Pubblichiamo un intervento in due parti (la prima - per gentile concessione di Blumagazine che ringraziamo - è stata già ripresa da alcuni quotidiani, la seconda scaturisce da una discussione del nostro forum) di Antonio Pennacchi su architettura, arte, soprintendenze e beni culturali.
1 - Latina, il liberty, gli architetti e le soprintendenze.
C’era una volta in corso della Repubblica – a neanche cento metri da piazza del Popolo, in pienissimo centro – una palazzina di tre piani più negozi dove una volta c’era il Bar del Corso. Costruita negli anni Cinquanta era catalogabile – secondo i più avveduti canoni storiografici – come “edificio di fondazione”. Il suo prospetto era in pulito stile moderno-razionalista, fatto solo di linee dritte ed angoli retti. Non c’era una curva, un ghirigoro, una decorazione. Una città che si sciacqua tutti i giorni la bocca con l’architettura del Novecento e la retorica delle città di fondazione, avrebbe dovuto tutelarlo. E tutelarsi essa stessa, tutelando esso edificio. Non è che ci voglia l’Unesco per capirlo.
Adesso invece lo hanno restaurato, ma gli è venuta la balzana idea non solo di giocare coi colori, ma anche di disegnare a rilievo, sugli intonaci, degli archi finti e dei cerchietti postmoderni. ...