Anonima scrittori


Unica certezza, l’illusione di sapere - Mario Bucci

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Postato da: zaphod

Arriverà il giorno, quel giorno, quando toglierò il cellophane dalla mia sedia a dondolo – o sarà una poltrona, non ho ancora deciso – e la posizionerò davanti alla vetrata del terrazzo per guardare senza ostacoli il mare – o un paesaggio di montagna, non ho ancora deciso. Mancherà poco al tramonto – o all’alba, neanche questo ho ancora deciso – e dopo aver messo sul piatto dello stereo “Kind of Blue” di Miles Davis – o sarà “Giant Step” di Coltrane, non ho ancora deciso – mi siederò a guardare oltre la vetrata, in compagnia della musica e del fidato pacchetto di sigarette – o forse avrò smesso di fumare, chi lo sa – e mi abbandonerò, lascerò scorrere dentro di me il film della mia vita – o saranno immagini, foto, come posso saperlo ora.

Sarò uno spettatore attento, non ostacolerò i ricordi, ma lascerò che essi si facciano avanti nella sequenza che hanno stabilito, per un fine che non voglio conoscere. Sarò attento perché non voglio perdere neanche un fotogramma, un particolare, un’emozione: lascerò che esse scorrano dentro di me liberamente, senza resistenze.

I primi a venirmi incontro saranno di sicuro gli amici con i quali sono cresciuto, ho diviso i momenti più divertenti della giovinezza, le risposte alle prime domande, le sfide al mondo dei grandi, le partite a pallone, il banco di scuola, i primi lenti a luce soffusa. Poi si affolleranno intorno a me tutti gli altri, gli amici da adulto e i parenti, e di ognuno ricorderò un episodio, una frase, un tempo; ricorderò come li avrò visti dissolversi nel tempo, come vapore, svanire, figure che diventano indistinte e insignificanti se non fosse per l’amarezza che rimane.

Immagino che, inevitabilmente,  alla già numerosa compagnia si uniranno, a questo punto, gli amori che mi hanno attraversato. Quello che credevo per tutta la vita, uno che poteva essere per tutta la vita, un altro che arrivò nel momento sbagliato. Amori che hanno tolto, portato via qualcosa, altri che hanno aggiunto, arricchito. Svaniti nel nulla, alcuni.

A questo punto la stanza sarà affollata, per la prima volta li avrò con me tutti insieme, e sicuramente sarà un’emozione forte vederli, riconoscerli, ricordarli.

Sarà un momento di una smisurata commozione e trepidazione e di sicuro coglierò l’occasione, irripetibile e impareggiabile,  per un globale, generale, complessivo e liberatorio

VAFFANCULO!

Arriverà quel giorno, il sole tramonterà – o sarà l’alba a lasciare posto al giorno, non ho ancora deciso – Davis o Coltrane avranno finito di suonare e allora sentirò i rumori e le voci provenire dalla cucina: le voci, di grandi e di piccoli, che mi piacerebbe sentire, quelle che ho amato, che amo e che saranno rimaste ad amarmi.

Oppure sentirò il silenzio della casa, non ho ancora deciso.

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