La vediamo uscire dalla sala d'aspetto di una stazione qualunque, con la camminata rigida, tipica di chi è disperato. Sotto l'ombrello, quella donna sembra quasi rimbalzare sull'asfalto, il passo scompagnato con il resto del corpo, il capo tra le spalle strette, a guardare in giù, il busto curvo in avanti. Te, che con gli altri tizi nella sala d'aspetto attendi che smetta di piovere, non puoi fare a meno di chiederti come faccia ad andare avanti. Il fattaccio del boschetto: nel boschetto un mese fa è accaduto qualcosa di terribile, che ti toglie il fiato. Per giorni ne hanno parlato tutti: media, carta stampata. Una disgrazia hanno detto, lo hanno detto in tutte le salse. Poi il silenzio, il nulla, un'angoscia che prende allo stomaco e devi annaspare come un sub a pelo d'acqua per prendere aria, respirare, cercare di dare un senso alle cose.
Perdere un figlio, così, ti manda al manicomio. Un figlio. Ci pensate? Come si fa a stare senza un figlio? Mentre rimugini, vedi anche gli altri fissarsi su quel passo, su quella giovane donna che mestamente s'allontana sotto la pioggia. Tutti a pensare la stessa cosa. A pensare a quella poveraccia, a come farà ad andare ...