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Fermata d’autobus - Gloria Virginia Togni

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Fermata d’autobus - Gloria Virginia Togni

“Scusi, è già passato il 12?” “Non lo so, sono appena arrivato anche io” “Sa dirmi a che ora passa?” “No, ma guardi, lì c’è appeso l’orario, quindi può vederlo da sè” “Ci guarderebbe lei, per favore? Son senza occhiali” “Uhm... certo. Vediamo... passa alle 15,47” “E adesso che ore sono?” “Le 15,33” “Cavoli... quanto manca?” “Se la matematica non è un’opinione, dovrebbero mancare 14 minuti” “Così tanto?” “Non li ho decisi io, gli orari” “Speriamo non sia in ritardo...” “Già” “Ma lei è molto che aspetta?” “No, come le dicevo, sono appena arrivato” “Non può essere appena arrivato, scusi. Era già qui quando sono appena arrivato io” “Allora sono arrivato da un paio di minuti...” “E non ha visto passare il 12?” “No, non l’ho visto, altrimenti avrei corso per prenderlo al volo” “Ma lei ci vede bene?” “Benissimo, perché?” “Perché magari non l’ha visto e l’ha perso anche lei” “A prescindere che un pullman è difficile non vederlo anche per un miope, ma foss’anche l’avessi perso non vedo quale sia il problema” “Non ha fretta?” “No” “Strano” “Perché?” “Perché al giorno d’oggi hanno tutti fretta. Come mai lei no?” “Perché faccio le cose con un certo anticipo, quindi non ho bisogno di scapicollarmi” “Quindi lei sapeva che il 12 passava alle 15,47” “Più o meno sì” “E allora perché più o meno ha dovuto guardare l’orario quando gliel’ho chiesto?” “Perché volevo ...