Anonima scrittori


Trattoria Rosellini (ep. 5)

Categoria: Assaggi, suoni, visioni e letture, Novella a puntate
Postato da: Torquemada

[Ritorna anche la Trattoria Rosellini, la novella a puntate scritta da Marco Berrettini. Se qualcuno l'avesse dimenticato: TRATTORIA ROSELLINI si legge nero su giallo in caratteri desueti e sotto, in piccolo, aggiunto a mano con la pennellessa del trenta, BAR e BOCCE. Siamo alla quarta puntata della novella scritta da Marco Berrettini. Le vicende della trattoria sembrano susseguirsi senza che nessuno avverta lo scorrere del tempo e il cambiare delle epoche]

Sul bancone due bicchieri in vetro spesso attendono, anche oggi, Mario e Donato. La porta si apre e loro entrano con le giacchette di tela azzurra sulla testa seguiti da Talib, un collega algerino con il quale da qualche settimana fanno trio.
Fuori sta piovigginando, ma c’è ancora abbastanza caldo per l’insalata di pasta. Xevera e Mioara sfrecciano tra i tavoli, Pinuccio ondeggia dietro il bancone, apre un Campari soda e lo beve in un sol sorso, poi rutta e sghignazza lanciando un’occhiata di verifica verso la cucina.
«Maiale!» grida la Rosa «perché questa mattina eri in Centrale, se no usavo te per i mondeghili!»
Rizzo le orecchie e lascio il pane con il quale stavo raccogliendo l’olio nella fondina, l’acquolina richiede un sorso di rosso.
«Brava sciura Rosa, era un pezzo che non li preparava.»
I mondeghili sono delle polpette fatte con la carne di manzo avanzata dal brodo del giorno prima, si trita e si arrichisce l’impasto con salsiccia e mortadella di fegato, mollica bagnata nel latte, grana, uova, aglio e noce moscata. Si formano delle polpette che si passano nel pangrattato e poi si schiacciano e si friggono nel burro.
La Rosa un giorno mi ha raccontato che lei mette anche un amaretto nell’impasto, dice che sua nonna le ha insegnato così, ma non è una notizia pubblica, è il segreto dello chef.
«Non raccontarlo ai quattro venti Bortolo che se no ti metto l’olio di ricino nella minestra» mi minacciò.
«Talib, tu li mangi i mondeghili?» chiede Xevera mentre serve il tavolo a fianco.
«Certo.»
«Guarda che c’è carne di maiale.»
«Sono musulmano perché nato in Algeria, ma non sono praticante. Come voi che siete cattolici perché nati in Italia, battezzati, cresimati, ma poi andate in Chiesa solo a Natale, ai matrimoni e ai funerali e non digiunate il venerdì e nemmeno mangiate più di magro.>>
«Beh, qualcuno sì.»
«Beh, tra noi qualcuno no. Io, per esempio. Ti dirò di più, i mondeghili esistono grazie a noi arabi  che insegnammo agli spagnoli a friggere sfere di carne tritata, al-bunduc, che ora voi chiamate albondigas. Durante la dominazione spagnola, nel sedicesimo secolo, da allievi diventaste maestri e insegnaste ai milanesi ciò che avevate imparato da noi. Trita oggi, trita domani, aggiungi un uovo, togli la cipolla, gratta il formaggio ed ecco qui i mondeghili.»
Tailb è laureato in storia europea ed inoltre, la sera, frequenta una scuola alberghiera.
«Ussignùr, sta’ a vedè che adess la traturia l’è diventada un ristorante etnico. Vardì ca va radupi el conto, né?»
«No, no, signora Rosa, non si preoccupi, questa è una vera trattoria milanese, si figuri e i suoi sono i mondeghili migliori della città.»
«Allora per te razione doppia.»
«Shukran, signora Rosa.»
Tento di vantare qualche avo arabo anch’io per ottenere il bis, ma Xevera mi ha già messo la macedonia sul tavolo, la guardo in cagnesco, lei mi sorride. Quasi quasi la preferivo i primi giorni quando mi ringhiava contro.
Caffè corretto e conto, lascio una sambuca pagata per Ernesto ed esco a fumare.
Non piove più, l’asfalto caldo ha già dissolto le pozzanghere, l’aria profuma di settembre, l’insegna della trattoria avrebbe bisogno di una rinfrescata così come il mio alito, prendo lo spazzolino e il dentifricio in cabina e rientro, vado in bagno e striglio ben bene le gengive. La porta della trurca si apre e compare Gisella.
«Guarda chi si vede.»
Con la bocca insaponata biascico qualche scusa che nemmeno io comprendo, ho perso il suo numero, è vero, ma avrei potuto rintracciarla sul lavoro o lasciarle un messaggio qui in trattoria, invece non l’ho fatto. Non lo so, mi mette in imbarazzo questa donna. Non che non sia stata una bella serata quella passata con lei a luglio, ma non ho provato il folle desiderio di un’altra notte con lei.
«Scusami se non ti ho più chiamato, ma sono stata presa col lavoro e con le amiche. Ricordi? Stavamo decidendo dove andare ad agosto e alla fine abbiamo scelto Minorca. È stata una vacanza fantastica, tre settimane di follie.»
Termino le abluzioni e, intanto, mi è montata dentro la gelosia, forse più che altro invidia visto che non mi sono mosso da casa. Non so che dire, propongo un aperitivo così mi può raccontare tutto nel dettaglio, sorride felice.
Mi sono fatto fregare anche questa volta.

One Response to “Trattoria Rosellini (ep. 5)”

  1. big one Says:

    riciclare il bollito e farne delle polpette è anche un’usanza romana.
    da noi però non si arricchisce l’impasto con salsiccia nè, tantomeno, con mortadella di fegato.
    per il resto le ricette sono simili e a me è venuta voglia di provare la versione milanese…
    mi hai fregato anche questa volta.

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