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Non mi piace la minestra riscaldata - Nicoletta Berliri

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Postato da: zaphod

I seggiolini dei calcinculo giacciono appassiti nella foschia invernale. Come fiori carichi di rugiada non hanno forza e voglia di rialzare la testa; attendono l’estate e il sole del mattino sufficiente ad asciugarli già dalle prime ore dell’alba.

Oggi la cassa è chiusa e disadorna nella spoglia banalità del bianco accecante che la rende simile ad un box ospedaliero; tra qualche mese, invece, assumerà l’aspetto di una cassa continua affollata da gente ansiosa di divertirsi, costi quel che costi.

Sono qua, in piedi a prendermi il vento e l’umidità senza tenere conto che, dopo una certa età, è meglio astenersi dal sottoporre il fisico a tali prove. Il mio corpo, tuttavia, sembra insensibile agli stimoli; solo i miei occhi osservano svolgendo la consueta attività. Guardano attentamente con la memoria degli eventi, esaminano il passato forti dell’esperienza pregressa di questi luoghi familiari, abituali.

Mi vedo volare con te ridendo entrambi felici del nostro coraggio; ci inseguiamo, l’uno dietro l’altra, sulla giostra che gira nell’aria estiva rovente. Quante volte abbiamo girato… ed io mi voltavo a guardare il tuo viso, per cercare di cogliere al volo un pensiero: se mi amavi davvero.

Scendere dalla giostra ubriachi, i brividi addosso, camminare ondeggiando ancora per qualche passo e il desiderio indecente di non voler recuperare la normalità. Le anche che strusciano coperte appena dai vestiti estivi, il calore dei corpi eccitati, l’emozione palpitante del cuore, l’affanno carico di smania repressa. E finire col fare all’amore.

 

- Giorgio mi ha detto di averti vista, così son venuto a parlarti. –

Mi tocca la spalla, la sua mano mi scuote ancora.

- Non abbiamo niente da dirci, quello che è stato è stato. Non mi piace la minestra riscaldata. –

Mento consapevole di fingere un disinteresse che non provo; è l’orgoglio ferito che parla per me. Ho deciso, mi volto serena, lo fisso negli occhi: è il passato, è passato.

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