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Cooo… me? - Luca Saraceno

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Cooo… me? - Luca Saraceno

Vieni amore, vieni. Non aver paura delle mie braccia. Non ti faranno del male. Stanne certa. Come potrei, come… ….   Coo…ome diavolo si chiamava?! Amir. No. Abdel?…mmhmm… Con quel suo accento arabo-de-nojantri. Una-sigaretta-dopo-un-bicchierozzo-di-vino-dopo-du-tiri-de-canna-dopo-un-goccetto-di-grappa-dopo-una-sigaretta…e così via iterando. Non ricordo. Nel chiacchericcio isotropo e stazionario dei 5-metriquadrati-5 ovvero 100-metricubi-100 di fumo alias ristorante, più non ricordo le grida del plastico “VIETATO FUMARE” crocefisso sulla parete giallina alla mia sinistra: se stesse disperatamente invocando un qualsivoglia  colpo di grazia ovvero continuasse inascoltato a ripetere a destra e manca qualcosa del tipo: "Aò! Cché me stai a' pijà per culo? Aò! Cché me stai a cojonà? Aò! ...". Ricordo. Lui, barcollare sapientemente tra i tavoli: un attimo prima sussurrare ad alta voce nel tuo orecchio un innocente “ammore mio, quanto-ssei-bela” per poi fissare qualcuno o qualcosa di assolutamente inesistente dalle parti della cucina ed urlare parole a noi incomprensibili anche da sobri, frasi che si sarebbero trasmutate di lì a poco in altro cous-cous, altro felafel, in altro vino rosso. Ma non è stato il vino, giurammo e spergiurammo in seguito più volte. Ricordo. La tua bocca. Non fu colpa del vino rosso di Muhammad-ammorebelo-Mustafa se quella notte i nostri cappotti presero il colore dei muri di Testaccio. "Tranquilli, l'accompagno io. Nessun disturbo. E' di strada per ...