andandosi a leggere il resoconto su Linkiesta di Daniel Agami, uno degli eliminati della prima giornata, che dimostra che le cose le sa raccontare, che evidentemente a quella prima puntata non ci è arrivato per sbaglio e che, magari, un pizzico di talento ce l’ha pure lui, solo che non ce lo hanno fatto vedere.

La prima parte è imperniata sulla giuria: Giancarlo De Cataldo, Taye Selasi e Andrea De Carlo. Ci sono solo i tre giurati. Loro hanno letto i testi e li commentano davanti al candidato. Lui non può fare niente a parte il rendersi simpatico, interessante o pietoso e sperare di influenzare un giudizio che però, evidentemente, è già stato dato. Si fa tutto a beneficio di telecamera per riempire un buco, e si sente: spesso i concorrenti tentano di essere simpatici, interessanti e pietosi contemporaneamente, e l’interesse scema.

In tutto questo gioco spicca un grande assente. È Massimo Coppola, il coach, il tutor dicono i credits del programma. Quello che dovrebbe accompagnare gli autori in questa loro corsa a eliminazione verso la pubblicazione.

Ma come sarebbe a dire? Verrebbe da far notare agli ideatori del programma. Tu hai a disposizione il direttore editoriale di Isbn e volto televisivo di Mtv, uno laureato in filosofia che mastica televisione da sempre ed è abituato a trattare tutti i giorni con gli autori e lo metti a recitare il ruolo di Belen? Gli fai accompagnare i concorrenti alla porta dell’esame, gli fai dare loro una pacca sulla spalla e glieli fai lasciare lì, nella gabbia dei leoni, per restare dietro la porta a sentire le urla del massacro?

È uno spreco. Assurdo e inspiegabile, perché non lo devi neanche andare a cercare, ce lo hai già lì, gli hai ritagliato il ruolo perfetto, ma non lo fai giocare. Hai Zidane e gli fai fare il raccattapalle. È lui che deve entrare nell’arena, come si fa a non capirlo? È lui che deve dare il sangue per i suoi cuccioli. Li deve accompagnare davanti alla giuria, presentarli, fargli magari anche dire due cose, ma poi li deve far sedere in un angolo. Ed è lui che si deve mettere lì, davanti a quelle belve di giudici perché è lui l’avvocato difensore di quei romanzi che la redazione della trasmissione ha selezionato.

Ma come? Ci siamo fatti un mazzo per scegliere 72 persone su cinquemila e poi tu ti permetti di dirmi che quello che hai davanti è il più brutto libro che ti è capitato in mano? E chi le ha fatte le selezioni? Pippo, Pluto e Paperino? È lui, è Massimo Coppola che deve difendere le scelte della redazione, illustrarle, motivarle e far vedere la magia che pure ci deve essere in quei testi, non può non esserci. Deve far venire voglia a me, responsabile dell’Anonima Scrittori, di scrivere una mail a te – che ti hanno eliminato da Masterpiece ma che pure mi sei piaciuto – per chiederti se ti va di scrivere qualcosa per il mio sito. Perché magari 100.000 copie con Bompiani non li vali, ma una seconda possibilità con una casa editrice più piccola o diversa te la meriti.

No, niente di tutto questo. Sei una pippa, vattene a casa e passiamo ad altro. E il bello è che non mi hanno neanche spiegato perché sei una pippa, non l’ho visto, me l’hanno detto e mi devo fidare.

Ma allora iniziate direttamente dalla seconda parte, no?

Nella seconda parte c’è la prova di scrittura, lì ho la possibilità di sbirciare qualcosa e infatti funziona. Lì mi accorgo per davvero che i concorrenti sono in effetti pippe e se quelli erano i migliori della serata figuriamoci gli altri. Pure lì, sulla prova di scrittura magari qualcosa ci sarebbe da dire, ma andiamo oltre.

Alla fine i due selezionati si giocano la possibilità in un minuto. Raccontare la loro opera in ascensore a Elisabetta Sgarbi sperando di convincerla favorevolmente. Conoscendo l’ambiente non fatico a credere che a Elisabetta Sgarbi nella realtà sia difficile far passare una settimana senza incappare in una situazione del genere, quindi il test è perfetto. È la ricostruzione precisa della trafila cui alcuni si sottopongono per avere un riscontro sulla propria opera. Effetto realtà che però svanisce subito dopo. Come sottolineato da un tweet di Enrica Crivello in diretta, Sgarbi smonta tutta l’architettura rivelando che ha letto tutti e due i libri. La sua valutazione prescinde da quei minuti in ascensore. Sarebbe stato molto meglio che lei scendesse dall’ascensore prendesse i manoscritti, li soppesasse, li sfogliasse distrattamente, leggendo l’incipit e qualche altro passo a caso per poi riunirsi con giurati e coach per decidere il più meritevole. Così come succede in un qualsiasi processo decisionale di quel livello. Ti incontro in ascensore, per un qualche motivo mi sei simpatico e non ti mando a quel paese, butto un’occhiata al tuo manoscritto e lo passo a qualche collaboratore che lo guardi in maniera più approfondita. Poi ne discutiamo. E decidiamo.

Messa così invece noi spettatori non assistiamo a una selezione per la seconda parte del programma, quella che andrà in onda da febbraio, quella vera, in cui ci si giocherà la possibilità di pubblicare con Bompiani, ma abbiamo l’impressione di sorbire una minestra riscaldata che ha il sapore della selezione.

Ed è vero che stiamo cercando un libro da pubblicare in centomila copie che magari speriamo di vendere, ma anche di fare una trasmissione che possa essere vista e goduta da una platea televisiva adulta e smaliziata. Gli ingredienti ci stanno, le capacità pure, è il caso di impegnarsi un po’ di più, suvvia.

Non vorrete mica essere eliminati prima della seconda fase?

4 Responses to “#Masterpiece? Vi spiego io come si deve fare.”

  1. FernandoBassoli Says:

    Per me è sempre sorprendente vedere come tutti o quasi gli esordienti parlino di sé e della propria vita nell’opera prima. Siamo veramente innamorati della punta del nostro naso. un popolo di scrittori, ma anche di esauriti?

  2. zaphod Says:

    Be’, è pure vero che a scrivere di cose che non si conosce rischi la superficialità dello sguardo esterno o degli effetti anche esilaranti…

    La cosa interessante è invece che di questo programma se ne parli con interesse anche all’estero. La settimana scorsa se ne è parlato sul NewYork Times e adesso in questo blog che fa anche una storia di esperimenti televisivi del genere, purtroppo falliti: http://accrispin.blogspot.it/2013/11/masterpiece-reality-show-for-authors.html

  3. Woltaired Says:

    Il nome, lo stile di presentazione dei giudici nella sigla, il loro stesso modo di porsi, la scenografia, sono tutte cose già viste, scopiazzature da Masterchef. Autori originali dovrebbero inventarsi qualcosa di nuovo, non credo manchino le capacità, ma di sicuro difettano in coraggio. Uno di loro, Giovanni Robertini, a fine programma ha twittato: “Ci siamo divertiti a farlo”. Forse avrebbero dovuto divertirsi meno e impegnarsi di più, rischiare e non riscaldare il calderone dei casi umani.

  4. zaphod Says:

    Qui un articolo dettagliato su Masterpiece che ci hanno segnalato su Facebook: http://www.datshit.it/2013/11/18/masterpiece-la-crisi-delleditoria-formato-tv/

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